Quebec. I medici chiederanno la legalizzazione dell'eutanasia
Il dibattito sulla legalizzazione del suicidio assistito e dell'eutanasia e' ormai all'ordine del giorno in Canada, dove diverse proposte di legge e casi giudiziari hanno portato alla ribalta questo tema. Ora il dibattito potrebbe trovare una nuova accelerazione: il Quebec College of Physicians potrebbe chiedere la modifica del Codice penale al fine di depenalizzare l'eutanasia in particolari circostanze e sotto controllo medico. Una proposta di legge in tal senso della deputata Francine Lalonde, malata di cancro, dovrebbe approdare alla Camera questo autunno, e potrebbe essere l'occasione per l'associazione dei medici di schierarsi per la prima volta a favore di una modifica di legge.
Il college sta preparando, da quanto si apprende dai media canadesi, una proposta con cui si chiede che l'eutanasia farmacologica sia permessa in alcune precise circostanze in presenza di malati terminali con dolore acuto.
Ruth von Fuchs, della Right to Die Society of Canada, dice di non essere sorpresa dalla vivacita' del dibattito che sta prendendo piede in Quebec. "Il Quebec e' la regione piu' avanzata. Ogni volta che viene svolto un sondaggio, il Quebec risulta sempre la prima regione, con un sostegno medio dell'80% dell'opinione pubblica alla liberta' di scelta e all'assistenza medica nel morire. Ma il Paese intero vuole parlarne". Secondo von Fuchs, la posizione del college potrebbe porre fine all'ipocrisia dello status quo. "Molti medici non amano il fatto di doversi far carico di porre fine a una vita. E' una cosa molto grave, e costituisce un peso psicologico per la persona che deve prendersi quella responsabilita'", spiega von Fuchs. "Puoi autorizzare la somministrazione di farmaci, andare a casa e guardare la tv mentre una persona muore e non dover ammettere di aver messo fine alla vita di una persona".
Alex Schandenberg, direttore dell'associazione Euthanasia Prevention Coalition Canada, dice di essere contrario a qualsiasi cosa che possa risultare direttamente e intenzionalmente nella morte di una persona. Ma spiega che se la morte e' causata da una somministrazione massiccia di antidolorifici, "non si tratta di eutanasia". E' l'intenzione che conta, secondo Schandenberg. "Quando un medico utilizza una quantita' massiccia di analgesici per rendere confortevole l'esistenza di un paziente senza voler provocare la morte, non c'e' eutanasia. In realta' e' un aspetto molto sottile del common law", sostiene.
Il processo alle intenzioni sembra essere anche la chiave di lettura dei religiosi della Catholic Organization for Life and Family. "Dare ai medici il diritto di provocare direttamente e intenzionalmente la morte di una persona va contro la pubblica sicurezza. Posso immaginarmi subito una perdita di fiducia fra medici e pazienti".
Il college sta preparando, da quanto si apprende dai media canadesi, una proposta con cui si chiede che l'eutanasia farmacologica sia permessa in alcune precise circostanze in presenza di malati terminali con dolore acuto.
Ruth von Fuchs, della Right to Die Society of Canada, dice di non essere sorpresa dalla vivacita' del dibattito che sta prendendo piede in Quebec. "Il Quebec e' la regione piu' avanzata. Ogni volta che viene svolto un sondaggio, il Quebec risulta sempre la prima regione, con un sostegno medio dell'80% dell'opinione pubblica alla liberta' di scelta e all'assistenza medica nel morire. Ma il Paese intero vuole parlarne". Secondo von Fuchs, la posizione del college potrebbe porre fine all'ipocrisia dello status quo. "Molti medici non amano il fatto di doversi far carico di porre fine a una vita. E' una cosa molto grave, e costituisce un peso psicologico per la persona che deve prendersi quella responsabilita'", spiega von Fuchs. "Puoi autorizzare la somministrazione di farmaci, andare a casa e guardare la tv mentre una persona muore e non dover ammettere di aver messo fine alla vita di una persona".
Alex Schandenberg, direttore dell'associazione Euthanasia Prevention Coalition Canada, dice di essere contrario a qualsiasi cosa che possa risultare direttamente e intenzionalmente nella morte di una persona. Ma spiega che se la morte e' causata da una somministrazione massiccia di antidolorifici, "non si tratta di eutanasia". E' l'intenzione che conta, secondo Schandenberg. "Quando un medico utilizza una quantita' massiccia di analgesici per rendere confortevole l'esistenza di un paziente senza voler provocare la morte, non c'e' eutanasia. In realta' e' un aspetto molto sottile del common law", sostiene.
Il processo alle intenzioni sembra essere anche la chiave di lettura dei religiosi della Catholic Organization for Life and Family. "Dare ai medici il diritto di provocare direttamente e intenzionalmente la morte di una persona va contro la pubblica sicurezza. Posso immaginarmi subito una perdita di fiducia fra medici e pazienti".
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