Il regime siriano oscura 161 siti di informazione
Sono ben 161 i siti politici e di notizie oscurati dal regime di Damasco: i dati emergono da uno studio condotto dal Centro siriano per l'Informazione e la Liberta' d'Espressione, secondo cui e' la Sezione 'Informazioni' della Direzione per la Sicurezza dello Stato (sigla che indica i servizi di intelligence) a sovrintendere alla censura dei siti web e a ordinarne la 'cancellazione' all'Ente pubblico per le telecomunicazioni. Per quanto rilevanti, comunque, per gli autori dello studio le cifre fornite non sono definitive dal momento che vanno inclusi molti altri siti internet visibili ma boicottati dai media locali sempre su 'suggerimento' delle autorita' di sicurezza. E' una censura 'invisibile' che colpisce anche AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL: secondo fonti dei media siriani il ministero dell'Informazione avrebbe dato ordini verbali ai giornali ed alle riviste siriane - in particolare agli organi di stampa ufficiali - di non riportare le notizie politiche pubblicate da AKI.
Fino a poco tempo fa i media siriani ufficiali e quelli privati rilanciavano gli articoli di AKI con cadenza praticamente quotidiana, ma la situazione e' cambiata improvvisamente dopo le direttive emesse 'a voce' dalle autorita' competenti. Khaldun Qaddura, redattore del giornale 'Baladna', vicino alle autorita', ammette che AKI "figura tra le agenzie di cui noi non possiamo riportare le notizie politiche, salvo in rari casi". Tuttavia, ha sottolineato, "questo non significa che noi non seguiamo quel che viene pubblicato con grande interesse".
Secondo una redattrice dell'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, le notizie di AKI sono monitorate dalla sezione 'agenzie straniere' della Sana e dalla sezione sicurezza che si occupa di controllare le fonti delle notizie.
La redattrice, che ha preferito restare anonima, ha aggiunto che "la neutralita' per cui si distingue AKI e' un fatto che contribuisce a considerarla una fonte importante di notizie, ma questa neutralita' non e' accettabile per le autorita' siriane dell'informazione e della sicurezza, dal momento che porta allo scoperto cio' che vorrebbe restare nascosto".
Gli fa eco il corrispondente in Siria del canale satellitare 'Al-Jazeera', Abd al-Hamid Tawfiq, secondo cui l'agenzia AKI "da' fastidio" alle autorita' di Damasco: "Abbiamo sentito dire dai nostri colleghi che non bisogna riferire le sue notizie", spiega, dicendosi stupito del fatto che il suo sito non sia ancora stato oscurato in Siria. "Secondo me la salva il fatto di essere un'agenzia europea, e in particolare italiana. Le autorita' non vogliono contrariare i nostri amici di Roma". Il presidente dell'Organizzazione Nazionale per i Diritti Umani in Siria Ammar Qurbi aggiunge che AKI "non e' un mezzo di informazione ostile alle autorita' siriane", mentre Edward Hashwa, assistente Segretario generale del Movimento dei Socialisti Arabi dell'opposizione ritiene che l'agenzia del gruppo GMC "cerca in modo 'morbido' di trasmettere i punti di vista di governo ed opposizione in ogni paese in cui lavora" ma proprio per questo "siccole non sostiene una particolare fazione politico, resta uno strumento informativo destestato in molti paesi".
Come ribadisce il portavoce della Commissione Araba per i Diritti Umani, Haytham Mannaa, "in un paese come la Siria dove e' negata la liberta' di manifestare e di riunione, una informazione obiettiva assume un valore simbolico e va sostenuta e salvaguardata".
La Siria e' fra i paesi con il piu' rigido controllo sul web che si traduce in una 'sorveglianza' sui navigatori oltre che a una censura diretta di molti siti di notizie. Le organizzazioni per i diritti umani e quelle di settore hanno piu' volte chiesto alle autorita' a porre fine a questa pratica politica, considerata un comportamento "repressivo della liberta' d'opinione e dei diritti umani", invitandole a dare forma a una stampa democratica basata sul principio del rispetto dell'opinione altrui. Tra i siti di notizie totalmente oscurati in Siria figurano quelli di Al-Sharq al-Awsat e Al-Quds al-'Arabi (Londra), Al-Mustaqbal e Al-Nahar (Libano) ed Al-Siyasa (Kuwait), Arab Times, Elaph, Islam Online, e della tv di Beirut Al-Mustaqbal.
Fino a poco tempo fa i media siriani ufficiali e quelli privati rilanciavano gli articoli di AKI con cadenza praticamente quotidiana, ma la situazione e' cambiata improvvisamente dopo le direttive emesse 'a voce' dalle autorita' competenti. Khaldun Qaddura, redattore del giornale 'Baladna', vicino alle autorita', ammette che AKI "figura tra le agenzie di cui noi non possiamo riportare le notizie politiche, salvo in rari casi". Tuttavia, ha sottolineato, "questo non significa che noi non seguiamo quel che viene pubblicato con grande interesse".
Secondo una redattrice dell'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, le notizie di AKI sono monitorate dalla sezione 'agenzie straniere' della Sana e dalla sezione sicurezza che si occupa di controllare le fonti delle notizie.
La redattrice, che ha preferito restare anonima, ha aggiunto che "la neutralita' per cui si distingue AKI e' un fatto che contribuisce a considerarla una fonte importante di notizie, ma questa neutralita' non e' accettabile per le autorita' siriane dell'informazione e della sicurezza, dal momento che porta allo scoperto cio' che vorrebbe restare nascosto".
Gli fa eco il corrispondente in Siria del canale satellitare 'Al-Jazeera', Abd al-Hamid Tawfiq, secondo cui l'agenzia AKI "da' fastidio" alle autorita' di Damasco: "Abbiamo sentito dire dai nostri colleghi che non bisogna riferire le sue notizie", spiega, dicendosi stupito del fatto che il suo sito non sia ancora stato oscurato in Siria. "Secondo me la salva il fatto di essere un'agenzia europea, e in particolare italiana. Le autorita' non vogliono contrariare i nostri amici di Roma". Il presidente dell'Organizzazione Nazionale per i Diritti Umani in Siria Ammar Qurbi aggiunge che AKI "non e' un mezzo di informazione ostile alle autorita' siriane", mentre Edward Hashwa, assistente Segretario generale del Movimento dei Socialisti Arabi dell'opposizione ritiene che l'agenzia del gruppo GMC "cerca in modo 'morbido' di trasmettere i punti di vista di governo ed opposizione in ogni paese in cui lavora" ma proprio per questo "siccole non sostiene una particolare fazione politico, resta uno strumento informativo destestato in molti paesi".
Come ribadisce il portavoce della Commissione Araba per i Diritti Umani, Haytham Mannaa, "in un paese come la Siria dove e' negata la liberta' di manifestare e di riunione, una informazione obiettiva assume un valore simbolico e va sostenuta e salvaguardata".
La Siria e' fra i paesi con il piu' rigido controllo sul web che si traduce in una 'sorveglianza' sui navigatori oltre che a una censura diretta di molti siti di notizie. Le organizzazioni per i diritti umani e quelle di settore hanno piu' volte chiesto alle autorita' a porre fine a questa pratica politica, considerata un comportamento "repressivo della liberta' d'opinione e dei diritti umani", invitandole a dare forma a una stampa democratica basata sul principio del rispetto dell'opinione altrui. Tra i siti di notizie totalmente oscurati in Siria figurano quelli di Al-Sharq al-Awsat e Al-Quds al-'Arabi (Londra), Al-Mustaqbal e Al-Nahar (Libano) ed Al-Siyasa (Kuwait), Arab Times, Elaph, Islam Online, e della tv di Beirut Al-Mustaqbal.
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