Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Sulla rivista Grazia confronto tra Veronesi e Dell'Olio sulle cellule staminali

U.E. - ITALIA
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Il dibattito sulle cellule staminali vedra', sul numero di Grazia in edicola dall'8 giugno, i pareri opposti di Umberto Veronesi, che propone di fare la sperimentazione sugli embrioni conservati, su quelli degli aborti, e Anselma Dell'Olio, scrittrice, secondo cui "Gli embrioni li produciamo noi e quando nascono sono figli".
In particolare Veronesi -anticipa la rivista- spiega che in un rapporto messo a punto da un gruppo di studiosi "le staminali embrionali sono state indicate come quelle che assicurerebbero piu' possibilita' di successo in campo terapeutico", e aggiunge: "Non intendo dire che bisogna produrre embrioni umani per 'sacrificarli' alla ricerca, ma si potrebbero utilizzare per esempio le cellule provenienti dagli aborti spontanei. O magari quei 30 mila embrioni attualmente congelati e conservati, frutto delle fecondazioni assistite fatte negli anni scorsi in Italia. In ogni caso va precisato che la ricerca sulle staminali embrionali potrebbe non portare a risultati immediati, potrebbe richiedere almeno 5-10 anni e magari non raggiungere l'obiettivo prefissato". Una strada che, secondo l'oncologo, e' "l'unica per evitare il rischio che centinaia di pazienti italiani vadano nei Paesi dove e' possibile sperimentare nuove cure".
Di parere opposto e' Anselma Dell'Olio, che al medico risponde: "Si e' discusso per mesi sulla legittimita' della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, vietata dalla legge 40. Il ritiro della firma italiana alla dichiarazione etica europea (che vieta la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali) da parte del ministro Mussi, allo scopo di sbloccare i finanziamenti europei per gli esperimenti sugli embrioni umani, e' uno schiaffo a una legge che si voleva abrogare e che gli italiani non hanno voluto abrogare".
La scrittrice aggiunge inoltre che gli embrioni umani li produciamo noi donne, e quando nascono si chiamano figli. Pur spergiurando di non volerli produrre per poi sacrificarli alla ricerca in realta' i ricercatori affamati di fondi vogliono proprio questo: un illimitato accesso alla 'materia embrionale' e ai fondi disponibili. Se si accetta il principio che l'inizio della vita e' privo di valore perche' fermarsi agli embrioni sovrannumerari? Il passo successivo puo' essere la totale liberalizzazione della loro produzione, che avviene attraverso il bombardamento ormonale delle donne e il commercio degli ovuli, con tutti i pericoli per la salute che questo comporta".
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