Mercoledì 5 agosto 2026
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Oltre 10.000 hotel europei fanno causa a Booking.com per miliardi di euro

U.E. - OLANDA
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Un'azione legale collettiva senza precedenti nel settore turistico europeo si sta consolidando contro Booking.com: come riporta Travel Weekly, il numero di strutture ricettive che hanno aderito al procedimento ha raggiunto quota 10.783, con richieste di risarcimento che coprono il periodo dal 2004 al settembre 2024.

 

A coordinare l'iniziativa è la Stichting Hotel Claims Alliance (SHCA), fondazione no-profit con sede ad Amsterdam, che ha avviato il procedimento il 30 gennaio 2026 inizialmente per conto di 3.087 hotel. In una seconda fase ha aggiunto altri 7.696 aderenti, e prevede un terzo e ultimo allargamento nell'autunno 2026 che potrebbe portare il totale a circa 18.000 strutture. Gli hotel che volessero unirsi hanno tempo fino all'11 settembre 2026 per registrarsi, a titolo gratuito, tramite il sito dedicato.

 

Al centro della controversia ci sono le cosiddette clausole di parità tariffaria che Booking.com imponeva contrattualmente agli hotel partner: queste clausole obbligavano le strutture a offrire le proprie tariffe migliori sulla piattaforma, impedendo loro di praticare prezzi inferiori sui propri siti ufficiali o su altri canali di distribuzione. Secondo gli hotel ricorrenti, tali clausole hanno limitato la libertà di definire autonomamente i prezzi, rafforzato la posizione dominante di Booking.com sul mercato e causato ingenti perdite economiche. L'ammontare complessivo dei danni richiesti è atteso nell'ordine di diversi miliardi di euro.

 

La causa è portata avanti davanti al Tribunale distrettuale di Amsterdam — sede della società — ed è sostenuta da HOTREC, l'associazione ombrello europea di hotel, ristoranti, bar e caffè, insieme a oltre 30 associazioni nazionali di categoria. Il presidente di HOTREC, Alexandros Vassilikos, ha dichiarato che le imprese del settore hospitality in tutta Europa hanno riconosciuto gli effetti dannosi delle pratiche anticoncorrenziali di Booking.com e reclamano ora un risarcimento.

 

Le richieste degli albergatori poggiano su una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) del settembre 2024, che ha chiarito come le clausole di parità tariffaria possano, in linea di principio, violare il diritto europeo della concorrenza, rigettandone la legittimità generale. Sarà però il Tribunale di Amsterdam a dover pronunciarsi nel merito del caso specifico.

 

Booking Holdings, la società madre di Booking.com, respinge le accuse, definendo le affermazioni di HOTREC e delle altre associazioni alberghiere "inesatte e fuorvianti". Un portavoce ha sottolineato che la sentenza della CGUE non avrebbe concluso che le clausole di parità tariffaria di Booking.com fossero anticoncorrenziali e che la Corte non era stata chiamata a valutarne gli effetti sulla concorrenza. La società ha inoltre sostenuto che le clausole di parità erano una pratica standard del settore, inizialmente introdotta dagli stessi operatori ricettivi, e che — pur non applicandole più ai partner nello Spazio Economico Europeo — al tempo garantivano ai consumatori la certezza di visualizzare il miglior prezzo disponibile.

 

A pesare sul dibattito è anche la quota di mercato di Booking Holdings in Europa: secondo uno studio condotto da HOTREC e da un istituto universitario svizzero, nel 2023 la società controllava il 71% del mercato europeo delle prenotazioni online, mentre le prenotazioni dirette degli hotel hanno registrato un calo significativo negli ultimi anni.

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