Regione Lombardia a famiglia Englaro: ignoreremo la Corte d'Appello e la Cassazione, niente sospensione trattamenti
"Il personale sanitario non puo' sospendere l'idratazione e l'alimentazione artificiale di Eluana Englaro. Verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio". E' questa in sostanza la risposta ufficiale che il direttore generale della Sanita' della Regione Lombardia, Carlo Lucchina da', in una lettera al padre di Eluana Englaro, all'istanza presentata dai legali della famiglia. "La richiesta da Lei avanzata on puo' essere esaudita in quanto le strutture sanitarie sono deputate alla presa in carico diagnostico - assistenziale dei pazienti. In tali strutture, hospice compresi, deve inoltre essere garantita l'assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone". Nella lettera viene inoltre sottolineato come "negli hospice possano essere accolti solo malati in fase terminale". "Il personale sanitario che procedesse, in una delle strutture del Servizio Sanitario, alla sospensione dell'idratazione e alimentazione artificiale - scrive ancora il direttore generale della Sanita' lombarda - verrebbe dunque meno ai propri obblighi professionali e di servizio anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiede l'esecuzione, non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati".
'Ormai e' solo una questione legale: c'e' un decreto e deve essere eseguito, quindi seguiremo tutte le vie legali perche' cio' avvenga'. E' l'unico commento alla risposta della Regione del padre di Eluana, Beppino Englaro. 'Noi andremo fino in fondo, perche' e' questa la strada che stiamo seguendo. Ora vedremo dal punto di vista legale come superare quest'altro ostacolo'.
Vietato esaudire la richiesta di Beppino Englaro nelle strutture lombarde del servizio sanitario? "Credo che Lucchina dia un'interpretazione che va verificata negli aspetti di legittimita' formale e di possibile interferenza nel rapporto medico-paziente". Amedeo Bianco, presidente degli ordini dei medici (Fnomceo), chiede di "evitare sia di parlare che di commentare sopra le righe la vicenda Englaro: si tratta di una situazione delicata e particolarissima". Ma prende le distanze dalla posizione espressa dal direttore generale alla Sanita' della Regione Lombardia, che ha risposto con una lettera a Beppino Englaro, chiarendo che nelle strutture sanitarie lombarde non sara' possibile interrompere l'alimentazione della figlia, in coma irreversibile da 16 anni. Questo, nonostante una sentenza della Corte d'Appello di Milano che lo scorso luglio ha autorizzato a staccare le macchine. "Credo- afferma Bianco- che le strutture sanitarie debbano operare nella massima disponibilita' verso i pazienti, ovviamente nel rispetto delle leggi". Quella di Lucchina "mi sembra, tra le tante obiezioni possibili all'interruzione di alimentazione e idratazione, quella che meno convince", continua. Bianco, che precisa di parlare "sul piano personale", lamenta soprattutto un'invasione di campo: "L'aspetto che meno mi convince e' che le parole di Lucchina dettano le regole di una relazione, quella medico-paziente, che invece e' una questione 'intima', delicata. Devono essere il medico, i familiari, nell'ambito delle leggi vigenti, ad esprimersi".
Beppino Englaro dovrebbe prendere atto della decisione delle autorita' sanitarie della Lombardia e cooperare con loro nel curare Eluana. A chiederlo e' il 'ministro della sanita'' della Santa Sede, card. Lozano Barragan. "La vita - ha dichiarato il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria - va difesa in ogni momento fino al naturale tramonto. E anche quella di Eluana e' una vita da rispettare, ci si batta per curarla. Se il papa' staccasse la spina commetterebbe un assassinio. L'assistenza non va sospesa. Bisogna battersi per ottenere la situazione piu' consona, che non consiste nell'assassinio della ragazza ma nel mantenerla in vita. Chi lotta per la vita compie un cammino piu' dignitoso".
"La posizione assunta dalla regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro e' assolutamente condivisibile e pienamente conforme alla legge". Lo afferma Isabella Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera. "Una istituzione pubblica non puo' rendersi complice di un omicidio. Comprendiamo il dolore e l'angoscia del padre di Eluana, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che la questione va oltre la tragica vicenda che lo coinvolge. Si parla del rispetto della vita, principio inviolabile e intangibile per i laici, oltreche' sacro per i credenti, secondo il quale qualunque vita, anche la piu' sfortunata, la piu' penalizzante, deve essere considerata degna di essere vissuta fino alla sua terminazione naturale. Nessun essere umano puo' arrogarsi il diritto di togliere la vita a un altro individuo".
La presa di posizione della Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro "e' ineccepibile, ma evidenzia ancora una volta la necessita' di mettere ordine sulla materia del fine vita, che se affidata a sentenze e pronunciamenti giudiziari e' destinata a creare uno stato di conflittualita' permanente, non solo tra i poteri dello Stato". Lo afferma in una nota Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl. "In questa direzione - dice - c'e' buona volonta' da parte di tutti, come da ultimo dimostrano le prese di posizione che hanno fatto seguito all'articolo dell'Osservatore Romano. Il Parlamento ha gia' dimostrato di volersi assumere le proprie responsabilita', e da parte del Senato c'e' l'impegno esplicito e ufficiale ad arrivare ad una legge entro la fine dell'anno. Sarebbe dunque il caso di non accanirsi ulteriormente - conclude Quagliariello - perche' se si giungera' all'approvazione di una legge vorra' dire che con la buona volonta' sara' stato raggiunto un grande obiettivo civile che oltrepassa le distinzioni di fede e di ideologia".
Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro, consiglieri dei Verdi in Regione Lombardia, chiedono al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni "di intervenire immediatamente presso le strutture sanitarie della Lombardia perch, diano esecuzione al provvedimento dell`autorità giudiziaria per quanto riguarda la vicenda di Eluana Englaro". Secondo i due esponenti ambientalisti "Non è compito della Regione intervenire n, sulla questione morale n, sulle decisioni della Magistratura. Non aggiungiamo dolore alla disperazione di un padre che si vede costretto a cercare un ospedale che ponga fine all`accanimento terapeutico verso le figlia". "E` sconcertante e immorale - concludono - che per far rispettare le leggi del nostro paese Beppino Englaro debba rivolgersi a un`altra regione.
"La risposta della Regione Lombardia e' un atto gravemente illecito e lesivo del diritto fondamentale a ricevere dall'ente pubblico a cio' preposto trattamenti sanitari conformati a quanto stabilito legalmente in sede giudiziaria". Lo afferma, in una nota, Vittorio Angiolini, l'avvocato della famiglia Englaro, in merito al 'no' della Regione a trovare una struttura dove sospendere le cure per Eluana. "La Regione non puo' ribellarsi a pronunce giurisdizionali, di cui essa non contesta l'esecutivita' - continua - per rifiutarsi di dar corso all'esecuzione dei trattamenti disposta dal tutore, col consenso del Curatore speciale, a cio' autorizzati dalla Corte d'Appello di Milano". "Il rifiuto della Regione - si sostiene - e' rilevante dal punto di vista dell'art.288, comma 2 c.p. (mancata esecuzione provvedimenti del giudice) oltre che di altre norme penali che puniscono l'elusione o la violazione delle decisioni giudiziarie". E ancora, secondo Angiolini, "il comportamento regionale costituisce un precedente da segnalare, sia quanto alla circostanza che la regione si riserva di impossessarsi di ogni decisione sui trattamenti sanitari invasivi della sfera personale degli utenti, discostandosi d'arbitrio e in dispregio della Costituzione da puntuali previsioni legali, sia quanto alla cancellazione dell'autonomia professionale del medico". "La regione - e' scritto ancora nella nota - pretende infatti di pronunciarsi essa stessa, come ente politico - amministrativo, su quali saino i criteri di esercizio della professione da parte dei singoli medici che lavorano nel servizio sanitario nazionale, spingendosi a promettere eventuali sanzioni disciplinari, nel riferirsi a 'obblighi di servizio' a quei medici che, come peraltro doveroso, intendessero ottemperare a quanto stabilito legalmente dalla cassazione e dalla Corte d'Appello di Milano".
La comprensione per la sofferenza della famiglia non cambia l'opinione del presidente della Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro, che si appella al Parlamento. "Ritengo che il Parlamento possa affrontare questi temi nel rispetto della dignita' della persona, della sua effettiva e certa volonta' e del rapporto di cura che lega il malato al proprio medico", dichiara in una nota Roberto Formigoni. "Prima di tutto intendo manifestare la mia comprensione per la difficile e sofferta situazione della famiglia di Eluana - aggiunge - ma le leggi nazionali, il codice deontologico dei medici, la determinazione del Comitato Nazionale di Bioetica del 2005, nonche' la mia personale convinzione mi impediscono di immaginare di sospendere l'alimentazione, l'idratazione e l'assistenza a Eluana come a qualsiasi altro essere umano". Formigoni ricorda inoltre che il procedimento giurisdizionale ha ancora "delle pronunce possibili e, comunque, il provvedimento della Corte di Appello di Milano, non determina chi e dove deve dare esecuzione allo stesso. Ricordo, altresi' - aggiunge Formigoni - che Eluana non ha bisogno dell'ausilio di apparecchiature meccaniche per sopravvivere e non e' in stato terminale".
La senatrice Emanuela Baio Dossi (Pd) si dice d'accordo con la Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro e sottolinea la necessità di approvare velocemente in Parlamento una legge sul testamento biologico con consenso trasversale agli schieramenti. "Mi trovo d'accordo con la Regione Lombardia perch, sono contraria alla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione: non sono aspetti sanitari, ma assistenziali", afferma Baio Dossi. "Di fronte al caso di Eluana Englaro e ai casi precedenti c'è bisogno di approvare una legge sul testamento biologico", aggiunge. L'esponente 'teodem' del Partito democratico ha presentato un disegno di legge in materia, analogo a quello presentato alla Camera dei deputati da Paola Binetti. "Bisogna andare incontro alla sofferenza delle famiglie coinvolte, rispettare la vita e ricreare un rapporto di fiducia tra paziente, medico e famigliari", spiega Baio Dossi. "La legge deve essere condivisa. Se ci dividiamo in Parlamento rischiamo di creare divisione nella società. Mi auguro un'ampia maggioranza trasversale che approvi un buon disegno di legge. Sediamoci attorno a un tavolo e prendiamo gli aspetti positivi di ogni disegno di legge già presentato". Nessuna divergenza all'interno del Pd? "Sono certa di trovarmi d'accordo con molti colleghi di Pdl e Lega, ma sono certa di trovarmi in sintonia anche con molti colleghi del mio stesso partito", risponde la senatrice.
Il nuovo capitolo del caso Englaro "conferma che, sui temi bioetici, il disordine e l'incertezza normativa regnano sovrane, rendendo possibile (e in qualche modo inevitabile) che ogni regione, ogni tribunale e ogni ospedale decida in modo autonomo e arbitrario quali diritti riconoscere o negare ai medici e ai pazienti". Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl. "Se occorre dunque arginare il disordine - prosegue - occorre peró, a maggiore ragione, evitare che ad essere istituito sia un 'ordine' fondato sulla negazione della libertà terapeutica. Se, al di là del caso Englaro, la Lombardia decidesse di 'proibire' la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale (cioè di atti inequivocabilmente consentiti dal codice di deontologia medica, quando siano richiesti da parte dei pazienti), non saremmo in presenza di una maggiore tutela del diritto alla vita, quanto di un ulteriore pregiudizio arrecato alla libertà terapeutica dei pazienti e al diritto dei medici di operare secondo scienza e coscienza".
'Totale solidarieta' alla famiglia Englaro'. Ad esprimerla e' Paolo Ferrero (Prc), affermando che la decisione della Regione Lombardia 'equivale ad un accanimento terapeutico'. 'Esprimo la mia piena e totale solidarieta' alla famiglia di Eluana Englaro. Quello che, in merito al suo drammatico caso, prefigura con la sua decisione la Regione Lombardia, e' - conclude Ferrero in una nota - a tutti gli effetti, accanimento terapeutico e, in quanto tale, al di fuori di qualsiasi regola e principio di umanita''.
'Siamo in imbarazzo'. Sintetizza cosi' Roberto Anzalone, presidente dell'Ordine dei medici di Milano la posizione dei camici bianchi in merito al caso Englaro. Soprattutto dopo che la Regione Lombardia ha dichiarato ufficialmente che il personale sanitario non puo' sospendere l'idratazione e l'alimentazione forzata che tiene in vita Eluana, la donna di Lecco in stato vegetativo permanente da 16 anni, in quanto verrebbe meno agli obblighi professionali e di servizio. 'La nostra e' una posizione difficile e rischiosa', ribadisce. 'Capiamo la famiglia Englaro e la tragedia che hanno vissuto e che li ha portati a fare una simile richiesta, ma un medico non puo' sopprimere nessuno. Per noi e' inaccettabile la richiesta di lasciar morire Eluana', conclude.
'Sono stupito nell'apprendere che la Regione Lombardia sia diventata un organo giudicante e che pertanto possa entrare in contraddittorio con la cassazione e la Corte d'Appello di Milano'. E' il commento ironico di Mario Riccio, il medico che stacco' il respiratore a Piergiorgio Welby, sulla risposta che la Regione Lombardia ha dato al padre di Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo permanente dal 1992, dopo la diffida per la mancata indicazione di una struttura che possa ospitare la figlia dopo l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali. La Regione, tramite il direttore generale dell'assessorato alla Sanita', ha spiegato al signor Englaro che il personale sanitario non puo' sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia perche' 'verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio'.
Per i medici e' inaccettabile il diktat regionale sul caso Englaro. e' quanto dichiara Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici. "E' sorprendente la posizione dell'Assessorato alla Sanita' della Regione Lombardia che nega la possibilita' per i medici di sospendere l'idratazione e l'alimentazione artificiale del paziente in quanto verrebbero meno ai loro obblighi professionali e di servizio - sottolinea Cozza in una nota - Le sentenze vanno applicate nel rispetto della legge, e comunque il medico non puo' e non deve essere costretto dalla burocrazia regionale a ostinarsi in trattamenti dignostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualita' della vita, anche tenendo conto delle volonta' del paziente". "E' inaccetabile - conclude - che una Regione obblighi i medici a violare decisioni giudiziare e a comportamenti che contrastano con il codice dentologico, calpestando l'autonomia professionale".
La morte e di conseguenza la vita umana, in termini scientifici, sono legati alla capacita' o meno di rispondere agli stimoli esterni: se un individuo dopo un certo lasso di tempo non risponde piu' agli stimoli esterni, e' morto per aver perso l'autocoscienza, caratteristica dell'umano. A parlare e' il genetista, ematologo e direttore scientifico dell'ITT, l'Istituto Toscano Tumori, Lucio Luzzatto che ci tiene a precisare, "Eluana non e' in coma, non e' morta ma ha perso la funzione corticale, e' nello stato vegetativo, ha una terribile invalidita': il caso si pone per l'alimentazione forzata come accanimento terapeutico". E qui vale la volonta' della persona e pertanto il testamento biologico. Ritornato cinque anni fa in Italia dopo una intensa attivita' negli Stati Uniti presso il 'Memorial Sloan Kettering Cancer Center' di New York, Luzzatto distingue dunque i diversi casi clinici pur avvertendo che 'la morte cerebrale' non e' il suo campo. "E' indubbio che se una persona - dice l'oncologo di fama mondiale - non risponde piu' agli stimoli esterni per un certo lasso di tempo, e' morta: ed e' del tutto irrilevante che abbia o non abbia il battito cardiaco. Non ha senso, per me, dire che se stacchi la spina il paziente muore perche' e' gia' morto". Non e' poi "affatto vero che ci siano stati progressi tali da poter dire che, io non ne ho conoscenza - aggiunge - l'elettroecefalogramma piatto non basta piu' per decretare la morte di una persona". Ovvio che prima di arrivare alla prognosi infausta di 'morte cerebrale' si ripetono una serie di esami per un certo lasso di tempo. "Orbene se una persona non risponde piu' agli stimoli esterni e' morta e non e' piu' viva - nota ancora Luzzatto - posso dire che e' viva se, quando risponde agli stimoli esterni: si puo' cominciare per me a parlare di persona umana a 20 giorni dalla fecondazione, in quanto prima non c'e' neanche l'abbozzo del sistema nervoso e se la caratteristica della persona umana e' l'autocoscienza prima dei 20 giorni non c'e' nemmeno il substrato fisico per averla". Su queste delicate materie, "l'inizio della vita umana come anche la fine della vita umana - conclude Luzzatto - chi decide e' la legge: il compito di farla e' del Parlamento espressione della collettivita' o della maggioranza della collettivita' e non un di assoluto".
Dal Pd lombardo arriva una dura condanna al pronunciamento della Regione Lombardia sul caso Englaro. La decisione, comunicata dal direttore sanitario regionale Carlo Lucchina, di non permettere l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione che tengono in vita Eluana in una struttura sanitaria lombarda e', secondo Ardemia Oriani, consigliere regionale del Pd, "una risposta che lascia sola la famiglia Englaro, che non risolve il problema e che rischia di ridurre se non annullare la possibilita' di accogliere Eluana nel suo percorso verso la morte naturale in una struttura sanitaria della regione". Mentre per Maria Grazia Fabrizio, anche lei consigliere regionale del Pd "tutto cio' dimostra che c'e' bisogno della legge sul testamento biologico, che va sostenuta e sollecitata trasversalmente. Senza questo strumento e' difficile per i cittadini affrontare un argomento cosi' delicato. Il problema va trattato nelle sedi opportune che sono le aule parlamentari. Serve quanto prima una posizione legislativa chiara che tolga dalle responsabilita' personali".
'Ormai e' solo una questione legale: c'e' un decreto e deve essere eseguito, quindi seguiremo tutte le vie legali perche' cio' avvenga'. E' l'unico commento alla risposta della Regione del padre di Eluana, Beppino Englaro. 'Noi andremo fino in fondo, perche' e' questa la strada che stiamo seguendo. Ora vedremo dal punto di vista legale come superare quest'altro ostacolo'.
Vietato esaudire la richiesta di Beppino Englaro nelle strutture lombarde del servizio sanitario? "Credo che Lucchina dia un'interpretazione che va verificata negli aspetti di legittimita' formale e di possibile interferenza nel rapporto medico-paziente". Amedeo Bianco, presidente degli ordini dei medici (Fnomceo), chiede di "evitare sia di parlare che di commentare sopra le righe la vicenda Englaro: si tratta di una situazione delicata e particolarissima". Ma prende le distanze dalla posizione espressa dal direttore generale alla Sanita' della Regione Lombardia, che ha risposto con una lettera a Beppino Englaro, chiarendo che nelle strutture sanitarie lombarde non sara' possibile interrompere l'alimentazione della figlia, in coma irreversibile da 16 anni. Questo, nonostante una sentenza della Corte d'Appello di Milano che lo scorso luglio ha autorizzato a staccare le macchine. "Credo- afferma Bianco- che le strutture sanitarie debbano operare nella massima disponibilita' verso i pazienti, ovviamente nel rispetto delle leggi". Quella di Lucchina "mi sembra, tra le tante obiezioni possibili all'interruzione di alimentazione e idratazione, quella che meno convince", continua. Bianco, che precisa di parlare "sul piano personale", lamenta soprattutto un'invasione di campo: "L'aspetto che meno mi convince e' che le parole di Lucchina dettano le regole di una relazione, quella medico-paziente, che invece e' una questione 'intima', delicata. Devono essere il medico, i familiari, nell'ambito delle leggi vigenti, ad esprimersi".
Beppino Englaro dovrebbe prendere atto della decisione delle autorita' sanitarie della Lombardia e cooperare con loro nel curare Eluana. A chiederlo e' il 'ministro della sanita'' della Santa Sede, card. Lozano Barragan. "La vita - ha dichiarato il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale sanitaria - va difesa in ogni momento fino al naturale tramonto. E anche quella di Eluana e' una vita da rispettare, ci si batta per curarla. Se il papa' staccasse la spina commetterebbe un assassinio. L'assistenza non va sospesa. Bisogna battersi per ottenere la situazione piu' consona, che non consiste nell'assassinio della ragazza ma nel mantenerla in vita. Chi lotta per la vita compie un cammino piu' dignitoso".
"La posizione assunta dalla regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro e' assolutamente condivisibile e pienamente conforme alla legge". Lo afferma Isabella Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera. "Una istituzione pubblica non puo' rendersi complice di un omicidio. Comprendiamo il dolore e l'angoscia del padre di Eluana, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che la questione va oltre la tragica vicenda che lo coinvolge. Si parla del rispetto della vita, principio inviolabile e intangibile per i laici, oltreche' sacro per i credenti, secondo il quale qualunque vita, anche la piu' sfortunata, la piu' penalizzante, deve essere considerata degna di essere vissuta fino alla sua terminazione naturale. Nessun essere umano puo' arrogarsi il diritto di togliere la vita a un altro individuo".
La presa di posizione della Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro "e' ineccepibile, ma evidenzia ancora una volta la necessita' di mettere ordine sulla materia del fine vita, che se affidata a sentenze e pronunciamenti giudiziari e' destinata a creare uno stato di conflittualita' permanente, non solo tra i poteri dello Stato". Lo afferma in una nota Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl. "In questa direzione - dice - c'e' buona volonta' da parte di tutti, come da ultimo dimostrano le prese di posizione che hanno fatto seguito all'articolo dell'Osservatore Romano. Il Parlamento ha gia' dimostrato di volersi assumere le proprie responsabilita', e da parte del Senato c'e' l'impegno esplicito e ufficiale ad arrivare ad una legge entro la fine dell'anno. Sarebbe dunque il caso di non accanirsi ulteriormente - conclude Quagliariello - perche' se si giungera' all'approvazione di una legge vorra' dire che con la buona volonta' sara' stato raggiunto un grande obiettivo civile che oltrepassa le distinzioni di fede e di ideologia".
Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro, consiglieri dei Verdi in Regione Lombardia, chiedono al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni "di intervenire immediatamente presso le strutture sanitarie della Lombardia perch, diano esecuzione al provvedimento dell`autorità giudiziaria per quanto riguarda la vicenda di Eluana Englaro". Secondo i due esponenti ambientalisti "Non è compito della Regione intervenire n, sulla questione morale n, sulle decisioni della Magistratura. Non aggiungiamo dolore alla disperazione di un padre che si vede costretto a cercare un ospedale che ponga fine all`accanimento terapeutico verso le figlia". "E` sconcertante e immorale - concludono - che per far rispettare le leggi del nostro paese Beppino Englaro debba rivolgersi a un`altra regione.
"La risposta della Regione Lombardia e' un atto gravemente illecito e lesivo del diritto fondamentale a ricevere dall'ente pubblico a cio' preposto trattamenti sanitari conformati a quanto stabilito legalmente in sede giudiziaria". Lo afferma, in una nota, Vittorio Angiolini, l'avvocato della famiglia Englaro, in merito al 'no' della Regione a trovare una struttura dove sospendere le cure per Eluana. "La Regione non puo' ribellarsi a pronunce giurisdizionali, di cui essa non contesta l'esecutivita' - continua - per rifiutarsi di dar corso all'esecuzione dei trattamenti disposta dal tutore, col consenso del Curatore speciale, a cio' autorizzati dalla Corte d'Appello di Milano". "Il rifiuto della Regione - si sostiene - e' rilevante dal punto di vista dell'art.288, comma 2 c.p. (mancata esecuzione provvedimenti del giudice) oltre che di altre norme penali che puniscono l'elusione o la violazione delle decisioni giudiziarie". E ancora, secondo Angiolini, "il comportamento regionale costituisce un precedente da segnalare, sia quanto alla circostanza che la regione si riserva di impossessarsi di ogni decisione sui trattamenti sanitari invasivi della sfera personale degli utenti, discostandosi d'arbitrio e in dispregio della Costituzione da puntuali previsioni legali, sia quanto alla cancellazione dell'autonomia professionale del medico". "La regione - e' scritto ancora nella nota - pretende infatti di pronunciarsi essa stessa, come ente politico - amministrativo, su quali saino i criteri di esercizio della professione da parte dei singoli medici che lavorano nel servizio sanitario nazionale, spingendosi a promettere eventuali sanzioni disciplinari, nel riferirsi a 'obblighi di servizio' a quei medici che, come peraltro doveroso, intendessero ottemperare a quanto stabilito legalmente dalla cassazione e dalla Corte d'Appello di Milano".
La comprensione per la sofferenza della famiglia non cambia l'opinione del presidente della Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro, che si appella al Parlamento. "Ritengo che il Parlamento possa affrontare questi temi nel rispetto della dignita' della persona, della sua effettiva e certa volonta' e del rapporto di cura che lega il malato al proprio medico", dichiara in una nota Roberto Formigoni. "Prima di tutto intendo manifestare la mia comprensione per la difficile e sofferta situazione della famiglia di Eluana - aggiunge - ma le leggi nazionali, il codice deontologico dei medici, la determinazione del Comitato Nazionale di Bioetica del 2005, nonche' la mia personale convinzione mi impediscono di immaginare di sospendere l'alimentazione, l'idratazione e l'assistenza a Eluana come a qualsiasi altro essere umano". Formigoni ricorda inoltre che il procedimento giurisdizionale ha ancora "delle pronunce possibili e, comunque, il provvedimento della Corte di Appello di Milano, non determina chi e dove deve dare esecuzione allo stesso. Ricordo, altresi' - aggiunge Formigoni - che Eluana non ha bisogno dell'ausilio di apparecchiature meccaniche per sopravvivere e non e' in stato terminale".
La senatrice Emanuela Baio Dossi (Pd) si dice d'accordo con la Regione Lombardia sul caso di Eluana Englaro e sottolinea la necessità di approvare velocemente in Parlamento una legge sul testamento biologico con consenso trasversale agli schieramenti. "Mi trovo d'accordo con la Regione Lombardia perch, sono contraria alla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione: non sono aspetti sanitari, ma assistenziali", afferma Baio Dossi. "Di fronte al caso di Eluana Englaro e ai casi precedenti c'è bisogno di approvare una legge sul testamento biologico", aggiunge. L'esponente 'teodem' del Partito democratico ha presentato un disegno di legge in materia, analogo a quello presentato alla Camera dei deputati da Paola Binetti. "Bisogna andare incontro alla sofferenza delle famiglie coinvolte, rispettare la vita e ricreare un rapporto di fiducia tra paziente, medico e famigliari", spiega Baio Dossi. "La legge deve essere condivisa. Se ci dividiamo in Parlamento rischiamo di creare divisione nella società. Mi auguro un'ampia maggioranza trasversale che approvi un buon disegno di legge. Sediamoci attorno a un tavolo e prendiamo gli aspetti positivi di ogni disegno di legge già presentato". Nessuna divergenza all'interno del Pd? "Sono certa di trovarmi d'accordo con molti colleghi di Pdl e Lega, ma sono certa di trovarmi in sintonia anche con molti colleghi del mio stesso partito", risponde la senatrice.
Il nuovo capitolo del caso Englaro "conferma che, sui temi bioetici, il disordine e l'incertezza normativa regnano sovrane, rendendo possibile (e in qualche modo inevitabile) che ogni regione, ogni tribunale e ogni ospedale decida in modo autonomo e arbitrario quali diritti riconoscere o negare ai medici e ai pazienti". Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl. "Se occorre dunque arginare il disordine - prosegue - occorre peró, a maggiore ragione, evitare che ad essere istituito sia un 'ordine' fondato sulla negazione della libertà terapeutica. Se, al di là del caso Englaro, la Lombardia decidesse di 'proibire' la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale (cioè di atti inequivocabilmente consentiti dal codice di deontologia medica, quando siano richiesti da parte dei pazienti), non saremmo in presenza di una maggiore tutela del diritto alla vita, quanto di un ulteriore pregiudizio arrecato alla libertà terapeutica dei pazienti e al diritto dei medici di operare secondo scienza e coscienza".
'Totale solidarieta' alla famiglia Englaro'. Ad esprimerla e' Paolo Ferrero (Prc), affermando che la decisione della Regione Lombardia 'equivale ad un accanimento terapeutico'. 'Esprimo la mia piena e totale solidarieta' alla famiglia di Eluana Englaro. Quello che, in merito al suo drammatico caso, prefigura con la sua decisione la Regione Lombardia, e' - conclude Ferrero in una nota - a tutti gli effetti, accanimento terapeutico e, in quanto tale, al di fuori di qualsiasi regola e principio di umanita''.
'Siamo in imbarazzo'. Sintetizza cosi' Roberto Anzalone, presidente dell'Ordine dei medici di Milano la posizione dei camici bianchi in merito al caso Englaro. Soprattutto dopo che la Regione Lombardia ha dichiarato ufficialmente che il personale sanitario non puo' sospendere l'idratazione e l'alimentazione forzata che tiene in vita Eluana, la donna di Lecco in stato vegetativo permanente da 16 anni, in quanto verrebbe meno agli obblighi professionali e di servizio. 'La nostra e' una posizione difficile e rischiosa', ribadisce. 'Capiamo la famiglia Englaro e la tragedia che hanno vissuto e che li ha portati a fare una simile richiesta, ma un medico non puo' sopprimere nessuno. Per noi e' inaccettabile la richiesta di lasciar morire Eluana', conclude.
'Sono stupito nell'apprendere che la Regione Lombardia sia diventata un organo giudicante e che pertanto possa entrare in contraddittorio con la cassazione e la Corte d'Appello di Milano'. E' il commento ironico di Mario Riccio, il medico che stacco' il respiratore a Piergiorgio Welby, sulla risposta che la Regione Lombardia ha dato al padre di Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo permanente dal 1992, dopo la diffida per la mancata indicazione di una struttura che possa ospitare la figlia dopo l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali. La Regione, tramite il direttore generale dell'assessorato alla Sanita', ha spiegato al signor Englaro che il personale sanitario non puo' sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia perche' 'verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio'.
Per i medici e' inaccettabile il diktat regionale sul caso Englaro. e' quanto dichiara Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici. "E' sorprendente la posizione dell'Assessorato alla Sanita' della Regione Lombardia che nega la possibilita' per i medici di sospendere l'idratazione e l'alimentazione artificiale del paziente in quanto verrebbero meno ai loro obblighi professionali e di servizio - sottolinea Cozza in una nota - Le sentenze vanno applicate nel rispetto della legge, e comunque il medico non puo' e non deve essere costretto dalla burocrazia regionale a ostinarsi in trattamenti dignostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualita' della vita, anche tenendo conto delle volonta' del paziente". "E' inaccetabile - conclude - che una Regione obblighi i medici a violare decisioni giudiziare e a comportamenti che contrastano con il codice dentologico, calpestando l'autonomia professionale".
La morte e di conseguenza la vita umana, in termini scientifici, sono legati alla capacita' o meno di rispondere agli stimoli esterni: se un individuo dopo un certo lasso di tempo non risponde piu' agli stimoli esterni, e' morto per aver perso l'autocoscienza, caratteristica dell'umano. A parlare e' il genetista, ematologo e direttore scientifico dell'ITT, l'Istituto Toscano Tumori, Lucio Luzzatto che ci tiene a precisare, "Eluana non e' in coma, non e' morta ma ha perso la funzione corticale, e' nello stato vegetativo, ha una terribile invalidita': il caso si pone per l'alimentazione forzata come accanimento terapeutico". E qui vale la volonta' della persona e pertanto il testamento biologico. Ritornato cinque anni fa in Italia dopo una intensa attivita' negli Stati Uniti presso il 'Memorial Sloan Kettering Cancer Center' di New York, Luzzatto distingue dunque i diversi casi clinici pur avvertendo che 'la morte cerebrale' non e' il suo campo. "E' indubbio che se una persona - dice l'oncologo di fama mondiale - non risponde piu' agli stimoli esterni per un certo lasso di tempo, e' morta: ed e' del tutto irrilevante che abbia o non abbia il battito cardiaco. Non ha senso, per me, dire che se stacchi la spina il paziente muore perche' e' gia' morto". Non e' poi "affatto vero che ci siano stati progressi tali da poter dire che, io non ne ho conoscenza - aggiunge - l'elettroecefalogramma piatto non basta piu' per decretare la morte di una persona". Ovvio che prima di arrivare alla prognosi infausta di 'morte cerebrale' si ripetono una serie di esami per un certo lasso di tempo. "Orbene se una persona non risponde piu' agli stimoli esterni e' morta e non e' piu' viva - nota ancora Luzzatto - posso dire che e' viva se, quando risponde agli stimoli esterni: si puo' cominciare per me a parlare di persona umana a 20 giorni dalla fecondazione, in quanto prima non c'e' neanche l'abbozzo del sistema nervoso e se la caratteristica della persona umana e' l'autocoscienza prima dei 20 giorni non c'e' nemmeno il substrato fisico per averla". Su queste delicate materie, "l'inizio della vita umana come anche la fine della vita umana - conclude Luzzatto - chi decide e' la legge: il compito di farla e' del Parlamento espressione della collettivita' o della maggioranza della collettivita' e non un di assoluto".
Dal Pd lombardo arriva una dura condanna al pronunciamento della Regione Lombardia sul caso Englaro. La decisione, comunicata dal direttore sanitario regionale Carlo Lucchina, di non permettere l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione che tengono in vita Eluana in una struttura sanitaria lombarda e', secondo Ardemia Oriani, consigliere regionale del Pd, "una risposta che lascia sola la famiglia Englaro, che non risolve il problema e che rischia di ridurre se non annullare la possibilita' di accogliere Eluana nel suo percorso verso la morte naturale in una struttura sanitaria della regione". Mentre per Maria Grazia Fabrizio, anche lei consigliere regionale del Pd "tutto cio' dimostra che c'e' bisogno della legge sul testamento biologico, che va sostenuta e sollecitata trasversalmente. Senza questo strumento e' difficile per i cittadini affrontare un argomento cosi' delicato. Il problema va trattato nelle sedi opportune che sono le aule parlamentari. Serve quanto prima una posizione legislativa chiara che tolga dalle responsabilita' personali".
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