Giovedì 11 giugno 2026
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"Storia di una morte opportuna. Il diario del medico che ha fatto la volonta' di Welby", di Mario Riccio

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il termine che tanto spaventa, 'eutanasia', forse gia' si realizza inconsapevolmente in tante sale di rianimazione: attraverso la 'dea' tecnologia, che continua a legare alla vita anche chi, in realta', non lo e' piu'. Si potrebbe sintetizzare cosi' il pensiero di Piergiorgio Welby. E cosi' emerge dalle pagine del libro del medico anestesista Mario Riccio, 'Storia di una morte opportuna. Il diario del medico che ha fatto la volonta' di Welby'. Un diario che si divide in un 'prima' (prima della fine di Welby, con tutti i dubbi e infine le certezze che spingono Riccio ad accettare di 'accompagnare' Welby fino al distacco del respiratore e la morte) ed un 'Dopo' (con la vicenda giudiziaria che ne consegue, e la piena assoluzione di Riccio). Allegati anche documenti e glossario, 'per capire'. Un libro che ha un doppio percorso di lettura: il diario di Riccio ed una scelta di testi selezionati dalla giornalista Gianna Milano. Ma il filo rosso sono le parole dello stesso Welby, con brani tratti da interventi che lui stesso ha scritto tra l'1 maggio 2002 e il 20 dicembre 2006 sul forum del sito Radicali.it. Ed il senso della sua scelta sta, forse, nel messaggio del 26 luglio 2002: 'Non e' l'eutanasia il frutto di una assurda onnipotenza che spingerebbe l'uomo a voler controllare la morte; questa onnipotenza - affermava Welby - e' gia' presente nelle sale di rianimazione e si chiama tecnologia. Ho visto con i miei occhi rianimare un paziente che era andato in arresto cardiaco ... L'eutanasia e', in molti casi, l'unica possibilita' di opporsi all'onnipotenza della tecnologia'. Poi, il racconto dettagliato di Riccio: le motivazioni che lo spingono ad offrirsi di aiutare Welby. I pensieri che lo accompagnano prima e dopo la decisione di esaudire la richiesta di Piergiorgio: staccare il respiratore che lo tiene in vita, previa la sedazione che eviti ulteriori sofferenze. 'Gli chiedo - racconta Riccio - se e' sua intenzione interrompere la terapia ventilatoria, se ha capito che interrompendola, anche sotto sedazione, in breve tempo avviene l'arresto respiratorio, e dopo poco l'arresto cardiaco che comporta la morte. Mi risponde che ha capito: la sua e' una scelta assolutamente meditata e informata'. Il 20 dicembre 2006 tutto si compie: 'Entro e chiedo a Welby se e' pronto e se posso iniziare a sedarlo. Avevamo gia' concordato che l'inizio della sedazione coincidesse con il distacco dal ventilatore. In modo che potesse stare il piu' possibile con i familiari ma non dovesse avvertire da cosciente la fase dell'arresto respiratorio ... avrebbe potuto chiudere gli occhi guardando le persone care e mantenendo una respirazione residua in modo non doloroso. Lui chiede di iniziare e io parto ... Come gli ho spiegato entro pochi secondi gli verra' sonno. Lui risponde annuendo. Lo saluto: 'Ciao, Piergiorgio, ora riposerai' ... Dopo meno di un'ora constato la morte. Sono le 23.40'. Il 'dopo' Welby inizia cosi': 'Mi tornano alla mente la straordinaria capacita' di comunicare e l'ironia di Welby. Si prendeva in giro e prendeva in giro gli altri. La sera prima aveva detto a Cappato: 'Lasciami concentrare sulla mia morte; sai, e' la prima volta che muoio''. Poi il percorso giudiziario di Riccio e la conclusione nel 2007: 'Posso leggere la sentenza. Che dire? C'e' scritto - afferma il medico - tutto quello che avevo detto ... Sono presuntuoso? Forse occorreva una certa dose di presunzione per decidere di fare quel che ho fatto ... O piu' semplicemente, come e' scritto nella sentenza: c'era un diritto di Welby di rifiutare la terapia e un mio dovere ad adempierlo. Tutto qui'. Tra le polemiche, ed a pochi giorni dall'avvio del dibattito parlamentare sul Testamento biologico, la sentenza per il medico che ha aiutato Welby a porre fine alle sue sofferenze - ed il suo libro-diario - non possono non spingere alla riflessione: 'Non luogo a procedere nei confronti di Mario Riccio perche' non punibile per la sussistenza esimente dell'adempimento di un dovere'.   
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