Sigarette elettroniche vietate senza ricetta: la criminalità ringrazia

In Australia il modello di controllo del tabacco e delle sigarette elettroniche ha raggiunto un punto di non ritorno. Come riporta Vaping Post, nel Paese il fumo tradizionale è calato ai minimi storici sulla carta, ma il mercato legale della nicotina è stato nel frattempo travolto da sigarette elettroniche e tabacco illegali, con miliardi di dollari che finiscono nelle casse della criminalità organizzata.
Il paradosso australiano è evidente: mentre le sigarette restano liberamente acquistabili, ottenere un prodotto da svapo regolamentato richiede una ricetta medica e la dispensazione in farmacia. L'Australia è l'unico Paese al mondo ad aver adottato questo modello prescrittivo per le sigarette elettroniche. Il ricercatore James Martin della Deakin University di Melbourne ha definito la situazione un vero e proprio "disastro totale", sostenendo che l'unica via d'uscita è legalizzare la vendita al consumo dei prodotti da svapo. Secondo le sue ricerche, il canale farmaceutico serve soltanto una piccola frazione degli stimati 1,5 milioni di australiani che usano lo svapo.
La logica di fondo è semplice: un mercato legale non funziona solo perché i prodotti sono teoricamente reperibili. Deve essere accessibile, conveniente e abbastanza competitivo da reggere il confronto sia con le sigarette sia con i prodotti da svapo illegali. Quando l'offerta regolamentata non soddisfa la domanda, il mercato non scompare: si sposta verso venditori informali, canali social, siti web e fornitori legati alla criminalità organizzata.
I dati confermano il fallimento della strategia proibizionista. Un sondaggio nazionale ha rilevato che l'87% degli utilizzatori di sigarette elettroniche ha aggirato completamente i canali legali. Secondo il medico e ricercatore Colin Mendelsohn, oltre il 90% delle sigarette elettroniche circolanti in Australia è privo di qualsiasi controllo sulla sicurezza. Il mercato illegale del tabacco vale ormai più di 4 miliardi di dollari australiani l'anno, e le entrate fiscali sul tabacco si sono quasi dimezzate rispetto al 2019, con perdite cumulative stimate in 10 miliardi di dollari australiani entro il 2029.
Le conseguenze non sono solo economiche. Negli ultimi mesi si sono registrati oltre 40 attentati incendiari contro negozi che vendevano tabacco e sigarette elettroniche illegali solo in Victoria. La criminalità organizzata, attirata dai margini elevati, ha scatenato una vera guerra di territorio per il controllo del mercato illecito della nicotina.
Le tasse altissime sulle sigarette — destinate ad aumentare del 5% all'anno — hanno allargato ulteriormente il divario di prezzo tra prodotti legali e alternative illegali, rendendo queste ultime ancora più attraenti. Chiudere i negozi visibili crea al massimo ostacoli temporanei: le transazioni si spostano in canali più difficili da monitorare, e ogni repressione aumenta sia il rischio che il guadagno per chi opera nell'illegalità.
Secondo i critici della politica australiana, il Paese ha trattato allo stesso modo la prevenzione giovanile e la cessazione del fumo negli adulti, vietando indiscriminatamente tutti i prodotti a base di nicotina a prescindere dal loro profilo di rischio. Il risultato è che il mercato legale della nicotina è stato di fatto ceduto alla criminalità organizzata, mentre i consumatori adulti vengono spinti verso prodotti non regolamentati e potenzialmente più pericolosi di quelli che avrebbero acquistato legalmente.