Oltre mille miliardi di euro di risparmio sono affidati alle gestioni patrimoniali. Unimpresa
"Oltre mille miliardi di euro di risparmio sono affidati alle gestioni patrimoniali in Italia. Il patrimonio gestito complessivamente da banche, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio ha raggiunto 1.083,4 miliardi di euro alla fine del 2025, rispetto ai 901,9 miliardi del 2022: un incremento di 181,5 miliardi, pari al 20,1% in tre anni".
E' quanto si legge in una nota di Unimpresa. "Nel primo trimestre del 2026- si legge- il patrimonio si è attestato a 1.073,2 miliardi, con una flessione di 10,2 miliardi (-0,9%) rispetto a dicembre, ma mantenendosi ampiamente sopra la soglia dei mille miliardi. È quanto emerge da un'analisi del Centro studi di Unimpresa relativa alle attività di gestione patrimoniale, secondo cui la crescita rispetto al 2022 è stata accompagnata da una significativa trasformazione nella distribuzione delle masse tra gli intermediari.
Le gestioni riconducibili alle banche sono passate da 115,3 miliardi nel 2022 a 247,5 miliardi alla fine del 2025, con un aumento di 132,3 miliardi, pari a circa il 114,7%. Nel primo trimestre 2026 il patrimonio gestito dalle banche è ulteriormente salito a 252,8 miliardi.
Le SGR continuano tuttavia a rappresentare la componente largamente prevalente del mercato: il patrimonio amministrato era pari a 775,0 miliardi nel 2022, è salito a 835,1 miliardi nel 2023 e a 862,6 miliardi alla fine del 2024, per poi attestarsi a 821,7 miliardi nel 2025 e a 807,5 miliardi nel marzo 2026.
Le SIM rappresentano invece una quota residuale: 11,6 miliardi nel 2022, 14,1 miliardi nel 2025 e 12,9 miliardi nel primo trimestre di quest'anno".
"Il superamento stabile della soglia dei mille miliardi nelle gestioni patrimoniali- spiega nella nota il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora- conferma ancora una volta quanto il risparmio rappresenti una delle grandi forze strutturali dell'economia italiana. È una ricchezza che garantisce stabilità al sistema finanziario e che può contribuire in maniera ancora più significativa alla crescita del Paese. Il comparto cresce anche in virtù della stabilità politica garantita dal governo guidato da Giorgia Meloni, in carica ormai da quasi quattro anni. I numeri mostrano anche una progressiva diversificazione degli investimenti, con una presenza importante dei titoli pubblici italiani accanto alle attività finanziarie internazionali. La sfida consiste nel creare le condizioni affinché una quota crescente di questa enorme massa di risparmio possa essere indirizzata, nel rispetto delle scelte e della tutela dei risparmiatori, verso l'economia reale, le pic".
"Secondo il Centro studi di Unimpresa- prosegue il comunicato- che ha rielaborato dati statistici della Banca d'Italia, l'andamento del risparmio gestito evidenzia anzitutto il forte recupero successivo alla contrazione registrata nel 2022. Dai 1.054,4 miliardi del 2021 il patrimonio era sceso a 901,9 miliardi nel 2022, con una riduzione superiore a 150 miliardi. Da quel minimo è iniziato un percorso pressoché continuo di recupero: 972,4 miliardi nel 2023, 1.018,4 miliardi nel 2024 e 1.083,4 miliardi nel 2025. Nel primo trimestre 2026 il valore resta a 1.073,2 miliardi.
La dinamica più evidente riguarda dunque il comparto bancario.
In tre anni le masse sono più che raddoppiate. Alla fine del 2022 le banche amministravano 115,3 miliardi, mentre alla fine del 2025 erano arrivate a 247,5 miliardi. L'incremento di oltre 132 miliardi spiega da solo quasi tre quarti dell'aumento complessivo registrato dal sistema nello stesso periodo.
Le SGR mantengono comunque una posizione dominante, con oltre 800 miliardi di patrimonio. Nel primo trimestre 2026 alle SGR fa capo circa il 75% del patrimonio complessivamente gestito, mentre alle banche è riconducibile quasi un quarto del totale".
"Il patrimonio gestito non coincide perfettamente con il valore del portafoglio finanziario- spiega Unimpresa- Nel primo trimestre 2026 il portafoglio complessivo delle gestioni vale 1.046,0 miliardi, a fronte di 1.073,2 miliardi di patrimonio gestito. La composizione mostra una marcata diversificazione geografica e finanziaria. Le due principali componenti sono dunque internazionali. Le obbligazioni estere valgono 332,4 miliardi e le quote di fondi comuni esteri altri 304,2 miliardi: insieme superano 636 miliardi.
Resta tuttavia estremamente significativa l'esposizione verso il debito sovrano italiano. Le gestioni patrimoniali detengono 254,5 miliardi di titoli delle amministrazioni centrali italiane. All'interno di questa massa, 242,2 miliardi sono BTP, 6,3 miliardi BOT e 3,4 miliardi CCT. I BTP rappresentano pertanto circa il 95% dei titoli pubblici italiani presenti nelle gestioni patrimoniali e oltre il 23% dell'intero portafoglio gestito.
Un altro elemento significativo riguarda l'evoluzione delle obbligazioni estere. Il loro valore nelle gestioni patrimoniali era pari a 259,1 miliardi nel 2022. È salito a 281,8 miliardi nel 2023, a 303,3 miliardi alla fine del 2024 e a 330,5 miliardi alla fine del 2025. Nel marzo 2026 ha raggiunto 332,4 miliardi. Rispetto al 2022 l'aumento è quindi di 73,4 miliardi, pari a circa il 28,3%.
Anche i fondi comuni esteri occupano una posizione centrale: da 249,7 miliardi nel 2022 sono saliti a 291,5 miliardi nel 2024 e a 309,6 miliardi alla fine del 2025, per attestarsi a 304,2 miliardi nel primo trimestre 2026.
La crescita delle masse non dipende esclusivamente dalla raccolta, perché sui valori di mercato incidono anche l'andamento dei prezzi delle attività finanziarie e le scelte di composizione dei portafogli.
La raccolta netta mostra infatti un andamento molto più irregolare. Nel quarto trimestre 2024 era risultata positiva per 4,5 miliardi. Nel 2025 si è passati da -2,6 miliardi nel primo trimestre a +1,7 miliardi nel secondo, -0,4 miliardi nel terzo e soprattutto +12,8 miliardi nell'ultimo trimestre. Nel primo trimestre 2026 il saldo torna negativo per 1,8 miliardi.
Il dato complessivo nasconde dinamiche molto diverse: le banche registrano una raccolta netta positiva per 8,4 miliardi, mentre le SGR segnano -9,4 miliardi e le SIM -0,8 miliardi".
"Il quadro che emerge dai dati della Banca d'Italia è quindi più articolato della semplice crescita quantitativa delle masse amministrate- conclude Unimpresa- Dal 2022 al 2025 il patrimonio gestito è aumentato di oltre il 20%, ma contemporaneamente è cambiata la struttura dell'industria. Le banche hanno rafforzato in maniera molto significativa la propria presenza, mentre le SGR, pur continuando a dominare il mercato, hanno registrato una crescita decisamente più contenuta rispetto ai livelli del 2022.
Sul versante degli investimenti emerge inoltre un equilibrio tra componente domestica e internazionale. Il debito pubblico italiano mantiene un ruolo centrale, soprattutto attraverso i BTP, ma una parte rilevantissima dei portafogli è indirizzata verso obbligazioni e fondi esteri.
Per gli analisti del Centro studi di Unimpresa, si tratta di un elemento centrale nel dibattito sulla capacità del sistema finanziario italiano di trasformare il risparmio privato in capitale destinato allo sviluppo.
L'Italia dispone di una massa molto ampia di risorse finanziarie e di un'industria del risparmio gestito che ha recuperato e superato quota mille miliardi. La questione economica non riguarda quindi soltanto la quantità del risparmio disponibile, ma la sua destinazione e la capacità di creare strumenti capaci di convogliare una parte maggiore di queste risorse verso investimenti produttivi, imprese e crescita. I dati di dettaglio confermano sia la crescita delle gestioni bancarie sia la prevalenza delle SGR".