Venerdì 3 luglio 2026
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Piani pandemici regionali italiani: carenti su inclusività e infodemia

U.E. - ITALIA
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I piani pandemici regionali italiani approvati tra il 2021 e il 2023 presentano lacune significative su tre fronti: inclusività ed equità, coinvolgimento dei cittadini e delle comunità, e gestione dell'infodemia. È quanto emerge da una ricerca dell'Università di Pisa pubblicata sulla rivista internazionale BMC Public Health, che ha messo a confronto questi strumenti di pianificazione con le migliori pratiche validate a livello internazionale.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell'Ateneo pisano, guidati dalla professoressa Caterina Rizzo, ordinaria di Igiene Generale e Applicata. Come riporta Quotidiano Sanità, il titolo del lavoro è Mapping risk communication practices in public health emergencies: a scoping review and comparison with Italian regional pandemic plans.

 

Sul fronte dell'infodemia — ovvero la circolazione massiva di informazioni false o fuorvianti durante le crisi sanitarie — i ricercatori sottolineano che la scarsa integrazione di strategie specifiche nei piani ufficiali contrasta con l'attenzione crescente che il tema ha ricevuto nella pratica internazionale di sanità pubblica. Lo studio evidenzia che, sebbene le prove sull'efficacia di tali strategie rimangano ancora limitate, incorporare capacità di gestione dell'infodemia nei sistemi di preparedness rafforza la capacità del sistema sanitario di anticipare e rispondere ai rischi informativi durante le emergenze. In quest'ottica, le azioni di contrasto alla disinformazione dovrebbero essere istituzionalizzate attraverso la collaborazione con organizzazioni di fact-checking, organi di stampa e soggetti della società civile.

 

Non mancano tuttavia elementi positivi: i ricercatori rilevano una transizione in corso verso modelli di comunicazione più flessibili e resilienti, in grado di funzionare anche in condizioni di incertezza. Tra i punti di forza emergono la presenza di unità dedicate al coordinamento dei flussi informativi e la predisposizione di messaggi differenziati a seconda che i destinatari siano cittadini comuni o professionisti sanitari.

 

Resta aperta, secondo lo studio, la necessità di aggiornare i piani regionali per garantire un approccio più equo verso le popolazioni vulnerabili e per integrare strategie comunicative capaci di contrastare la disinformazione in modo sistematico.

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