Razzismo. Anche 'Obama' utilizzato per offendere
Le offese e discriminazioni di carattere razzista e xenofoba possono essere numerose, ma sorprende che per insultare si arrivi a usare il nome del neo presidente Usa, Barack Obama. E' quanto registrato nel rapporto sui 'Razzismi quotidiani' redatto dalle associazioni Naga e Cospe e presentato ieri a Milano. Un'indagine da cui esce un quadro 'allarmante' della situazione italiana (dal monitoraggio dei media 1,3 casi al giorno) con 'una crescita degli episodi di discriminazione e razzismo - ha spiegato Pietro Massarotto, presidente del Naga - rispetto agli ultimi anni'.
'Fratello di Obama' o 'Non crederai di poter entrare perche' ha vinto Obama', sono alcuni casi di discriminazione registrata dal rapporto.
La ricerca e' stata suddivisa in due parti: da un lato, con interviste e questionari ai circa 500 immigrati (in maggioranza irregolari) che hanno frequentato i servizi del Naga; dall'altro, con un monitoraggio da parte del Cospe delle notizie uscite su testate nazionali e locali della carta stampata e su siti web tra il 24 ottobre e il 28 novembre 2008. Dalle interviste esce un quadro di quotidianita' degli atti di razzismo e discriminazione.
Al 40% e' successo di essere trattato male al lavoro, al 37% di essere guardato male in strada, al 34% di essere offeso sui mezzi pubblici e al 18% di essere trattato male dalla polizia.
Il rapporto ambivalente con le forze dell'ordine, rispettate ma temute, determina una sfiducia che porta solo il 3% degli intervistati a rivolgersi alle istituzioni in caso di difficolta, mentre si fa affidamento su reti di mutuo soccorso: famiglia, amici e comunita' (74%). Il monitoraggio sui media del Cospe ha rilevato poi 48 atti, violenze o comportamenti razzisti e discriminatori in 35 giorni.
Una media di 1,3 al giorno. Gli autori per il 23% sono rappresentanti delle istituzioni (11 casi), tra cui sono state registrate le circolari comunali che ad esempio negano la residenza o la concessione del bonus bebe', due casi da parte delle forze di polizia e l'appellativo 'abbronzato' usato dal premier Berlusconi riferendosi al presidente Usa.
A preoccupare gli immigrati intervistati e' in particolare la possibilita' di ammalarsi (76%), in quanto legata al rischio di perdere il lavoro (69%). Poi, le paure riguardano l'essere fermati dalle forze dell'ordine (52%) per il timore dell'espulsione (52%). Ma gli immigrati hanno anche paura di essere aggrediti (quasi il 47%). A dare invece sicurezza e' il permesso di soggiorno che con il 63% surclassa un lavoro stabile (14%), la salute (9%) e avere vicino la famiglia (8%). 'I risultati confermano l'idea che sia in atto un processo di criminalizzazione del fenomeno migratorio - ha aggiunto Massarotto - e che la situazione sia peggiorata, con una 'normalizzazione' degli atti di discriminazione e razzismo'.
Gli autori, invece, dei 48 atti razzisti rintracciati su giornali e sul web (30 contro la persona con 17 episodi violenti, 10 casi di scritte razziste o xenofobe, 6 minacce verbali o comportamenti offensivi di cui 3 sui campi di calcio e 2 azioni contro le comunita' rom e sinti) agiscono in prevalenza in gruppo (46%). Le vittime sono per il 32% giovani e per il 10% minorenni. Sono immigrati (il 71%, in particolare africani e rumeni), rom (13%) ed ebrei (6%). I casi si concentrano nel Lazio (11) e in Lombardia (6). 'Questo e' un monitoraggio parziale perche' solo alcuni casi finiscono sulla stampa - ha detto Udo Enwereuzor, responsabile Cospe -. Colpiscono l'alta percentuale di atti di violenza o discriminazione da parte delle istituzioni, come le forze dell'ordine, o da persone in posizione di autorita', come i controllori dei mezzi pubblici.
Poi, preoccupa l'aumento dei casi di intolleranza da parte di minori in ambito scolastico'.
'Fratello di Obama' o 'Non crederai di poter entrare perche' ha vinto Obama', sono alcuni casi di discriminazione registrata dal rapporto.
La ricerca e' stata suddivisa in due parti: da un lato, con interviste e questionari ai circa 500 immigrati (in maggioranza irregolari) che hanno frequentato i servizi del Naga; dall'altro, con un monitoraggio da parte del Cospe delle notizie uscite su testate nazionali e locali della carta stampata e su siti web tra il 24 ottobre e il 28 novembre 2008. Dalle interviste esce un quadro di quotidianita' degli atti di razzismo e discriminazione.
Al 40% e' successo di essere trattato male al lavoro, al 37% di essere guardato male in strada, al 34% di essere offeso sui mezzi pubblici e al 18% di essere trattato male dalla polizia.
Il rapporto ambivalente con le forze dell'ordine, rispettate ma temute, determina una sfiducia che porta solo il 3% degli intervistati a rivolgersi alle istituzioni in caso di difficolta, mentre si fa affidamento su reti di mutuo soccorso: famiglia, amici e comunita' (74%). Il monitoraggio sui media del Cospe ha rilevato poi 48 atti, violenze o comportamenti razzisti e discriminatori in 35 giorni.
Una media di 1,3 al giorno. Gli autori per il 23% sono rappresentanti delle istituzioni (11 casi), tra cui sono state registrate le circolari comunali che ad esempio negano la residenza o la concessione del bonus bebe', due casi da parte delle forze di polizia e l'appellativo 'abbronzato' usato dal premier Berlusconi riferendosi al presidente Usa.
A preoccupare gli immigrati intervistati e' in particolare la possibilita' di ammalarsi (76%), in quanto legata al rischio di perdere il lavoro (69%). Poi, le paure riguardano l'essere fermati dalle forze dell'ordine (52%) per il timore dell'espulsione (52%). Ma gli immigrati hanno anche paura di essere aggrediti (quasi il 47%). A dare invece sicurezza e' il permesso di soggiorno che con il 63% surclassa un lavoro stabile (14%), la salute (9%) e avere vicino la famiglia (8%). 'I risultati confermano l'idea che sia in atto un processo di criminalizzazione del fenomeno migratorio - ha aggiunto Massarotto - e che la situazione sia peggiorata, con una 'normalizzazione' degli atti di discriminazione e razzismo'.
Gli autori, invece, dei 48 atti razzisti rintracciati su giornali e sul web (30 contro la persona con 17 episodi violenti, 10 casi di scritte razziste o xenofobe, 6 minacce verbali o comportamenti offensivi di cui 3 sui campi di calcio e 2 azioni contro le comunita' rom e sinti) agiscono in prevalenza in gruppo (46%). Le vittime sono per il 32% giovani e per il 10% minorenni. Sono immigrati (il 71%, in particolare africani e rumeni), rom (13%) ed ebrei (6%). I casi si concentrano nel Lazio (11) e in Lombardia (6). 'Questo e' un monitoraggio parziale perche' solo alcuni casi finiscono sulla stampa - ha detto Udo Enwereuzor, responsabile Cospe -. Colpiscono l'alta percentuale di atti di violenza o discriminazione da parte delle istituzioni, come le forze dell'ordine, o da persone in posizione di autorita', come i controllori dei mezzi pubblici.
Poi, preoccupa l'aumento dei casi di intolleranza da parte di minori in ambito scolastico'.
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