Italia. Ministero Salute verso il no a banche private del cordone?
L'Italia continuera' a proibire l'apertura di banche private per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale per uso proprio. Ma non e' esclusa la possibilta' di utilizzare banche pubbliche per le mamme che vorranno conservare il cordone dopo il parto, per poterne usufruire a scopo terapeutico. Una opportunita' che viene pero' rinviata nel tempo e demandata ad un apposito provvedimento ministeriale. Sarebbero questi gli orientamenti-a quanto si apprende- della Commissione del ministero della Salute sulle cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, riunita lo scorso 20 aprile a Roma.
L'organismo ministeriale, costituito il 20 febbraio scorso, e' stato chiamato ad elaborare una proposta in materia di banche per le staminali da cordone, in vista della scadenza, prevista per il 9 maggio, dell'ordinanza ministeriale che, finora, ha proibito nel nostro Paese l'istituzione di banche per la conservazione del cordone in strutture sanitarie private, anche accreditate. La Commissione, durante il suo lavoro, ha dovuto fare i conti con la domanda, sempre piu' crescente, di cittadini italiani che hanno chiesto il nullaosta al ministero della Salute per esportare in banche estere campioni di sangue placentare. Sarebbero state, infatti, 1500 nel 2006 le autorizzazioni concesse. La stessa Commissione ha riconosciuto che la diffusione di notizie sulle potenzialita' terapeutiche di queste cellule, sta alimentando molte aspettative di cura e dunque cio' potrebbe favorire speculazioni. Da qui la necessita' di fissare regole e paletti che possano conciliare da un lato la difesa della donazione e conservazione pubblica e gratuita, e dall'altra la costante richiesta di 'mettere da parte', per uso personale, una possibile arma terapeutica. Le conclusioni della Commissione, dunque, sembrerebbero orientate ad un compromesso: resta fermo il divieto per le banche private ma si apre la possibilita' della conservazione autologa.
TURCO, ENTRO MAGGIO DECISIONE SU BANCA CORDONE - 'Entro maggio' il governo decidera' se mantenere il decreto Sirchia che vieta la donazione definita dagli esperti 'autologica', cioe' per uso terapeutico personale, del cordone ombelicale (e quindi vieta banche in cui conservare le proprie cellule staminali), oppure toglierlo.
Il ministro della Salute Livia Turco, in visita a Milano, lo ha spiegato sottolineando pero' che 'e' un tema delicato su cui occorre fare un'informazione precisa'.
Per questo motivo, il ministero ha messo al lavoro una commissione tecnica 'con esperti di altissimo livello', la commissione prevista dalla legge sul sangue. E in piu' c'e' il lavoro gia' avviato del Centro Nazionale Trapianti.
'Vogliamo che gli italiani abbiano le informazioni giuste che vengano tutelati e che non siano alla merce' di nessun venditore di sogni. Quando ci sono temi rilevantissimi per la vita delle persone su cui si rischia stia prevalendo una cattiva informazione, nel senso che si possono dare illusioni non scientificamente fondate, e' meglio che il governo si faccia consigliare dai massimi esperti'.
ESPERTI DIVISI IN ATTESA MINISTERO - In vista della scadenza del 9 maggio e in attesa di un pronunciamento del ministero, da una parte ci sono medici e associazioni che chiedono di rendere possibile anche in Italia la nascita di 'banche private' per la conservazione del cordone, dall'altra vari specialisti, a partire dall'ex ministro della salute Girolamo Sirchia, che bocciano l'idea. La pratica di conservare le staminali da cordone in banche all'estero, in modo che le stesse cellule siano pronte per essere utilizzate in caso di malattia del nascituro, si e' diffusa soprattutto tra i 'nomi noti'. In Italia cio' e' vietato, tranne che in casi eccezionali: e' infatti possibile conservare il sangue da cordone nel caso di consanguineo con patologia in atto, in strutture pubbliche e gratuitamente 'previa presentazione di motivata documentazione'. In altri termini, non si puo' mettere in banca il cordone per se stessi o per i propri figli, a meno che un fratellino del nascituro non sia gia' affetto da una malattia curabile solo con le staminali presenti nel cordone stesso, che viene pero' messo a disposizione dell'intera comunita'. Chi volesse comunque conservare il sangue da cordone in strutture private all'estero, oggi puo' farlo a proprie spese ma previa autorizzazione del ministero della salute. Ribadisce il 'no' all'eventualita' di banche private, affermando che si tratterebbe solo di una 'operazione commerciale', l'ex ministro Sirchia: 'Solo una persona su 20.000 potrebbe mai aver bisogno del proprio cordone in caso di malattia, a fronte di costi enormi che tale pratica di conservazione richiederebbe. Se l'orientamento del ministero fosse quello di rendere possibile tale conservazione solo in centri pubblici si tratterebbe di uno spreco di denaro per seguire l'onda della pressione pubblica'.
A favore dell'istituzione delle banche private si schiera invece Donatella Poretti della Rosa nel pugno, che ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Secondo l'agenzia AdnKronos il ministero della Salute si starebbe orientando per perpetuare il divieto di conservazione autologa in banche private del sangue del cordone ombelicale. L'apposita commissione costituita il 20 febbraio scorso, in vista della scadenza del 9 maggio dell'attuale ordinanza ministeriale, starebbe pero' valutando l'opportunita' di consentire la conservazione autologa di queste staminali in banche pubbliche, mentre non si sa se come contraltare a questa "apertura" verra' vietata la conservazione all'estero.
Questa, quindi, sarebbe la risposta del ministro Livia Turco alle 1500 persone che nel 2006 sono state autorizzate a depositare il sangue cordonale in banche oltre i confini italiani. E questa sarebbe la risposta:
- ad una mia proposta di legge sottoscritta da altri 11 deputati di schieramenti trasversali;
- all'appello trasversale, con altre otto deputate, presentato al ministro lo scorso 3 aprile;
- alla commissione Affari Sociali che, in ambito di stesura del testo unificato sul parto, ha inserito un articolo che prevede la conservazione del cordone anche in strutture private;
- alla Direttiva Europea 2004/23/CE, da recepire nel nostro ordinamento entro agosto, in cui si stabilisce che le staminali del cordone non fanno parte del sangue e si sollecita la donazione autologa: relegandola alle sole strutture pubbliche -quasi inesistenti in Italia, oltre che inefficienti- di fatto si attua il contrario della direttiva; la recente notizia dei 500 cordoni ombelicali donati alla banca pubblica di Matera e gettati in maniera ancora da chiarire in ambito penale, valga da esempio.
Decisioni del genere, oltre ad evidenziare una politica e una cultura statalista fuori del tempo e dei bisogni, sarebbero anche dannose per i singoli e per la collettivita'. I primi perche' per avere un minimo di certezza e non vedersi, per esempio, un domani sequestrate le proprie staminali grazie ad una ennesima impennata statalista (destra e sinistra in materia si sono comportate nel medesimo modo, visto che l'ordinanza attuale e' del Governo Berlusconi). La collettivita' perche' vedrebbe sfumare una opportunita' di business che in ogni parte del mondo e' valutato lucroso e in crescita. Inoltre, dal punto di vista pratico, chi paghera' nelle banche pubbliche per questa conservazione autologa? Se sara' lo Stato, andra' contro ogni orientamento internazionale in materia. Se saranno i diretti interessati, non potremo non registrare un crollo delle conservazioni allogeniche: quale struttura sanitaria pubblica non privileggerebbe i soldi dei singoli rispetto alla spesa in perdita di chi fa la donazione altruistica?
Ma proprio oggi -per fortuna- nella Repubblica di San Marino, nel cuore della Romagna, il Bioscence Institute inaugura la sua banca privata in merito, per cui si potranno portare le proprie staminali cordonali anche li', oltre che Svizzera, Belgio, Usa etc... Di questo ne sono molto contenta ed auguro agli amici lungimiranti del Titano tutto il bene e tutto il business possibile, sperando che al ministero non vietino l'esportazione all'estero. Per conto mio, comunque, faro' loro da sponsor con un maggiore impegno in Parlamento perche' vengano sconfitti gli anacronistici e dannosi statalismi del nostro ministero, e fuori Montecitorio informando e sponsorizzandoli soprattutto col "Notiziario Cellule Staminali" dell'Aduc di cui sono responsabile".
DA ITALIA 1.350 RICHIESTE CONSERVAZIONE STAMINALI CORDONE ALL'ESTERO NEL 2006 - Ben 1.350 italiane, nel 2006, prima di partorire hanno fatto richiesta al ministero della Salute per conservare all'estero il loro cordone e utilizzare le staminali, se dovesse servire, per il piccolo o il resto della famiglia. Solo a dicembre le richieste hanno raggiunto quota 323.
Secondo i dati del Centro nazionale trapianti, nel 2006 l'85% (1.150) delle domande di conservazione all'estero del cordone si e' indirizzato sulla Swiss Stem Cells Bank di Lugano, il centro piu' vicino al confine. In Italia e' vietata la conservazione in banche private e l'uso autologo delle staminali da cordone.
La struttura di Lugano offre alle future mamme una sorta di servizio 'chiavi in mano': invio del kit di prelievo con le istruzioni per l'uso, imballaggio per la spedizione del sangue raccolto, trasporto del sangue prelevato dal centro nascita, test sul campione, trattamento di separazione delle staminali, congelamento e crioconservazione per 20 anni. E sempre piu' donne pensano a mettere in banca le staminali da cordone, convinte di stipulare una sorta di assicurazione biologica per il bimbo, per proteggerlo in futuro in caso di gravi malattie.
Alla Swiss Stem Bank Cells di Lugano si e' passati dalla fornitura di un kit di prelievo nel dicembre del 2005 a 145 nello stesso mese del 2006: le richieste arrivate alla 'banca' svizzera sono quindi aumentate del 145% in un anno. Crescita accentuata soprattutto nei mesi estivi, quando aumenta il numero di gravidanze: da aprile a settembre 2006 si e' passati da 22 a 125 richieste, +465%.
Il maggior numero arriva dalla Lombardia, con 540 richieste (il 47% del totale). Seguono Piemonte (106 in un anno), Veneto (95), Lazio (93 kit) ed Emilia Romagna (80). Unica eccezione al Sud la Campania (43). A volere la conservazione delle staminali da cordone sono soprattutto giovani donne (28-35 anni), con una cultura medio alta, che utilizzano per lavoro internet e spesso trovano le prime informazioni sulla Banca proprio online. Per lo piu' sono imprenditrici o manager e vivono in grandi citta'.
L'organismo ministeriale, costituito il 20 febbraio scorso, e' stato chiamato ad elaborare una proposta in materia di banche per le staminali da cordone, in vista della scadenza, prevista per il 9 maggio, dell'ordinanza ministeriale che, finora, ha proibito nel nostro Paese l'istituzione di banche per la conservazione del cordone in strutture sanitarie private, anche accreditate. La Commissione, durante il suo lavoro, ha dovuto fare i conti con la domanda, sempre piu' crescente, di cittadini italiani che hanno chiesto il nullaosta al ministero della Salute per esportare in banche estere campioni di sangue placentare. Sarebbero state, infatti, 1500 nel 2006 le autorizzazioni concesse. La stessa Commissione ha riconosciuto che la diffusione di notizie sulle potenzialita' terapeutiche di queste cellule, sta alimentando molte aspettative di cura e dunque cio' potrebbe favorire speculazioni. Da qui la necessita' di fissare regole e paletti che possano conciliare da un lato la difesa della donazione e conservazione pubblica e gratuita, e dall'altra la costante richiesta di 'mettere da parte', per uso personale, una possibile arma terapeutica. Le conclusioni della Commissione, dunque, sembrerebbero orientate ad un compromesso: resta fermo il divieto per le banche private ma si apre la possibilita' della conservazione autologa.
TURCO, ENTRO MAGGIO DECISIONE SU BANCA CORDONE - 'Entro maggio' il governo decidera' se mantenere il decreto Sirchia che vieta la donazione definita dagli esperti 'autologica', cioe' per uso terapeutico personale, del cordone ombelicale (e quindi vieta banche in cui conservare le proprie cellule staminali), oppure toglierlo.
Il ministro della Salute Livia Turco, in visita a Milano, lo ha spiegato sottolineando pero' che 'e' un tema delicato su cui occorre fare un'informazione precisa'.
Per questo motivo, il ministero ha messo al lavoro una commissione tecnica 'con esperti di altissimo livello', la commissione prevista dalla legge sul sangue. E in piu' c'e' il lavoro gia' avviato del Centro Nazionale Trapianti.
'Vogliamo che gli italiani abbiano le informazioni giuste che vengano tutelati e che non siano alla merce' di nessun venditore di sogni. Quando ci sono temi rilevantissimi per la vita delle persone su cui si rischia stia prevalendo una cattiva informazione, nel senso che si possono dare illusioni non scientificamente fondate, e' meglio che il governo si faccia consigliare dai massimi esperti'.
ESPERTI DIVISI IN ATTESA MINISTERO - In vista della scadenza del 9 maggio e in attesa di un pronunciamento del ministero, da una parte ci sono medici e associazioni che chiedono di rendere possibile anche in Italia la nascita di 'banche private' per la conservazione del cordone, dall'altra vari specialisti, a partire dall'ex ministro della salute Girolamo Sirchia, che bocciano l'idea. La pratica di conservare le staminali da cordone in banche all'estero, in modo che le stesse cellule siano pronte per essere utilizzate in caso di malattia del nascituro, si e' diffusa soprattutto tra i 'nomi noti'. In Italia cio' e' vietato, tranne che in casi eccezionali: e' infatti possibile conservare il sangue da cordone nel caso di consanguineo con patologia in atto, in strutture pubbliche e gratuitamente 'previa presentazione di motivata documentazione'. In altri termini, non si puo' mettere in banca il cordone per se stessi o per i propri figli, a meno che un fratellino del nascituro non sia gia' affetto da una malattia curabile solo con le staminali presenti nel cordone stesso, che viene pero' messo a disposizione dell'intera comunita'. Chi volesse comunque conservare il sangue da cordone in strutture private all'estero, oggi puo' farlo a proprie spese ma previa autorizzazione del ministero della salute. Ribadisce il 'no' all'eventualita' di banche private, affermando che si tratterebbe solo di una 'operazione commerciale', l'ex ministro Sirchia: 'Solo una persona su 20.000 potrebbe mai aver bisogno del proprio cordone in caso di malattia, a fronte di costi enormi che tale pratica di conservazione richiederebbe. Se l'orientamento del ministero fosse quello di rendere possibile tale conservazione solo in centri pubblici si tratterebbe di uno spreco di denaro per seguire l'onda della pressione pubblica'.
A favore dell'istituzione delle banche private si schiera invece Donatella Poretti della Rosa nel pugno, che ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Secondo l'agenzia AdnKronos il ministero della Salute si starebbe orientando per perpetuare il divieto di conservazione autologa in banche private del sangue del cordone ombelicale. L'apposita commissione costituita il 20 febbraio scorso, in vista della scadenza del 9 maggio dell'attuale ordinanza ministeriale, starebbe pero' valutando l'opportunita' di consentire la conservazione autologa di queste staminali in banche pubbliche, mentre non si sa se come contraltare a questa "apertura" verra' vietata la conservazione all'estero.
Questa, quindi, sarebbe la risposta del ministro Livia Turco alle 1500 persone che nel 2006 sono state autorizzate a depositare il sangue cordonale in banche oltre i confini italiani. E questa sarebbe la risposta:
- ad una mia proposta di legge sottoscritta da altri 11 deputati di schieramenti trasversali;
- all'appello trasversale, con altre otto deputate, presentato al ministro lo scorso 3 aprile;
- alla commissione Affari Sociali che, in ambito di stesura del testo unificato sul parto, ha inserito un articolo che prevede la conservazione del cordone anche in strutture private;
- alla Direttiva Europea 2004/23/CE, da recepire nel nostro ordinamento entro agosto, in cui si stabilisce che le staminali del cordone non fanno parte del sangue e si sollecita la donazione autologa: relegandola alle sole strutture pubbliche -quasi inesistenti in Italia, oltre che inefficienti- di fatto si attua il contrario della direttiva; la recente notizia dei 500 cordoni ombelicali donati alla banca pubblica di Matera e gettati in maniera ancora da chiarire in ambito penale, valga da esempio.
Decisioni del genere, oltre ad evidenziare una politica e una cultura statalista fuori del tempo e dei bisogni, sarebbero anche dannose per i singoli e per la collettivita'. I primi perche' per avere un minimo di certezza e non vedersi, per esempio, un domani sequestrate le proprie staminali grazie ad una ennesima impennata statalista (destra e sinistra in materia si sono comportate nel medesimo modo, visto che l'ordinanza attuale e' del Governo Berlusconi). La collettivita' perche' vedrebbe sfumare una opportunita' di business che in ogni parte del mondo e' valutato lucroso e in crescita. Inoltre, dal punto di vista pratico, chi paghera' nelle banche pubbliche per questa conservazione autologa? Se sara' lo Stato, andra' contro ogni orientamento internazionale in materia. Se saranno i diretti interessati, non potremo non registrare un crollo delle conservazioni allogeniche: quale struttura sanitaria pubblica non privileggerebbe i soldi dei singoli rispetto alla spesa in perdita di chi fa la donazione altruistica?
Ma proprio oggi -per fortuna- nella Repubblica di San Marino, nel cuore della Romagna, il Bioscence Institute inaugura la sua banca privata in merito, per cui si potranno portare le proprie staminali cordonali anche li', oltre che Svizzera, Belgio, Usa etc... Di questo ne sono molto contenta ed auguro agli amici lungimiranti del Titano tutto il bene e tutto il business possibile, sperando che al ministero non vietino l'esportazione all'estero. Per conto mio, comunque, faro' loro da sponsor con un maggiore impegno in Parlamento perche' vengano sconfitti gli anacronistici e dannosi statalismi del nostro ministero, e fuori Montecitorio informando e sponsorizzandoli soprattutto col "Notiziario Cellule Staminali" dell'Aduc di cui sono responsabile".
DA ITALIA 1.350 RICHIESTE CONSERVAZIONE STAMINALI CORDONE ALL'ESTERO NEL 2006 - Ben 1.350 italiane, nel 2006, prima di partorire hanno fatto richiesta al ministero della Salute per conservare all'estero il loro cordone e utilizzare le staminali, se dovesse servire, per il piccolo o il resto della famiglia. Solo a dicembre le richieste hanno raggiunto quota 323.
Secondo i dati del Centro nazionale trapianti, nel 2006 l'85% (1.150) delle domande di conservazione all'estero del cordone si e' indirizzato sulla Swiss Stem Cells Bank di Lugano, il centro piu' vicino al confine. In Italia e' vietata la conservazione in banche private e l'uso autologo delle staminali da cordone.
La struttura di Lugano offre alle future mamme una sorta di servizio 'chiavi in mano': invio del kit di prelievo con le istruzioni per l'uso, imballaggio per la spedizione del sangue raccolto, trasporto del sangue prelevato dal centro nascita, test sul campione, trattamento di separazione delle staminali, congelamento e crioconservazione per 20 anni. E sempre piu' donne pensano a mettere in banca le staminali da cordone, convinte di stipulare una sorta di assicurazione biologica per il bimbo, per proteggerlo in futuro in caso di gravi malattie.
Alla Swiss Stem Bank Cells di Lugano si e' passati dalla fornitura di un kit di prelievo nel dicembre del 2005 a 145 nello stesso mese del 2006: le richieste arrivate alla 'banca' svizzera sono quindi aumentate del 145% in un anno. Crescita accentuata soprattutto nei mesi estivi, quando aumenta il numero di gravidanze: da aprile a settembre 2006 si e' passati da 22 a 125 richieste, +465%.
Il maggior numero arriva dalla Lombardia, con 540 richieste (il 47% del totale). Seguono Piemonte (106 in un anno), Veneto (95), Lazio (93 kit) ed Emilia Romagna (80). Unica eccezione al Sud la Campania (43). A volere la conservazione delle staminali da cordone sono soprattutto giovani donne (28-35 anni), con una cultura medio alta, che utilizzano per lavoro internet e spesso trovano le prime informazioni sulla Banca proprio online. Per lo piu' sono imprenditrici o manager e vivono in grandi citta'.
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