Venerdì 12 giugno 2026
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Malata Sla rifiuta tracheotomia per nutrizione artificiale, costretta a munirsi di assistenza legale

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Ha sessant'anni, gli ultimi quindici li ha trascorsi nel letto di una casa di cura di Mesagne, nel brindisino, perche' affetta da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Ora per la gravita delle sue condizioni e' stata trasferita nell'ospedale 'Perrino' di Brindisi, dove i medici le hanno suggerito di sottoporsi in tempi brevi a un intervento di tracheotomia, ma sia i suoi familiari sia lei stessa, che e' ancora in grado di farsi intendere, rifiutano e chiedono che questa loro decisione sia rispettata, fino alle estreme conseguenze. La vicenda e' raccontata nell'edizione di ieri del quotidiano 'Senzacolonne'.
La famiglia appare determinata a seguire la propria strada.
Ha nominato un medico legale e chiede che la decisione venga rispettata e che non siano prese dai medici iniziative che contrastino con la loro volonta' e - pare - anche con quella della paziente.
La Sla e' una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che non altera tuttavia le funzioni cognitive e sensoriali. Porta a una lenta e irreversibile perdita della capacita' di deglutizione, dell'articolazione della parola e del controllo dei muscoli, con paralisi di quelli respiratori, che porta alla necessita' di una ventilazione assistita.
La donna ricoverata da alcuni giorni a Brindisi e' ora nella fase della malattia in cui la respirazione deve essere pilotata.
In Rianimazione l'hanno intubata e collegata a una macchina che le consente di ossigenarsi. Una forma di terapia irreversibile: in ogni caso la donna non potra' piu' tornare a respirare normalmente. Per di piu', non potendo rimanere per lungo tempo collegata alle macchine, i medici - seguendo il protocollo - hanno proposto alla donna e alla sua famiglia un intervento di routine da eseguire in sala operatoria: l'inserimento definitivo di una cannula direttamente nella trachea. L'intervento le consentirebbe di essere assistita a domicilio, collegata attraverso la cannula a una bombola d'ossigeno.
In Rianimazione i medici hanno caldeggiato l'intervento in quanto non si tratta di un malato terminale e anzi - dicono - allo stato la donna potrebbe avere una prospettiva di vita di alcuni anni. Ma la risposta della famiglia e' stata negativa.
Una decisione che avrebbe come conseguenza indiretta e inevitabile la morte. Sempre secondo i medici, dal momento in cui la paziente e' stata intubata si hanno al massimo una quindicina di giorni per poter praticare la tracheotomia.
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