Le motivazioni della Consulta sul caso Englaro
I Provvedimenti della cassazione come della Corte di Appello di Milano sul caso Englaro sono stati di stretta natura giurisdizionale senza in nulla comprimere il diritto del Parlamento di disciplinare la materia per legge, anche sullo stesso caso Englaro che non è concluso: un diritto-dovere di Camera e Senato che resta del tutto impregiudicato dopo le decisioni della Magistratura, Di contro, vanno evitati pericolosi precedenti per cui i ricorsi del Parlamento alla Consulta finiscano per diventare strumenti del legislatore per contrastare sentenze della Magistratura non condivise perchè ció raporesenterebbe un grado in piú di giudizio a disposizione del Parlmento, non previsto dalla Costituzione.
E' con queste motivazioni, depositate a palazzo della Consulta già ieri sera, che la Corte Costituzionale ha dichiarato - con l'ordinanza 344 del 2008- l'inamissibilità dei ricorsi di Camera e Senato per conflitto di attribuzioni con la Magistratura (cassazione e Corte di Appello di Milano) sul caso Englaro, dopo l'ok delle toghe a interrompere le cure, come richiesto dal padre della ragazza in coma vegetativo da 16 anni.
La Consulta, dopo aver riunito perchè identici i ricorsi di Camera e Senato votati nel luglio scorso dal Parlamento, ha ritenuto non essere ammissibile il conflitto per mancanza dei presupposti necessari. Che ci sarebbero stati se le decisioni della Magistratura avessero sconfinato lo stretto ambito del provvedimento giudiziale chiesto dalla famiglia di Eluana Englaro, stabilendo principi giuridici generali come fanno le leggi. Ma cosí, secondo la Consulta, non è stato. Cosi' come i provvedimenti decisi dai giudici sul caso Englaro in nulla limitano la facoltà del Parlamento di disciplinare con legge la materia.
"Per costante giurisprudenza di questa Corte - ricorda la Consulta nell'ordinanza di questa sera- , l'ammissibilità di un conflitto avente ad oggetto atti giurisdizionali sussiste "solo quando sia contestata la riconducibilità della decisione o di statuizioni in essa contenute alla funzione giurisdizionale, o si lamenti il superamento dei limiti, che essa incontra nell'ordinamento a garanzia di altre attribuzioni costituzionali". Ma "questa Corte non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati - aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie - come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare".
Inoltre, "la medesima giurisprudenza - si legge ancora nell'ordinanza- afferma che un conflitto di attribuzione nei confronti di un atto giurisdizionale non puó ridursi alla prospettazione di un percorso logico-giuridico alternativo rispetto a quello censurato, giacch, il conflitto di attribuzione "non puó essere trasformato in un atipico mezzo di gravame avverso le pronunce dei giudici" mentre i ricorsi di Camera e Senato "pur escludendo di voler sindacare 'errores in iudicando' - scrive la Corte Costituzionale- in realtà avanzano molteplici critiche al modo in cui la cassazione ha selezionato ed utilizzato il materiale normativo rilevante per la decisione o a come lo ha interpretato". D'altra parte, la Corte fa notare come "la vicenda processuale che ha originato il giudizio non è ancora esaurita" e dunque "il Parlamento puó in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i fondamentali beni costituzionali coinvolti"
PADRE, ASPETTO CASSAZIONE MA PROCEDERO' CONTRO REGIONE - Secondo quanto riferito da uno dei suoi legali, Beppino Englaro, padre e tutore di Eluana, la donna in stato vegetativo permanente da 16 anni, ha detto ai giudici della Corte d'Appello di Milano, durante l'udienza di ieri, di riservarsi ogni azione possibile contro l'illegittima, a suo dire, decisione della Regione Lombardia di non mettere a disposizione una struttura sanitaria in cui interrompere i trattamenti sanitari che tengono in vita la figlia. Al sostituto procuratore generale Maria Antonietta Pezza che gli chiedeva di affermare esplicitamente, davanti ai giudici, di non voler porre fine alla vita di sua figlia "di sua volonta'" fino alla pronuncia della Corte di cassazione, Beppino avrebbe ribattuto che attendera' la pronuncia della Suprema Corte dal momento che la Regione non gli concede la possibilita' di fare altrimenti.
"Mi sembra una decisione responsabile". Cosi' l'assessore alla Famiglia e Solidarieta' Sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, commenta la notizia che il padre di Eluana Englaro si e' impegnato a non dare esecuzione al provvedimento che lo autorizza a interrompere il trattamento vitale alla figlia, fino a quando non ci sara' un pronunciamento definitivo sulla vicenda. "Non possiamo infatti che constatare che Eluana continua a vivere. Continua ad essere alimentata e accudita, da tanti anni, con affetto dalle suore Misericordine di Lecco. Mi auguro, che anche dal punto di vista giuridico, tutto cio' venga presto riconosciuto. La Regione Lombardia -ha concluso Boscagli- riconosce lo stato vegetativo come disabilta' grave; per questo ce ne facciamo carico. Vogliamo continuare a farci carico di Eluana, fino alla fine naturale della sua vita. Dico tutto cio' senza naturalmente voler minimamente disconoscere il terribile dramma di suo padre".
'La famiglia Englaro e' libera di esprimere il suo punto di vista e di ricorrere a un giudizio': l'assessore alla Sanita' della Lombardia, Luciano Bresciani, commenta cosi' l'annuncio, ieri dopo l'udienza della Corte d'appello, che Beppino Englaro, che da anni si batte per staccare i tubi dell'alimentazione alla figlia Eluana in stato vegetativo da 16 anni, si riserva di fare un'azione contro la Regione. Gia' nei giorni scorsi Franca Alessio, la curatrice speciale di Eluana, aveva parlato di un possibile esposto alla Procura dopo che la Regione Lombardia ha detto no alla sospensione dell'alimentazione da parte del personale sanitario. 'Non abbiamo normative di legge disponibili per eseguire il provvedimento - ha spiegato l'assessore - credo che questo sia un dibattito che deve fare il Parlamento'. E' d'accordo, Bresciani, con la decisione di Beppino Englaro di non attuare il provvedimento della Corte d'Appello che da' il via libera al distacco dei tubi fino a quando non ci sara' un procedimento definitivo. 'Come rappresentante delle istituzioni - ha aggiunto - ho piena fiducia nel giudizio che verra' e sono d'accordo nella decisione di non prendere un provvedimento, che non ha via di ritorno, prima che si arrivi al giudizio. Come medico so che abbiamo due missioni: migliorare lo stato di vita del paziente e/o allungare la vita stessa. Non ci sono elementi per altre azioni'.
Plauso dei Radicali allo stop della Consulta ai ricorsi del Parlamento contro la Magistratura sul caso Englaro. "La pretestuosità dei ricorsi che la maggioranza ha imposto al Senato e alla Camera sul caso Englaro - afferma la segretaria Antonella Casu- era nei fatti: la Corte Costituzionale ha dunque preso l`unica decisione che si poteva e doveva prendere. Pretestuoso era accusare la Corte di cassazione e la Corte d`Appello di Milano di "invasione di campo". Pretestuosa è stata l`iniziativa del ricorso alla Corte Costituzionale. In Parlamento ci sono proposte di legge, chiediamo che si discutano urgentemente rispettando la lettera e la sostanza dell`articolo 32 della Costituzione".
'La decisione della Corte Costituzionale crea un precedente inquietante': lo afferma la deputata dell'Unione di Centro Luisa Capitanio Santolini, responsabile centrista per la Famiglia e le Politiche Sociali, commentando la decisione sul caso di Eluana Englaro. 'Insinuare, seppur indirettamente, che i poteri dello Stato sanciti dalla Costituzione possano essere in qualche modo confusi e sovrapposti non e' un segnale positivo. Pur ribadendo la nostra fiducia negli organi giurisdizionali, come prima firmataria della raccolta di firme dei colleghi deputati, per sollevare il conflitto di attribuzione alla Camera, e' doveroso sottolineare come autorevoli esperti del diritto avessero ritenuto pienamente legittima la nostra iniziativa'. 'Nonostante tutto, ci auguriamo che questa decisione non fornisca un alibi contro i valori che sono alla base della nostra societa', primo dei quali la sacralita' della vita dal concepimento fino alla morte naturale' conclude Santolini.
'Dalla Corte Costituzionale e' arrivata una decisione pilatesca'. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. 'C'erano tutti i presupposti perche' il conflitto sollevato dal Parlamento nei confronti della cassazione sul caso di Eluana Englaro fosse dichiarato ammissibile e avesse accesso alla prova del giudizio di merito. Invece la Consulta ha preferito lavarsi le mani ed evitare di addentrarsi in una questione che tocca ambiti cosi' importanti della convivenza civile come la separazione tra i poteri dello Stato, l'inviolabilita' delle prerogative del legislatore e il passaggio dalla vita alla morte. Riteniamo che la politica abbia fatto bene a rivendicare le proprie prerogative e a difendere la sovranita' popolare da gravi invasioni di campo. Da questa sera - conclude Quagliariello - legiferare in Parlamento sulle problematiche legate alla fine della vita diventa ancora piu' urgente'.
"Quagliarello dimostra di avere scarso rispetto per le istituzioni ed una strana idea dei rispettivi compiti e prerogative. Le conclusioni del suo ragionamento negano il senso stesso delle critiche mosse alla Corte che si è limitata a ribadire il ruolo decidente del Parlamento sulla questione". Lo ha detto Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra del Pd. "Probabilmente, visto l'esito, i presupposti di cui parla Quagliarello contraddicono le sue stesse conclusioni - ha aggiunto -. La Corte Costituzionale ha applicato la legge e il conflitto di attribuzioni sollevato dal Parlamento si è dimostrato una forzatura. La politica deve svolgere il suo ruolo fino in fondo regolando un aspetto così delicato senza cercare ruoli di supplenza della magistratura".
La decisione della Corte Costituzionale, che ha respinto i ricorsi per conflitto di attribuzioni presentati da Camera e Senato sul caso di Eluana Englaro "mi pare molto importante dal punto di vista giuridico e ineccepibile": cosí la definisce Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia della ragazza in coma vegetativo da 16 anni e ordinario di diritto costituzionale all`Università di Milano. E' una decisione che "toglie finalmente dal campo della decisione, che attiene alla sfera dei diritti fondamentali, le ombre politiche che erano fuori luogo" ha aggiunto l'avvocato. "Ora la decisione resta al giudice, ed è affidata alla Corte di cassazione, che è il giudice naturale di queste questioni". I due rami del Parlamento, con voto separato, avevano sollevato alla Corte la questione di competenza contro le due decisioni che autorizzavano la fine delle cure mediche per la ragazza.
Benedetto Della Vedova, deputato Pdl e Presidente dei Riformatori Liberali si dice convinto che "il giudizio di inammissibilità della Corte Costituzionale sui ricorsi del Parlamento in merito al caso Englaro chiude, in modo chiaro, almeno una delle pagine di questa dolorosa vicenda". "Sono stato fra quanti - ricorda- hanno ritenuto, fin dall`inizio, che la Corte di cassazione e la Corte di Appello di Milano non avessero usurpato le prerogative del Parlamento, ma si fossero limitate e rispondere, sulla base dei principi dell`ordinamento, ad una richiesta di giustizia. Come allora ho peró giudicato utile che, a fronte dei rilievi delle Camere, il conflitto venisse sollevato, trovo ora utile che la Consulta vi abbia dato risposta". "Troverei altrettanto utile - aggiunge- che il Parlamento ne prendesse serenamente atto, disponendosi a discutere e ad approvare una proposta di legge sul tema del "fine vita", che, pur con tutta la prudenza necessaria, sia "per" e non "contro" il testamento biologico".
"Ancora una volta in questo Paese si sceglie la strada apparentemente piu' semplice, ma anche quella piu' sbagliata e pericolosa che e' quella di non decidere evitando cosi' di entrare nel merito di una importante questione e di sciogliere un nodo fondamentale: le leggi deve farle il Parlamento o un tribunale? Purtroppo la Corte sul caso di Eluana Englaro si gira dall'altra parte sulla scia di quella pessima pratica politica che preferisce non assumersi mai precise responsabilita'". Cosi' l'on. Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei Deputati, commenta la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i ricorsi di Camera e Senato sul caso Englaro.
Il costituzionalista Stefano Ceccanti senatore Pd e relatore di minoranza sui ricorsi del Parlamento alla Corte Costituzionale contro la Magistratura sula caso Englaro, auspica che lo stop della Consulta consenta che "il Parlamentoora segua la strada giusta della legge dopo che è fallita la strada sbagliata". "Come avevamo sostenuto con dovizia di argomenti giuridici - sottolinea Ceccanti- il Parlamento doveva rispondere ai seri problemi di fine vita non con l'iniziativa impropria di un conflitto di attribuzione, ma con l'assunzione in positivo del dovere di varare una legge equilibrata e condivisa. Se avessimo seguito sin dall'inizio quella strada anzich, procedere al conflitto, avremmo guadagnato del tempo prezioso". "Quando l'opposizione si schiera contro iniziative della maggioranza, come dimostra questo caso, non lo fa per motivi ostruzionistici, ma per arrivare a risultati per vie corrette e piú feconde", conclude.
'La sintesi della decisione della consulta su Eluana Englaro non e' soltanto che i giudici in Italia sono padroni della vita; e' anche che il Parlamento non puo' nemmeno mettere in discussione questa assurdita''. Lo ha detto il sottosegretario all'interno, Alfredo Mantovano. Una legge in materia, secondo Mantovano, 'dovra' necessariamente salvaguardare la vita umana, sottraendo questo potere alla magistratura'.
Soddisfazione dalla Vicepresidente Pd della Camera Rosy Bindi per lo stop della Consulta al ricorso del Parlamento contro la Magistratura sul caso Englaro. "La pronuncia della Corte Costituzionale - afferma Bindi- dimostra che avevamo ragione. I problemi seri si risolvono con la fatica di una ricerca comune e di una mediazione alta, e non con le scorciatoie e le strumentalizzazioni. Mi auguro che questa sentenza sproni il Parlamento a legiferare con serietà e quanto prima su un tema cosí drammatico come la fine della vita, e serva da lezione a chi ha cercato di umiliarlo presentando un ricorso di cui dovrebbe vergognarsi".
'Aspetto le motivazioni della Consulta, e' difficile valutare senza leggerle ma il problema c'e', resta, ed e' sempre piu' evidente. E' l'espansione dei giudici, la loro invasione di campo". Lo afferma in un'intervista a "La Repubblica" il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, commentando cosi' il no della Corte Costituzionale della richiesta del Parlamento di sollevare conflitto di attribuzione sul caso di Eluana Englaro. "Il Parlamento -dice il sottosegretario- deve riprendere le sue prerogative. Adesso stiamo lavorando per fare una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento in base all'articolo 32 della Costituzione che parla di liberta' di cura e non di diritto di morire'.
Non si meraviglia il senatore Francesco Cossiga per la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione con la Corte di cassazione e la Corte d'Appello sollevato da camera e Senato. Cossiga, in riferimento alle "sentenze legislative adottate da questi due giudici in ordine al doloroso caso Eulana", scrive: "io l'avevo previsto e dichiarato nel mio intervento al Senato: primo perchè con l'aiuto di un giudice della Corte Costituzionale avevo esaminato la posizione politica e ideologica dei singoli giudici in carica ed ero stato confermato nella mia opinione che la stragrande maggioranza di essi è contraria non solo alla maggioranza ma alle tesi cattoliche e di diritto naturale in materia di famiglia, aborto, eutanasia ed oltre". "Secondo - continua l'ex Presidente della Repubblica - perch, non puó che condividere l'idea propria di molti giudici ordinari che in nome del senso comune della società, si possano con sentenze e ordinanze 'fare leggi' nel vuoto della legge o anche in sostituzione di leggi vigenti, come da tempo essa fa; terzo perch, essa deve sempre 'tenere il punto' contro il Parlamento. E' da tempo - conclude Cossiga - che, nella linea della 'Bicamerale D'Alema' vado sostenendo la necessità di 'tipizzare' le sentenze e le ordinanze della Corte, voltando pagina rispetto alla prassi introdotta durante la presidenza Elia"
"E' una follia subordinare la liberta' di cura alla discrezionalita' politica. La decisione della Consulta non puo' divenire il pretesto per un attacco al principio del consenso informato". Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova, deputato Pdl e presidente dei Riformatori Liberali. "Il Parlamento, dopo avere contestato l'invasione di campo della magistratura, non puo' invadere il campo della liberta' di cura e del rapporto esclusivo tra medici e pazienti. Subordinare il paziente al medico e la liberta' terapeutica alla discrezionalita' politica non sarebbe una prova di prudenza, ma di follia normativa". "Questo - proprio questo - avverrebbe se, nel discutere le diverse proposte di legge sul 'fine vita', il Parlamento alla fine stabilisse, come propone il sottosegretario Roccella, che i malati hanno diritto a esprimere o a rifiutare il proprio consenso alle cure, ma che la loro volonta' non puo' essere fatta valere quanto riguardi alcuni trattamenti (come l'idratazione o alimentazione artificiale) o, in generale, quando il rifiuto del consenso comporti o possa comportare la morte del paziente".
'La sovranita' non appartiene (piu') al popolo. La stringata ordinanza con cui la Corte Costituzionale ha rifiutato di prendere in esame i ricorsi proposti dal Parlamento avverso la sentenza della Corte di cassazione sul doloroso 'caso Eluana' costituisce una importante e grave occasione perduta per la democrazia italiana e per la Corte Costituzionale stessa'. E' quanto afferma il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, sottolineando che 'la Corte, smentendo proprie procedenti pronunce, non ha osato esercitare, nei confronti di un atto giudiziario, i poteri che le sono attribuiti dalla Costituzione e quindi ha avallato una deriva pan-giustizialista che sottrae spazi ed autonomia ai poteri legislativo ed amministrativo, ed in ultima analisi al Popolo sovrano'. 'Viene cosi' spezzato il sistema costituzionale secondo cui le scelte di fondo (in primis quella relativa alla vita) spettano al Popolo attraverso l'elezione del Parlamento. La giurisdizione, applicando, in piena autonomia, le leggi votate dal Parlamento, dovrebbe dar corpo e sostanza a scelte compiute dal Popolo, e non 'in proprio' dalla corporazione giudiziaria. Le scelte della Costituzione -rileva Mantovano- vengono ora capovolte: e' la giurisdizione a decidere, senza alcun mandato ne' controllo democratico, sui temi della vita e della morte'. 'Duole constatare -conclude Mantovano- che nella visione avallata dalla Corte Costituzionale l'esito delle elezioni politiche incide, sui temi fondamentali del vivere civile, meno dell'esito del concorso di accesso alla magistratura'.
"La sentenza della Corte Costituzionale, che rappresenta una clamorosa quanto inedita sconfitta inferta al Parlamento, e' il risultato inevitabile dell'ostinazione e del furore ideologico con il quale la gran parte delle forze politiche hanno costretto Camera e Senato ha sollevare un inesistente conflitto di attribuzione, gettandole allo sbaraglio". Lo dichiara Silvana Mura, deputata di Idv: "Ci auguriamo ora- prosegue- che questa salutare lezione, che solo l'Italia dei valori ha cercato di evitare concretamente votando contro il ricorso, possa essere utile per far approvare finalmente in tempi rapidi una legge sul testamento biologico, per colmare un vuoto normativo ormai assolutamente insostenibile".
La pronuncia della Corte Costituzionale 'dimostra che il Pd aveva ragione nel definire inammissibile il voto del Parlamento sul conflitto di attribuzione'. Lo sostiene la deputata del Pd Lucia Codurelli. 'Questa pronuncia - afferma Codurelli in una nota - serva a chi ha tentato in modo strumentale di piegare la Camera a fini propagandistici. Adesso e' ancora piu' doveroso dimostrare la volonta' per legiferare con serieta' su un tema cosi' drammatico come la fine della vita'. Questa vicenda, conclude, 'serva da lezione a chi ha cercato di umiliare le Camera presentando un ricorso sulla vicenda Englaro. Ancora una volta esprimo tutta la mia vicinanza alla famiglia'.
'L'ordinanza della corte dimostra il buon lavoro dell'Opposizione in Parlamento'. Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che interviene sul no della corte di cassazione al ricorso di Camera e Senato sul caso di Eluana Englaro. Secondo Ceccanti, l'ordinanza con cui la Corte ha respinto il ricorso di Camera e Senato riprende le 'argomentazioni chiave con cui l'opposizione del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori aveva motivato il proprio dissenso'. 'Cio' dimostra - osserva il senatore democratico - che sono sbagliati i giudizi disfattisti sull'operato dell'opposizione in Parlamento: pur se di norma essa e' destinata a soccombere nei numeri, il nostro ordinamento contiene in se' alcuni elementi di correzione contro gli errori delle maggioranze che un lavoro serio puo' far attivare. Il fatto che la Corte abbia risolto, come ampiamente previsto, la questione in poche righe e in poche ore rispetto a tutto il tempo che la maggioranza ha fatto perdere alle Commissioni parlamentari e all'Aula, dimostra altresi' l'intento strumentale con cui la questione era stata posta e chi sia davvero interessato a un Parlamento che decide in modo efficiente'.
"La pronuncia della Corte Costituzionale dimostra che il Pd aveva ragione nel definire inammissibile il voto del Parlamento sul conflitto di attribuzione". Lo dice Lucia Codurelli, deputata del Pd. "Questa pronuncia serva a chi ha tentato in modo strumentale di piegare la Camera a fini propagandistici - prosegue Codurelli -. Adesso è ancora più doveroso dimostrare la volontà per legiferare con serietà su un tema così drammatico come la fine della vita. Questa vicenda serva da lezione a chi ha cercato di umiliare le Camera presentando un ricorso sulla vicenda Englaro. Ancora una volta esprimo tutta la mia vicinanza alla famiglia".
La sentenza della Corte costituzionale sul caso di Eluana Englaro dà una "ulteriore accelerazione" all'iter legislativo sulle 'dichiarazioni anticipate di trattamento': lo sostiene il relatore dei disegni di legge in discussione alla commissione Igiene e sanità del Senato, Raffaele Calabró (Pdl). Tra chi parla di 'testamento biologico' e chi di 'fine vita', l'esponente di maggioranza preferisce la terminologia 'dichiarazioni anticipate di trattamento' impiegata nella maggior parte dei ddl. "La sentenza della Consulta dà un'ulteriore accellerata a qualcosa che già stava camminando su un binario veloce", spiega Calabró ad Apcom. Ad agosto, ricorda, il Senato approvó un ordine del giorno con il quale il Partito democratico chiedeva di approvare in tempi brevi una legge in materia. "Ora passiamo da un Eurostar a un Tav". Dopo la fine della pausa estiva e l'incardinamento degli otto disegni di legge, la commissione procederà ora ad alcune audizioni che completeranno quelle già realizzate nella scorsa legislatura. Poi inizierà la discussione. Dopo il passaggio in Aula, il testo dovrà passare alla Camera e, in caso di modifiche, sarà necessario un ulteriore passaggio in Senato. "Mi auguro che non ci siano meccanismi che ritardino la procedura", spiega Calabró. E' possibile arrivare ad una legge entro fine anno? "Due mesi mi sembrano un po' stretti, ma ben venga". Il relatore si dice "molto amareggiato" della sentenza della Consulta di ieri sera. "Ritengo che su una problematica come questa, che ha valenza giuridica e etica, non si puó espropriare il Parlamento", afferma. Inoltre, aggiunge, "una scelta di vita o di morte non si puó affidare a terzi, come la magistratura, tanto meno se si basa la valutazione solo su semplici testimonianze e non su carte certe come una dichiarazione scritta". Per Calabró, le 'dichiarazioni anticipate di trattamento' devono avere "valore legale" e "rappresentare chiaramente la volontà del paziente", anche se si devono inserire nella "alleanza terapeutica tra paziente e medico". "Non si puó immaginare che la scelta del paziente sia assoluta", spiega. Su un altro tema controverso, se considerare o meno l'idratazione e l'alimentazione una cura che puó essere sospesa, i disegni di legge depositati offrono versioni molto disparate. Quel che è certo, per Calabró, è che "il testo dovrà essere chiaro. Se rimane generico e vago ci spossono essere interpretazioni, da parte del singolo medico, del parente o del fiduciario, o, in caso di contenzioso, da parte del magistrato".
'Spero proprio che la sentenza della Corte Costituzionale non dia la linea alla Corte di cassazione, che sara' chiamata a decidere sulla sorte di Eluana Englaro il prossimo 11 novembre'. Lo sostiene la senatrice del Pdl Laura Bianconi. 'Sono molto triste - commenta Bianconi in una nota - per la sorte di Eluana, quella di ieri assomiglia a una sentenza di morte definitiva. E mi impensierisce nel merito e nel metodo, che permette una vera e propria invasione di campo da parte della magistratura non solo su chi ha la competenza costituzionale di porre in essere una legge, ma anche dimostrando scarsa sensibilita' nella tutela del rapporto privato tra medico e paziente'. La senatrice si dice anche preoccupata per alcuni disegni di legge presentati in commissione Sanita' e che 'aprirebbero la porta all'eutanasia'. Sul tema del fine vita, conclude Bianconi, 'non possiamo continuare a pensare che una legge in materia e' quello che vuole la maggioranza degli italiani; non e' cosi', come dimostrano anche tantissimi pazienti gravemente malati, ad esempio di SLA, e che vogliono continuare a vivere'.(
I "trucchi" e gli "imbrogli" hanno "gambe cortissime": lo afferma Federico Palomba, deputato IdV, a commento della sentenza della Consulta sul caso di Eluana Englaro. "Svolgendo a nome di Italia dei Valori la dichiarazione di voto contraria al conflitto di attribuzione tra Parlamento e magistratura, lo avevo definito tristemente strumentale, abnorme e pilatesco, perch, attribuiva ai giudici la responsabilità di avere deciso, come era loro stretto dovere, in una materia su cui il Parlamento aveva la colpa di non aver legiferato", prosegue Palomba in un comunicato. "La Corte costituzionale - prosegue - dichiarando brutalmente addirittura inammissibile il conflitto, ha dato piena ragione a IdV, rimasta sola a votare contro e a svelare l'inganno, e torto marcio a tutti gli altri, ad iniziare dal Pdl, che ha in maniera irresponsabile strumentalizzato la dolorosa vicenda di Eluana. IdV ha espresso e conferma umana e piena solidarietà. E difende la vita. Ma respinge le indegne strumentalizzazioni politiche di valori cosí alti".
"Davanti alla vicenda di Eluana, la giovane donna di Lecco qualificata dalla cassazione come 'persona vivente a pieno titolo', non morente, uguale in dignita' ad ogni altra persona, il sentimento che tutti ci accomuna e' l'inquietudine". E' quanto spiega Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita a proposito della recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i ricorsi presentati dal Senato e dalla Camera. Per Carlo Casini, "e' solo con questa inquietudine che si puo' spiegare la tormentata vicenda giudiziaria nella quale nessun giudice ha voluto condannare a morte la donna e tutti hanno cercato di sfuggire alla propria responsabilita'. E' sempre l'inquietudine che spiega anche il tentativo del Parlamento italiano di impedirne la morte sollevando il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta, con un disperato quanto prevedibilmente inutile ricorso. Ma le dolorose nebbie dell'inquietudine devono ora essere risolte facendo irrompere senza riserve la luce della dignita' umana, che per definizione non consente di distinguere tra vite umane degne o non degne di vivere, che determina l'assoluta indisponibilita' della vita umana, propria o altrui. Una luce che deve illuminare i magistrati e la societa' nel suo insieme. Tutti, prima o poi, possiamo trovarci nelle condizioni di Eluana o in altre simili. Percio' la questione riguarda tutti noi". Ecco allora che "solo la prospettiva della dignita' umana potra' salvare la vita di Eluana attraverso la nuova decisione della Corte di cassazione. Ma sara' anche preciso compito del Parlamento chiudere gli eccessivi spazi di ambiguita' e discrezionalita' entro i quali hanno dovuto finora muoversi i giudici" Carlo Casini annuncia che, "come contributo ad una soluzione veramente umana della vicenda", il Movimento per la vita presentera' nei prossimi giorni ai giudici della cassazione e ai parlamentari uno studio dal titolo "Eluana: una legge per tutti noi. Perche' no al testamento biologico".
Dopo la 'bocciatura' delle mozioni parlamentari contro la sentenza della corte d'appello di Milano sul caso di Eluana Englaro, da parte della Corte Costituzionale, ora il Parlamento colga l'occasione per legiferare sul fine vita in base ai progressi della scienza. Questo l'invito del senatore-chirurgo del Pd Ignazio Marino, che ha depositato in Commissione Igiene e sanita' di palazzo Madama un disegno di legge sul testamento biologico. "Ora la sfida che abbiamo di fronte - spiega in una nota - e' quella di adeguare la legislazione ai progressi scientifici degli ultimi decenni. Mi auguro che il Parlamento si assuma la responsabilita' di colmare questo vuoto normativo, attraverso una legge che tenga conto delle conoscenze e delle indicazioni di medici e scienziati". Per Marino, infatti, "sollevare il conflitto di attribuzione in merito alla sentenza dei giudici di Milano non aveva senso: la Corte Costituzionale ha dimostrato che il partito democratico aveva ragione". E le responsabilita' politiche, per il chirurgo prestato alla politica, non finiscono qui. "La maggioranza - continua Marino - ha fatto perdere tempo al Parlamento per discutere di argomenti pretestuosi e privi di fondamento. Hanno rallentato la discussione perche' non volevano una legge sul testamento biologico; solo ora il Pdl, incalzato da medici, magistrati e cittadini, si e' reso conto della necessita' di colmare il grave vuoto legislativo del nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che e' urgente da 25 anni: l'Italia, come spesso accade - rileva il senatore del Pd - e' in netto ritardo rispetto alle altre nazioni occidentali, e il Governo se ne accorge soltanto adesso".
"Il verdetto della Consulta e' un non verdetto. Si e' preferito bocciare i ricorsi di Camera e Senato, lasciando quindi un potere illimitato di scelta sulla vita delle persone ai giudici". Questo il commento di Mariella Bocciardo (Pdl), membro della commissione Affari sociali e della commissione parlamentare per l'Infanzia. "Il Parlamento aveva l'obbligo morale - prosegue - di porre al centro del dibattito politico questo tema. La Consulta, invece, ha deciso diversamente evitando di entrare nel merito. Un atteggiamento pilatesco che non posso condividere. Resta inaccettabile, a mio avviso, lasciare tutto questo potere decisionale ai giudici senza che il Parlamento possa intervenire. L'unica cosa che resta da fare - conclude Bocciardo - e' legiferare con tempestivita' su questa drammatica questione per non lasciare all'inesistente istituto del testamento biologico, presunto da persone terze, la possibilita' di vita o di morte su casi quali quello di Eluana Englaro".
'Il senatore Marino parla in consapevole malafede. Dove sarebbe il vuoto legislativo sul caso Englaro?'. E' quanto chiede Raffaello Vignali del Pdl. 'La Costituzione e il codice penale in vigore - sostiene Vignali - vietano l'omicidio, anche quello di Stato, e l'eutanasia attiva e passiva. Il vuoto legislativo non c'e' proprio. I fatti sono chiari: su Eluana e' stata pronunciata una sentenza di morte su ipotetiche volonta' che la legge non ammette. E i suoi propugnatori nichilisti e tardogiacobini sono solo dei lugubri cantori decadenti della cultura della morte'.
"La decisione di ieri della Corte Costituzionale incoraggia l'invasione di campo di una certa magistratura antivita che si vuole sostituire al Parlamento. Oltre a rinnovare la condanna a morte di Eluana, e' stato messo all'angolo il legislatore". Lo afferma il deputato dell'Unione di Centro Luca Volonte'. "Da parte del Parlamento- aggiunge- occorrono interventi chiari e tali da riportare la magistratura italiana nell'alveo delle proprie competenze e sanzionare, se necessario, quei magistrati che violano la separazione dei poteri previsti dalla Costituzione repubblicana".
'Con la decisione assunta dalla Corte Costituzionale sul caso Englaro si apre una fase delicata nella quale il Parlamento dovra' necessariamente intervenire per evitare che la vita, che rimane comunque un bene da difendere e indisponibile alla volonta' di chi pensa di poterla gestire quasi fosse un prodotto, possa subire violazioni di qualsiasi tipo'. Lo afferma Maurizio Lupi, vice presidente Pdl della Camera dei deputati. 'Il caso Englaro -ggiunge- apre evidentemente un dibattito che certo non ci puo' lasciare indifferenti. Non possiamo infatti accettare che pericolosi precedenti legislativi si trasformino in prassi. Poiche' -conclude- la Corte non e' voluta intervenire nel merito, tocchera' alla politica fissare i paletti che serviranno per tutelare ogni vita umana dal suo concepimento fino a morte naturale'.
'Due sentenze esemplari contro l'uso ideologico e strumentale di vicende, drammatiche, come nel caso Englaro, e legate alla sofferenza delle persone, come nel caso dell'aborto. Produce amarezza che il Parlamento debba farsi insegnare da altre autorita' il rispetto della Carta costituzionale e delle regole'. Lo dichiara Barbara Pollastrini, deputata del Partito democratico. 'Ora la responsabilita' - aggiunge - torna a noi come legislatori. Ma cresce in me la preoccupazione che possa averla vinta con gli attuali numeri del Parlamento un'ispirazione contraria ai principi costituzionali. Mi riferisco in particolare a quegli articoli della Carta che mettono in evidenza la responsabilita' e la liberta' delle persone proprio sul tema della salute. Anche per questo sostengo con convinzione la proposta del senatore Ignazio Marino che con altri colleghi ho ripresentato alla Camera. Stiamo parlando di qualcosa che dovrebbe vedere unito il Parlamento nel rispetto della dignita' delle persone'.
"Un mercoledi' nero per chi ama la vita". Cosi' l'Associazione Scienza & vita, che tutela la vita dal concepimento fino alla morte naturale, si esprime sulla decisione della Consulta che ha 'bocciato' le mozioni con cui i due rami del Parlamento si opponevano alla sentenza della Corte d'appello di Milano su Eluana Englaro. "Emerge infatti con grande chiarezza - rileva l'associazione di ispirazione cattolica - la scelta del giudice costituzionale che, nel dichiarare inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione sollevati da Senato e Camera, e pur precisando che le sentenze della cassazione e della Corte d'appello di Milano 'hanno efficacia solo per il caso di specie', in realta' mette in moto un meccanismo di concorrenza tra il Parlamento, che si troverebbe a dover legiferare in tutta fretta su un tema cruciale qual e' il fine vita, e la Corte di cassazione che gia' l'11 novembre si riunira' a sezioni unite per decidere se dare seguito all'interruzione dell'idratazione e alimentazione di Eluana". Da queste considerazioni Scienza & vita afferma di temere "per la sorte di Eluana, e per quanti in Italia versano nelle stesse condizioni e per quanti vi si potrebbero trovare: cioe' tutti noi. Se e' vero, infatti, che la decisione della Consulta esclude che le sentenze gia' emesse possano costituire 'meri schemi formali per esercitare funzioni di produzione normative' e' lampante che la strada aperta dal tutore di Eluana, e che ha trovato giudici consenzienti, avra' altri emulatori", sostiene l'associazione. "E soprattutto dara' fiato a quanti, anche nelle aule parlamentari, sostengono che esista un diritto a morire e che idratazione e alimentazione siano terapie mediche, e non sostegni vitali". Infine, Scienza & vita teme che "dopo la condanna a morte di Eluana per mano di un giudice, e l'offesa portata alla coscienza di quella parte maggioritaria dell'opinione pubblica alla quale ripugna questo esito nefasto, sara' ancor piu' difficile, per il Parlamento, costruire una legge di autentica tutela della vita umana. Soprattutto in presenza di una parte della magistratura italiana particolarmente aggressiva sui temi della vita e talvolta malata di onnipotenza".
E' con queste motivazioni, depositate a palazzo della Consulta già ieri sera, che la Corte Costituzionale ha dichiarato - con l'ordinanza 344 del 2008- l'inamissibilità dei ricorsi di Camera e Senato per conflitto di attribuzioni con la Magistratura (cassazione e Corte di Appello di Milano) sul caso Englaro, dopo l'ok delle toghe a interrompere le cure, come richiesto dal padre della ragazza in coma vegetativo da 16 anni.
La Consulta, dopo aver riunito perchè identici i ricorsi di Camera e Senato votati nel luglio scorso dal Parlamento, ha ritenuto non essere ammissibile il conflitto per mancanza dei presupposti necessari. Che ci sarebbero stati se le decisioni della Magistratura avessero sconfinato lo stretto ambito del provvedimento giudiziale chiesto dalla famiglia di Eluana Englaro, stabilendo principi giuridici generali come fanno le leggi. Ma cosí, secondo la Consulta, non è stato. Cosi' come i provvedimenti decisi dai giudici sul caso Englaro in nulla limitano la facoltà del Parlamento di disciplinare con legge la materia.
"Per costante giurisprudenza di questa Corte - ricorda la Consulta nell'ordinanza di questa sera- , l'ammissibilità di un conflitto avente ad oggetto atti giurisdizionali sussiste "solo quando sia contestata la riconducibilità della decisione o di statuizioni in essa contenute alla funzione giurisdizionale, o si lamenti il superamento dei limiti, che essa incontra nell'ordinamento a garanzia di altre attribuzioni costituzionali". Ma "questa Corte non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati - aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie - come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare".
Inoltre, "la medesima giurisprudenza - si legge ancora nell'ordinanza- afferma che un conflitto di attribuzione nei confronti di un atto giurisdizionale non puó ridursi alla prospettazione di un percorso logico-giuridico alternativo rispetto a quello censurato, giacch, il conflitto di attribuzione "non puó essere trasformato in un atipico mezzo di gravame avverso le pronunce dei giudici" mentre i ricorsi di Camera e Senato "pur escludendo di voler sindacare 'errores in iudicando' - scrive la Corte Costituzionale- in realtà avanzano molteplici critiche al modo in cui la cassazione ha selezionato ed utilizzato il materiale normativo rilevante per la decisione o a come lo ha interpretato". D'altra parte, la Corte fa notare come "la vicenda processuale che ha originato il giudizio non è ancora esaurita" e dunque "il Parlamento puó in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i fondamentali beni costituzionali coinvolti"
PADRE, ASPETTO CASSAZIONE MA PROCEDERO' CONTRO REGIONE - Secondo quanto riferito da uno dei suoi legali, Beppino Englaro, padre e tutore di Eluana, la donna in stato vegetativo permanente da 16 anni, ha detto ai giudici della Corte d'Appello di Milano, durante l'udienza di ieri, di riservarsi ogni azione possibile contro l'illegittima, a suo dire, decisione della Regione Lombardia di non mettere a disposizione una struttura sanitaria in cui interrompere i trattamenti sanitari che tengono in vita la figlia. Al sostituto procuratore generale Maria Antonietta Pezza che gli chiedeva di affermare esplicitamente, davanti ai giudici, di non voler porre fine alla vita di sua figlia "di sua volonta'" fino alla pronuncia della Corte di cassazione, Beppino avrebbe ribattuto che attendera' la pronuncia della Suprema Corte dal momento che la Regione non gli concede la possibilita' di fare altrimenti.
"Mi sembra una decisione responsabile". Cosi' l'assessore alla Famiglia e Solidarieta' Sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, commenta la notizia che il padre di Eluana Englaro si e' impegnato a non dare esecuzione al provvedimento che lo autorizza a interrompere il trattamento vitale alla figlia, fino a quando non ci sara' un pronunciamento definitivo sulla vicenda. "Non possiamo infatti che constatare che Eluana continua a vivere. Continua ad essere alimentata e accudita, da tanti anni, con affetto dalle suore Misericordine di Lecco. Mi auguro, che anche dal punto di vista giuridico, tutto cio' venga presto riconosciuto. La Regione Lombardia -ha concluso Boscagli- riconosce lo stato vegetativo come disabilta' grave; per questo ce ne facciamo carico. Vogliamo continuare a farci carico di Eluana, fino alla fine naturale della sua vita. Dico tutto cio' senza naturalmente voler minimamente disconoscere il terribile dramma di suo padre".
'La famiglia Englaro e' libera di esprimere il suo punto di vista e di ricorrere a un giudizio': l'assessore alla Sanita' della Lombardia, Luciano Bresciani, commenta cosi' l'annuncio, ieri dopo l'udienza della Corte d'appello, che Beppino Englaro, che da anni si batte per staccare i tubi dell'alimentazione alla figlia Eluana in stato vegetativo da 16 anni, si riserva di fare un'azione contro la Regione. Gia' nei giorni scorsi Franca Alessio, la curatrice speciale di Eluana, aveva parlato di un possibile esposto alla Procura dopo che la Regione Lombardia ha detto no alla sospensione dell'alimentazione da parte del personale sanitario. 'Non abbiamo normative di legge disponibili per eseguire il provvedimento - ha spiegato l'assessore - credo che questo sia un dibattito che deve fare il Parlamento'. E' d'accordo, Bresciani, con la decisione di Beppino Englaro di non attuare il provvedimento della Corte d'Appello che da' il via libera al distacco dei tubi fino a quando non ci sara' un procedimento definitivo. 'Come rappresentante delle istituzioni - ha aggiunto - ho piena fiducia nel giudizio che verra' e sono d'accordo nella decisione di non prendere un provvedimento, che non ha via di ritorno, prima che si arrivi al giudizio. Come medico so che abbiamo due missioni: migliorare lo stato di vita del paziente e/o allungare la vita stessa. Non ci sono elementi per altre azioni'.
Plauso dei Radicali allo stop della Consulta ai ricorsi del Parlamento contro la Magistratura sul caso Englaro. "La pretestuosità dei ricorsi che la maggioranza ha imposto al Senato e alla Camera sul caso Englaro - afferma la segretaria Antonella Casu- era nei fatti: la Corte Costituzionale ha dunque preso l`unica decisione che si poteva e doveva prendere. Pretestuoso era accusare la Corte di cassazione e la Corte d`Appello di Milano di "invasione di campo". Pretestuosa è stata l`iniziativa del ricorso alla Corte Costituzionale. In Parlamento ci sono proposte di legge, chiediamo che si discutano urgentemente rispettando la lettera e la sostanza dell`articolo 32 della Costituzione".
'La decisione della Corte Costituzionale crea un precedente inquietante': lo afferma la deputata dell'Unione di Centro Luisa Capitanio Santolini, responsabile centrista per la Famiglia e le Politiche Sociali, commentando la decisione sul caso di Eluana Englaro. 'Insinuare, seppur indirettamente, che i poteri dello Stato sanciti dalla Costituzione possano essere in qualche modo confusi e sovrapposti non e' un segnale positivo. Pur ribadendo la nostra fiducia negli organi giurisdizionali, come prima firmataria della raccolta di firme dei colleghi deputati, per sollevare il conflitto di attribuzione alla Camera, e' doveroso sottolineare come autorevoli esperti del diritto avessero ritenuto pienamente legittima la nostra iniziativa'. 'Nonostante tutto, ci auguriamo che questa decisione non fornisca un alibi contro i valori che sono alla base della nostra societa', primo dei quali la sacralita' della vita dal concepimento fino alla morte naturale' conclude Santolini.
'Dalla Corte Costituzionale e' arrivata una decisione pilatesca'. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. 'C'erano tutti i presupposti perche' il conflitto sollevato dal Parlamento nei confronti della cassazione sul caso di Eluana Englaro fosse dichiarato ammissibile e avesse accesso alla prova del giudizio di merito. Invece la Consulta ha preferito lavarsi le mani ed evitare di addentrarsi in una questione che tocca ambiti cosi' importanti della convivenza civile come la separazione tra i poteri dello Stato, l'inviolabilita' delle prerogative del legislatore e il passaggio dalla vita alla morte. Riteniamo che la politica abbia fatto bene a rivendicare le proprie prerogative e a difendere la sovranita' popolare da gravi invasioni di campo. Da questa sera - conclude Quagliariello - legiferare in Parlamento sulle problematiche legate alla fine della vita diventa ancora piu' urgente'.
"Quagliarello dimostra di avere scarso rispetto per le istituzioni ed una strana idea dei rispettivi compiti e prerogative. Le conclusioni del suo ragionamento negano il senso stesso delle critiche mosse alla Corte che si è limitata a ribadire il ruolo decidente del Parlamento sulla questione". Lo ha detto Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra del Pd. "Probabilmente, visto l'esito, i presupposti di cui parla Quagliarello contraddicono le sue stesse conclusioni - ha aggiunto -. La Corte Costituzionale ha applicato la legge e il conflitto di attribuzioni sollevato dal Parlamento si è dimostrato una forzatura. La politica deve svolgere il suo ruolo fino in fondo regolando un aspetto così delicato senza cercare ruoli di supplenza della magistratura".
La decisione della Corte Costituzionale, che ha respinto i ricorsi per conflitto di attribuzioni presentati da Camera e Senato sul caso di Eluana Englaro "mi pare molto importante dal punto di vista giuridico e ineccepibile": cosí la definisce Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia della ragazza in coma vegetativo da 16 anni e ordinario di diritto costituzionale all`Università di Milano. E' una decisione che "toglie finalmente dal campo della decisione, che attiene alla sfera dei diritti fondamentali, le ombre politiche che erano fuori luogo" ha aggiunto l'avvocato. "Ora la decisione resta al giudice, ed è affidata alla Corte di cassazione, che è il giudice naturale di queste questioni". I due rami del Parlamento, con voto separato, avevano sollevato alla Corte la questione di competenza contro le due decisioni che autorizzavano la fine delle cure mediche per la ragazza.
Benedetto Della Vedova, deputato Pdl e Presidente dei Riformatori Liberali si dice convinto che "il giudizio di inammissibilità della Corte Costituzionale sui ricorsi del Parlamento in merito al caso Englaro chiude, in modo chiaro, almeno una delle pagine di questa dolorosa vicenda". "Sono stato fra quanti - ricorda- hanno ritenuto, fin dall`inizio, che la Corte di cassazione e la Corte di Appello di Milano non avessero usurpato le prerogative del Parlamento, ma si fossero limitate e rispondere, sulla base dei principi dell`ordinamento, ad una richiesta di giustizia. Come allora ho peró giudicato utile che, a fronte dei rilievi delle Camere, il conflitto venisse sollevato, trovo ora utile che la Consulta vi abbia dato risposta". "Troverei altrettanto utile - aggiunge- che il Parlamento ne prendesse serenamente atto, disponendosi a discutere e ad approvare una proposta di legge sul tema del "fine vita", che, pur con tutta la prudenza necessaria, sia "per" e non "contro" il testamento biologico".
"Ancora una volta in questo Paese si sceglie la strada apparentemente piu' semplice, ma anche quella piu' sbagliata e pericolosa che e' quella di non decidere evitando cosi' di entrare nel merito di una importante questione e di sciogliere un nodo fondamentale: le leggi deve farle il Parlamento o un tribunale? Purtroppo la Corte sul caso di Eluana Englaro si gira dall'altra parte sulla scia di quella pessima pratica politica che preferisce non assumersi mai precise responsabilita'". Cosi' l'on. Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei Deputati, commenta la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i ricorsi di Camera e Senato sul caso Englaro.
Il costituzionalista Stefano Ceccanti senatore Pd e relatore di minoranza sui ricorsi del Parlamento alla Corte Costituzionale contro la Magistratura sula caso Englaro, auspica che lo stop della Consulta consenta che "il Parlamentoora segua la strada giusta della legge dopo che è fallita la strada sbagliata". "Come avevamo sostenuto con dovizia di argomenti giuridici - sottolinea Ceccanti- il Parlamento doveva rispondere ai seri problemi di fine vita non con l'iniziativa impropria di un conflitto di attribuzione, ma con l'assunzione in positivo del dovere di varare una legge equilibrata e condivisa. Se avessimo seguito sin dall'inizio quella strada anzich, procedere al conflitto, avremmo guadagnato del tempo prezioso". "Quando l'opposizione si schiera contro iniziative della maggioranza, come dimostra questo caso, non lo fa per motivi ostruzionistici, ma per arrivare a risultati per vie corrette e piú feconde", conclude.
'La sintesi della decisione della consulta su Eluana Englaro non e' soltanto che i giudici in Italia sono padroni della vita; e' anche che il Parlamento non puo' nemmeno mettere in discussione questa assurdita''. Lo ha detto il sottosegretario all'interno, Alfredo Mantovano. Una legge in materia, secondo Mantovano, 'dovra' necessariamente salvaguardare la vita umana, sottraendo questo potere alla magistratura'.
Soddisfazione dalla Vicepresidente Pd della Camera Rosy Bindi per lo stop della Consulta al ricorso del Parlamento contro la Magistratura sul caso Englaro. "La pronuncia della Corte Costituzionale - afferma Bindi- dimostra che avevamo ragione. I problemi seri si risolvono con la fatica di una ricerca comune e di una mediazione alta, e non con le scorciatoie e le strumentalizzazioni. Mi auguro che questa sentenza sproni il Parlamento a legiferare con serietà e quanto prima su un tema cosí drammatico come la fine della vita, e serva da lezione a chi ha cercato di umiliarlo presentando un ricorso di cui dovrebbe vergognarsi".
'Aspetto le motivazioni della Consulta, e' difficile valutare senza leggerle ma il problema c'e', resta, ed e' sempre piu' evidente. E' l'espansione dei giudici, la loro invasione di campo". Lo afferma in un'intervista a "La Repubblica" il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, commentando cosi' il no della Corte Costituzionale della richiesta del Parlamento di sollevare conflitto di attribuzione sul caso di Eluana Englaro. "Il Parlamento -dice il sottosegretario- deve riprendere le sue prerogative. Adesso stiamo lavorando per fare una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento in base all'articolo 32 della Costituzione che parla di liberta' di cura e non di diritto di morire'.
Non si meraviglia il senatore Francesco Cossiga per la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione con la Corte di cassazione e la Corte d'Appello sollevato da camera e Senato. Cossiga, in riferimento alle "sentenze legislative adottate da questi due giudici in ordine al doloroso caso Eulana", scrive: "io l'avevo previsto e dichiarato nel mio intervento al Senato: primo perchè con l'aiuto di un giudice della Corte Costituzionale avevo esaminato la posizione politica e ideologica dei singoli giudici in carica ed ero stato confermato nella mia opinione che la stragrande maggioranza di essi è contraria non solo alla maggioranza ma alle tesi cattoliche e di diritto naturale in materia di famiglia, aborto, eutanasia ed oltre". "Secondo - continua l'ex Presidente della Repubblica - perch, non puó che condividere l'idea propria di molti giudici ordinari che in nome del senso comune della società, si possano con sentenze e ordinanze 'fare leggi' nel vuoto della legge o anche in sostituzione di leggi vigenti, come da tempo essa fa; terzo perch, essa deve sempre 'tenere il punto' contro il Parlamento. E' da tempo - conclude Cossiga - che, nella linea della 'Bicamerale D'Alema' vado sostenendo la necessità di 'tipizzare' le sentenze e le ordinanze della Corte, voltando pagina rispetto alla prassi introdotta durante la presidenza Elia"
"E' una follia subordinare la liberta' di cura alla discrezionalita' politica. La decisione della Consulta non puo' divenire il pretesto per un attacco al principio del consenso informato". Lo ha dichiarato Benedetto Della Vedova, deputato Pdl e presidente dei Riformatori Liberali. "Il Parlamento, dopo avere contestato l'invasione di campo della magistratura, non puo' invadere il campo della liberta' di cura e del rapporto esclusivo tra medici e pazienti. Subordinare il paziente al medico e la liberta' terapeutica alla discrezionalita' politica non sarebbe una prova di prudenza, ma di follia normativa". "Questo - proprio questo - avverrebbe se, nel discutere le diverse proposte di legge sul 'fine vita', il Parlamento alla fine stabilisse, come propone il sottosegretario Roccella, che i malati hanno diritto a esprimere o a rifiutare il proprio consenso alle cure, ma che la loro volonta' non puo' essere fatta valere quanto riguardi alcuni trattamenti (come l'idratazione o alimentazione artificiale) o, in generale, quando il rifiuto del consenso comporti o possa comportare la morte del paziente".
'La sovranita' non appartiene (piu') al popolo. La stringata ordinanza con cui la Corte Costituzionale ha rifiutato di prendere in esame i ricorsi proposti dal Parlamento avverso la sentenza della Corte di cassazione sul doloroso 'caso Eluana' costituisce una importante e grave occasione perduta per la democrazia italiana e per la Corte Costituzionale stessa'. E' quanto afferma il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, sottolineando che 'la Corte, smentendo proprie procedenti pronunce, non ha osato esercitare, nei confronti di un atto giudiziario, i poteri che le sono attribuiti dalla Costituzione e quindi ha avallato una deriva pan-giustizialista che sottrae spazi ed autonomia ai poteri legislativo ed amministrativo, ed in ultima analisi al Popolo sovrano'. 'Viene cosi' spezzato il sistema costituzionale secondo cui le scelte di fondo (in primis quella relativa alla vita) spettano al Popolo attraverso l'elezione del Parlamento. La giurisdizione, applicando, in piena autonomia, le leggi votate dal Parlamento, dovrebbe dar corpo e sostanza a scelte compiute dal Popolo, e non 'in proprio' dalla corporazione giudiziaria. Le scelte della Costituzione -rileva Mantovano- vengono ora capovolte: e' la giurisdizione a decidere, senza alcun mandato ne' controllo democratico, sui temi della vita e della morte'. 'Duole constatare -conclude Mantovano- che nella visione avallata dalla Corte Costituzionale l'esito delle elezioni politiche incide, sui temi fondamentali del vivere civile, meno dell'esito del concorso di accesso alla magistratura'.
"La sentenza della Corte Costituzionale, che rappresenta una clamorosa quanto inedita sconfitta inferta al Parlamento, e' il risultato inevitabile dell'ostinazione e del furore ideologico con il quale la gran parte delle forze politiche hanno costretto Camera e Senato ha sollevare un inesistente conflitto di attribuzione, gettandole allo sbaraglio". Lo dichiara Silvana Mura, deputata di Idv: "Ci auguriamo ora- prosegue- che questa salutare lezione, che solo l'Italia dei valori ha cercato di evitare concretamente votando contro il ricorso, possa essere utile per far approvare finalmente in tempi rapidi una legge sul testamento biologico, per colmare un vuoto normativo ormai assolutamente insostenibile".
La pronuncia della Corte Costituzionale 'dimostra che il Pd aveva ragione nel definire inammissibile il voto del Parlamento sul conflitto di attribuzione'. Lo sostiene la deputata del Pd Lucia Codurelli. 'Questa pronuncia - afferma Codurelli in una nota - serva a chi ha tentato in modo strumentale di piegare la Camera a fini propagandistici. Adesso e' ancora piu' doveroso dimostrare la volonta' per legiferare con serieta' su un tema cosi' drammatico come la fine della vita'. Questa vicenda, conclude, 'serva da lezione a chi ha cercato di umiliare le Camera presentando un ricorso sulla vicenda Englaro. Ancora una volta esprimo tutta la mia vicinanza alla famiglia'.
'L'ordinanza della corte dimostra il buon lavoro dell'Opposizione in Parlamento'. Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che interviene sul no della corte di cassazione al ricorso di Camera e Senato sul caso di Eluana Englaro. Secondo Ceccanti, l'ordinanza con cui la Corte ha respinto il ricorso di Camera e Senato riprende le 'argomentazioni chiave con cui l'opposizione del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori aveva motivato il proprio dissenso'. 'Cio' dimostra - osserva il senatore democratico - che sono sbagliati i giudizi disfattisti sull'operato dell'opposizione in Parlamento: pur se di norma essa e' destinata a soccombere nei numeri, il nostro ordinamento contiene in se' alcuni elementi di correzione contro gli errori delle maggioranze che un lavoro serio puo' far attivare. Il fatto che la Corte abbia risolto, come ampiamente previsto, la questione in poche righe e in poche ore rispetto a tutto il tempo che la maggioranza ha fatto perdere alle Commissioni parlamentari e all'Aula, dimostra altresi' l'intento strumentale con cui la questione era stata posta e chi sia davvero interessato a un Parlamento che decide in modo efficiente'.
"La pronuncia della Corte Costituzionale dimostra che il Pd aveva ragione nel definire inammissibile il voto del Parlamento sul conflitto di attribuzione". Lo dice Lucia Codurelli, deputata del Pd. "Questa pronuncia serva a chi ha tentato in modo strumentale di piegare la Camera a fini propagandistici - prosegue Codurelli -. Adesso è ancora più doveroso dimostrare la volontà per legiferare con serietà su un tema così drammatico come la fine della vita. Questa vicenda serva da lezione a chi ha cercato di umiliare le Camera presentando un ricorso sulla vicenda Englaro. Ancora una volta esprimo tutta la mia vicinanza alla famiglia".
La sentenza della Corte costituzionale sul caso di Eluana Englaro dà una "ulteriore accelerazione" all'iter legislativo sulle 'dichiarazioni anticipate di trattamento': lo sostiene il relatore dei disegni di legge in discussione alla commissione Igiene e sanità del Senato, Raffaele Calabró (Pdl). Tra chi parla di 'testamento biologico' e chi di 'fine vita', l'esponente di maggioranza preferisce la terminologia 'dichiarazioni anticipate di trattamento' impiegata nella maggior parte dei ddl. "La sentenza della Consulta dà un'ulteriore accellerata a qualcosa che già stava camminando su un binario veloce", spiega Calabró ad Apcom. Ad agosto, ricorda, il Senato approvó un ordine del giorno con il quale il Partito democratico chiedeva di approvare in tempi brevi una legge in materia. "Ora passiamo da un Eurostar a un Tav". Dopo la fine della pausa estiva e l'incardinamento degli otto disegni di legge, la commissione procederà ora ad alcune audizioni che completeranno quelle già realizzate nella scorsa legislatura. Poi inizierà la discussione. Dopo il passaggio in Aula, il testo dovrà passare alla Camera e, in caso di modifiche, sarà necessario un ulteriore passaggio in Senato. "Mi auguro che non ci siano meccanismi che ritardino la procedura", spiega Calabró. E' possibile arrivare ad una legge entro fine anno? "Due mesi mi sembrano un po' stretti, ma ben venga". Il relatore si dice "molto amareggiato" della sentenza della Consulta di ieri sera. "Ritengo che su una problematica come questa, che ha valenza giuridica e etica, non si puó espropriare il Parlamento", afferma. Inoltre, aggiunge, "una scelta di vita o di morte non si puó affidare a terzi, come la magistratura, tanto meno se si basa la valutazione solo su semplici testimonianze e non su carte certe come una dichiarazione scritta". Per Calabró, le 'dichiarazioni anticipate di trattamento' devono avere "valore legale" e "rappresentare chiaramente la volontà del paziente", anche se si devono inserire nella "alleanza terapeutica tra paziente e medico". "Non si puó immaginare che la scelta del paziente sia assoluta", spiega. Su un altro tema controverso, se considerare o meno l'idratazione e l'alimentazione una cura che puó essere sospesa, i disegni di legge depositati offrono versioni molto disparate. Quel che è certo, per Calabró, è che "il testo dovrà essere chiaro. Se rimane generico e vago ci spossono essere interpretazioni, da parte del singolo medico, del parente o del fiduciario, o, in caso di contenzioso, da parte del magistrato".
'Spero proprio che la sentenza della Corte Costituzionale non dia la linea alla Corte di cassazione, che sara' chiamata a decidere sulla sorte di Eluana Englaro il prossimo 11 novembre'. Lo sostiene la senatrice del Pdl Laura Bianconi. 'Sono molto triste - commenta Bianconi in una nota - per la sorte di Eluana, quella di ieri assomiglia a una sentenza di morte definitiva. E mi impensierisce nel merito e nel metodo, che permette una vera e propria invasione di campo da parte della magistratura non solo su chi ha la competenza costituzionale di porre in essere una legge, ma anche dimostrando scarsa sensibilita' nella tutela del rapporto privato tra medico e paziente'. La senatrice si dice anche preoccupata per alcuni disegni di legge presentati in commissione Sanita' e che 'aprirebbero la porta all'eutanasia'. Sul tema del fine vita, conclude Bianconi, 'non possiamo continuare a pensare che una legge in materia e' quello che vuole la maggioranza degli italiani; non e' cosi', come dimostrano anche tantissimi pazienti gravemente malati, ad esempio di SLA, e che vogliono continuare a vivere'.(
I "trucchi" e gli "imbrogli" hanno "gambe cortissime": lo afferma Federico Palomba, deputato IdV, a commento della sentenza della Consulta sul caso di Eluana Englaro. "Svolgendo a nome di Italia dei Valori la dichiarazione di voto contraria al conflitto di attribuzione tra Parlamento e magistratura, lo avevo definito tristemente strumentale, abnorme e pilatesco, perch, attribuiva ai giudici la responsabilità di avere deciso, come era loro stretto dovere, in una materia su cui il Parlamento aveva la colpa di non aver legiferato", prosegue Palomba in un comunicato. "La Corte costituzionale - prosegue - dichiarando brutalmente addirittura inammissibile il conflitto, ha dato piena ragione a IdV, rimasta sola a votare contro e a svelare l'inganno, e torto marcio a tutti gli altri, ad iniziare dal Pdl, che ha in maniera irresponsabile strumentalizzato la dolorosa vicenda di Eluana. IdV ha espresso e conferma umana e piena solidarietà. E difende la vita. Ma respinge le indegne strumentalizzazioni politiche di valori cosí alti".
"Davanti alla vicenda di Eluana, la giovane donna di Lecco qualificata dalla cassazione come 'persona vivente a pieno titolo', non morente, uguale in dignita' ad ogni altra persona, il sentimento che tutti ci accomuna e' l'inquietudine". E' quanto spiega Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita a proposito della recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i ricorsi presentati dal Senato e dalla Camera. Per Carlo Casini, "e' solo con questa inquietudine che si puo' spiegare la tormentata vicenda giudiziaria nella quale nessun giudice ha voluto condannare a morte la donna e tutti hanno cercato di sfuggire alla propria responsabilita'. E' sempre l'inquietudine che spiega anche il tentativo del Parlamento italiano di impedirne la morte sollevando il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta, con un disperato quanto prevedibilmente inutile ricorso. Ma le dolorose nebbie dell'inquietudine devono ora essere risolte facendo irrompere senza riserve la luce della dignita' umana, che per definizione non consente di distinguere tra vite umane degne o non degne di vivere, che determina l'assoluta indisponibilita' della vita umana, propria o altrui. Una luce che deve illuminare i magistrati e la societa' nel suo insieme. Tutti, prima o poi, possiamo trovarci nelle condizioni di Eluana o in altre simili. Percio' la questione riguarda tutti noi". Ecco allora che "solo la prospettiva della dignita' umana potra' salvare la vita di Eluana attraverso la nuova decisione della Corte di cassazione. Ma sara' anche preciso compito del Parlamento chiudere gli eccessivi spazi di ambiguita' e discrezionalita' entro i quali hanno dovuto finora muoversi i giudici" Carlo Casini annuncia che, "come contributo ad una soluzione veramente umana della vicenda", il Movimento per la vita presentera' nei prossimi giorni ai giudici della cassazione e ai parlamentari uno studio dal titolo "Eluana: una legge per tutti noi. Perche' no al testamento biologico".
Dopo la 'bocciatura' delle mozioni parlamentari contro la sentenza della corte d'appello di Milano sul caso di Eluana Englaro, da parte della Corte Costituzionale, ora il Parlamento colga l'occasione per legiferare sul fine vita in base ai progressi della scienza. Questo l'invito del senatore-chirurgo del Pd Ignazio Marino, che ha depositato in Commissione Igiene e sanita' di palazzo Madama un disegno di legge sul testamento biologico. "Ora la sfida che abbiamo di fronte - spiega in una nota - e' quella di adeguare la legislazione ai progressi scientifici degli ultimi decenni. Mi auguro che il Parlamento si assuma la responsabilita' di colmare questo vuoto normativo, attraverso una legge che tenga conto delle conoscenze e delle indicazioni di medici e scienziati". Per Marino, infatti, "sollevare il conflitto di attribuzione in merito alla sentenza dei giudici di Milano non aveva senso: la Corte Costituzionale ha dimostrato che il partito democratico aveva ragione". E le responsabilita' politiche, per il chirurgo prestato alla politica, non finiscono qui. "La maggioranza - continua Marino - ha fatto perdere tempo al Parlamento per discutere di argomenti pretestuosi e privi di fondamento. Hanno rallentato la discussione perche' non volevano una legge sul testamento biologico; solo ora il Pdl, incalzato da medici, magistrati e cittadini, si e' reso conto della necessita' di colmare il grave vuoto legislativo del nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che e' urgente da 25 anni: l'Italia, come spesso accade - rileva il senatore del Pd - e' in netto ritardo rispetto alle altre nazioni occidentali, e il Governo se ne accorge soltanto adesso".
"Il verdetto della Consulta e' un non verdetto. Si e' preferito bocciare i ricorsi di Camera e Senato, lasciando quindi un potere illimitato di scelta sulla vita delle persone ai giudici". Questo il commento di Mariella Bocciardo (Pdl), membro della commissione Affari sociali e della commissione parlamentare per l'Infanzia. "Il Parlamento aveva l'obbligo morale - prosegue - di porre al centro del dibattito politico questo tema. La Consulta, invece, ha deciso diversamente evitando di entrare nel merito. Un atteggiamento pilatesco che non posso condividere. Resta inaccettabile, a mio avviso, lasciare tutto questo potere decisionale ai giudici senza che il Parlamento possa intervenire. L'unica cosa che resta da fare - conclude Bocciardo - e' legiferare con tempestivita' su questa drammatica questione per non lasciare all'inesistente istituto del testamento biologico, presunto da persone terze, la possibilita' di vita o di morte su casi quali quello di Eluana Englaro".
'Il senatore Marino parla in consapevole malafede. Dove sarebbe il vuoto legislativo sul caso Englaro?'. E' quanto chiede Raffaello Vignali del Pdl. 'La Costituzione e il codice penale in vigore - sostiene Vignali - vietano l'omicidio, anche quello di Stato, e l'eutanasia attiva e passiva. Il vuoto legislativo non c'e' proprio. I fatti sono chiari: su Eluana e' stata pronunciata una sentenza di morte su ipotetiche volonta' che la legge non ammette. E i suoi propugnatori nichilisti e tardogiacobini sono solo dei lugubri cantori decadenti della cultura della morte'.
"La decisione di ieri della Corte Costituzionale incoraggia l'invasione di campo di una certa magistratura antivita che si vuole sostituire al Parlamento. Oltre a rinnovare la condanna a morte di Eluana, e' stato messo all'angolo il legislatore". Lo afferma il deputato dell'Unione di Centro Luca Volonte'. "Da parte del Parlamento- aggiunge- occorrono interventi chiari e tali da riportare la magistratura italiana nell'alveo delle proprie competenze e sanzionare, se necessario, quei magistrati che violano la separazione dei poteri previsti dalla Costituzione repubblicana".
'Con la decisione assunta dalla Corte Costituzionale sul caso Englaro si apre una fase delicata nella quale il Parlamento dovra' necessariamente intervenire per evitare che la vita, che rimane comunque un bene da difendere e indisponibile alla volonta' di chi pensa di poterla gestire quasi fosse un prodotto, possa subire violazioni di qualsiasi tipo'. Lo afferma Maurizio Lupi, vice presidente Pdl della Camera dei deputati. 'Il caso Englaro -ggiunge- apre evidentemente un dibattito che certo non ci puo' lasciare indifferenti. Non possiamo infatti accettare che pericolosi precedenti legislativi si trasformino in prassi. Poiche' -conclude- la Corte non e' voluta intervenire nel merito, tocchera' alla politica fissare i paletti che serviranno per tutelare ogni vita umana dal suo concepimento fino a morte naturale'.
'Due sentenze esemplari contro l'uso ideologico e strumentale di vicende, drammatiche, come nel caso Englaro, e legate alla sofferenza delle persone, come nel caso dell'aborto. Produce amarezza che il Parlamento debba farsi insegnare da altre autorita' il rispetto della Carta costituzionale e delle regole'. Lo dichiara Barbara Pollastrini, deputata del Partito democratico. 'Ora la responsabilita' - aggiunge - torna a noi come legislatori. Ma cresce in me la preoccupazione che possa averla vinta con gli attuali numeri del Parlamento un'ispirazione contraria ai principi costituzionali. Mi riferisco in particolare a quegli articoli della Carta che mettono in evidenza la responsabilita' e la liberta' delle persone proprio sul tema della salute. Anche per questo sostengo con convinzione la proposta del senatore Ignazio Marino che con altri colleghi ho ripresentato alla Camera. Stiamo parlando di qualcosa che dovrebbe vedere unito il Parlamento nel rispetto della dignita' delle persone'.
"Un mercoledi' nero per chi ama la vita". Cosi' l'Associazione Scienza & vita, che tutela la vita dal concepimento fino alla morte naturale, si esprime sulla decisione della Consulta che ha 'bocciato' le mozioni con cui i due rami del Parlamento si opponevano alla sentenza della Corte d'appello di Milano su Eluana Englaro. "Emerge infatti con grande chiarezza - rileva l'associazione di ispirazione cattolica - la scelta del giudice costituzionale che, nel dichiarare inammissibili i ricorsi per conflitto di attribuzione sollevati da Senato e Camera, e pur precisando che le sentenze della cassazione e della Corte d'appello di Milano 'hanno efficacia solo per il caso di specie', in realta' mette in moto un meccanismo di concorrenza tra il Parlamento, che si troverebbe a dover legiferare in tutta fretta su un tema cruciale qual e' il fine vita, e la Corte di cassazione che gia' l'11 novembre si riunira' a sezioni unite per decidere se dare seguito all'interruzione dell'idratazione e alimentazione di Eluana". Da queste considerazioni Scienza & vita afferma di temere "per la sorte di Eluana, e per quanti in Italia versano nelle stesse condizioni e per quanti vi si potrebbero trovare: cioe' tutti noi. Se e' vero, infatti, che la decisione della Consulta esclude che le sentenze gia' emesse possano costituire 'meri schemi formali per esercitare funzioni di produzione normative' e' lampante che la strada aperta dal tutore di Eluana, e che ha trovato giudici consenzienti, avra' altri emulatori", sostiene l'associazione. "E soprattutto dara' fiato a quanti, anche nelle aule parlamentari, sostengono che esista un diritto a morire e che idratazione e alimentazione siano terapie mediche, e non sostegni vitali". Infine, Scienza & vita teme che "dopo la condanna a morte di Eluana per mano di un giudice, e l'offesa portata alla coscienza di quella parte maggioritaria dell'opinione pubblica alla quale ripugna questo esito nefasto, sara' ancor piu' difficile, per il Parlamento, costruire una legge di autentica tutela della vita umana. Soprattutto in presenza di una parte della magistratura italiana particolarmente aggressiva sui temi della vita e talvolta malata di onnipotenza".
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