Prestiti e mutui: chi chiede meno importi paga tassi più alti
Nel sistema del credito italiano si consolida un paradosso che penalizza chi ha meno margine di trattativa: chi richiede somme più piccole finisce spesso per pagare tassi di interesse più alti. È quanto emerge dal rapporto sulle condizioni e sulla rischiosità del credito pubblicato da Banca d'Italia, relativo al secondo trimestre 2026.
Come riporta QuiFinanza, per le imprese una linea di liquidità fino a 50mila euro ha un costo medio dell'8,77%, che sale fino al 9,56% nel Sud e nelle Isole. Sopra il milione di euro, invece, la media nazionale scende drasticamente al 3,25% (4,22% al Sud). Il divario, quindi, può superare i cinque punti percentuali tra un piccolo fido e un finanziamento di importo elevato.
Non si tratta di un confronto tra singole offerte commerciali di banche diverse, ma di una media ponderata delle condizioni effettivamente applicate sul mercato. Proprio per questo il dato consente di osservare con chiarezza come il costo del denaro cambi al variare dell'importo richiesto e del territorio in cui si opera.
La stessa dinamica, seppure con scarti meno marcati, si osserva anche nei mutui per l'acquisto della casa. Banca d'Italia distingue le operazioni in base alla durata iniziale del tasso, cioè al periodo per cui la condizione pattuita resta fissa, che non coincide necessariamente con la durata complessiva del mutuo. Sui nuovi mutui fino a 125mila euro il TAEG si attesta tra il 3,66% (tasso iniziale fino a un anno) e il 4,03% (tasso iniziale oltre un anno). Per gli importi tra 125mila e 250mila euro il TAEG scende al 3,34%-3,74%, mentre oltre i 250mila euro si ferma al 3,20%-3,54%. La differenza tra i mutui più piccoli e quelli più grandi arriva così fino a 0,49 punti percentuali.
Le ragioni di questo scarto, secondo quanto emerge dall'analisi, sono riconducibili a diversi fattori: i costi fissi di istruttoria delle pratiche, che incidono proporzionalmente di più su importi contenuti; il minor potere negoziale di famiglie e piccole imprese rispetto a clienti più strutturati; e garanzie patrimoniali generalmente meno solide a sostegno dei finanziamenti di importo ridotto.
I dati non significano che ogni piccolo prestito sia sconveniente in assoluto o che ogni grande operazione sia automaticamente vantaggiosa. Mostrano però che l'importo richiesto incide in modo significativo sulle condizioni medie applicate: il costo reale del credito non dipende soltanto dalla cifra necessaria, ma anche dalle alternative disponibili e dalla capacità contrattuale di chi si presenta allo sportello.
Per orientarsi tra le offerte, Banca d'Italia raccomanda di basare il confronto sul TAEG (tasso annuo effettivo globale), che include tutte le componenti di costo del finanziamento, anziché sul solo TAN nominale, che riflette esclusivamente il tasso di interesse e non le spese accessorie. Viene inoltre suggerito di richiedere più preventivi relativi alla stessa cifra e alla stessa durata prima di sottoscrivere un finanziamento, in modo da poter effettivamente confrontare le condizioni offerte dai diversi intermediari.