Prevenzione droghe. Lezione del farmacologo Gian Luigi Gessa in una scuola media di Cagliari
Di fronte a centoventi tredicenni affamati di risposte che lo fissavano dai banchi con gli occhi sgranati, il neurofarmacologo Gian Luigi Gessa ha dovuto ricorrere a tutta la sua esperienza di oratore per evitare di essere travolto. Per prima cosa ha sorriso e salutato con calore, poi si è fatto coraggio, ha preso un bel respiro e ha iniziato a rispondere. «Non mi drogo perché le droghe fanno perdere la voglia di vivere», ha detto, «alla seconda domanda, invece, non so davvero cosa rispondere. Il perché le sigarette siano legali è un mistero anche per me». Un'ammissione spontanea e sincera che si è rivelata decisiva per conquistare i ragazzi.SCIENZIATO IN CATTEDRA Da quel momento nessuno si è più distratto e le due ore di lezione previste sono filate via in fretta tra proiezioni di diapositive e mani ininterrottamente sollevate per prenotare altre domande. Gessa, come suo solito, ha parlato con calma, scegliendo le parole e fissando a sua volta gli alunni negli occhi. «Quando si ha di fronte una platea di adolescenti tenere alta l'attenzione su un argomento così delicato è un'impresa (quasi) impossibile». L'approccio era fondamentale, insomma, e la tattica adottata dall'ottantunenne scienziato si è rivelata impeccabile.
Con la loro spontaneità gli studenti lo hanno ripetutamente colpito ma mai affondato. Gessa l'ha spuntata utilizzando le loro stesse armi e alla fine i ragazzi pendevano dalle sue labbra.
I protagonisti sono stati gli studenti della scuola secondaria di primo grado Tuveri di via Venezia. Se ieri mattina la lezione speciale ha coinvolto le cinque terze del plesso, oggi sarà la volta delle seconde, per un totale di 250 ragazzi.
COME SI DIVENTA DIPENDENTI «Dobbiamo provare a rispondere insieme a una semplice domanda», ha esordito Gessa parlando in prima persona plurale, «ossia come mai si diventa dipendenti da alcol, cocaina, eroina, cannabis, gioco d'azzardo, sesso o cibo. La risposta è che le droghe destituiscono i neuroni usurpandone l'azione e influenzando negativamente una parte del cervello che controlla funzioni importanti, fondamentali per la sopravvivenza. Si tratta della parte dove si formano le emozioni, i pensieri e dove nascono le motivazioni».
DOMANDE A RAFFICA «Perché alcune droghe sono proibite mentre altre sono consentite?», ha domandato con sguardo serio Vittorio, 13 anni. «Quali sono i componenti chimici dell'ecstasy?» ha invece chiesto con tono da adulta la dodicenne Melina e «Come mai è possibile morire anche dopo la prima assunzione?». E ancora: «Come ti è venuta questa fissa per le sostante stupefacenti?» Gessa non ha mai perso il suo aplomb. «La verità», ha scherzato, «è che sono abituato a parlare con gli adulti, ogni tanto anche con i topi quando mi trovo da solo nel mio laboratorio, ma con ragazzi giovani come voi non mi capita tanto spesso».
I RISCHI DELLE “CANNE" A una domanda specifica sugli effetti della cannabis, Gessa ha risposto in modo più pratico che scientifico. «Il primo effetto è che si rischia di finire in prigione, il secondo è che si imbocca subito la strada per passare alle droghe pesanti». Tuttavia per lo scienziato le droghe hanno anche un lato positivo. «In un certo senso si sono riscattate di tutto il male che hanno fatto risarcendo l'umanità con le informazioni e le conoscenze che hanno prodotto. Personalmente le assolvo perché senza ledroghe oggi non avremmo mai avuto la conoscenza del cervello che invece abbiamo».
EVITARE IL TERRORISMO Il segreto per fare breccia nei giovani esiste. «Bisogna evitare di fare terrorismo perché non c'è cosa peggiore. Per non rischiare di essere screditato o di autoscreditarsi, l'esperto ha solo una possibilità: limitarsi a fare una corretta informazione ed è ciò che faccio io. Chi ascolta deve avere la possibilità di capire e di farsi un'idea precisa di costi e benefici». La scelta di restare lontano dalle droghe diventa così consapevole in quanto profondamente motivata. «Essere credibili e informare correttamente è fondamentale», chiosa Gessa, «quando si parla di dipendenza non è mai solo un fatto di consentire o proibire. Bisogna conoscere e trasmettere questa conoscenza, bisogna accendere una luce nei ragazzi».
Docenti in prima linea. Il preside della scuola Tuveri, Giovanni Mazziotti, ha ringraziato il luminare per la grande disponibilità. Soddisfatta l'insegnante di Scienze, Elisabetta Mastrogirolamo. «Quando si ha l'opportunità di avere a scuola un esperto di fama mondiale», ha commentato, «i motivi di interesse sono tanti anche per noi docenti». I ragazzi erano preparati. «L'argomento era già stato affrontato in classe. L'obiettivo è ovviamente prevenire, fare in modo che rinuncino alla fatidica prima volta». Ma non è facile.
FUMO A 13 ANNI «Per esperienza posso dire che a 13 anni sono tanti i ragazzi che provano a fumare per emulare il mondo degli adulti. Le informazioni che ricevono provengono dalla televisione, da internet, dai videogiochi. Purtroppo il più delle volte sono distorte e dunque pericolose».
DATI ALLARMANTI Anche l'alcol fa paura. Un recente studio congiunto condotto dalla Asl 8 insieme agli esperti dell'Università di Cagliari ha dimostrato la scarsa consapevolezza dei giovanissimi sui rischi legati all'abuso di alcol e sui danni correlati. Tra gennaio e marzo 2012 sono stati intervistati, tramite un questionario anonimo, 1595 studenti delle prime classi di dieci scuole superiori del capoluogo e dell'hinterland (14-15 anni l'età media). È venuto fuori che l'83% del campione non sa a quanto equivale la quantità di alcol presente in un bicchiere di vino, il 67% non sa che sia l'assunzione cronica di alcol che l'ubriacatura occasionale è dannosa per tutti gli organi. Non solo. Il 33% ha ammesso di aver assunto droghe e/o alcol perché si sentiva triste, mentre il 46% lo avrebbe fatto per divertirsi con gli amici.
(articolo di Paolo Loche, pubblicato sul quotidiano L'Unione Sarda del 05/12/2013)
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