Giovedì 30 luglio 2026
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Solitudine e salute: 870mila morti l'anno nel mondo, come fumare 15 sigarette al giorno

MONDO
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L'isolamento sociale cronico uccide quanto il fumo. È quanto emerge dal Rapporto globale della Commissione sulle Relazioni Sociali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2025, citato da Quotidiano Sanità: la solitudine è associata a circa 871.000 decessi ogni anno nel mondo, ovvero circa 100 ogni ora. Un impatto sulla salute paragonabile, secondo l'OMS, a quello di fumare 15 sigarette al giorno.

 

I dati emergono anche da una meta-analisi pubblicata su Nature Human Behaviour, che ha esaminato i risultati di oltre 90 studi condotti su 2,2 milioni di persone. La ricerca evidenzia che la solitudine — intesa come sensazione soggettiva di disconnessione rispetto alle relazioni desiderate — aumenta del 14% il rischio di mortalità per qualunque causa, indipendentemente da altri fattori di rischio come obesità, sedentarietà o tabagismo. L'isolamento sociale oggettivo, ossia la mancanza concreta di una rete di relazioni, è invece associato a un rischio relativo di morte prematura superiore del 32%.

 

Secondo l'OMS, una persona su sei nel mondo si sente sola. Fra i giovani tra i 13 e i 29 anni, la quota di chi dichiara di provare solitudine oscilla tra il 17 e il 21%, con picchi tra gli adolescenti. Nei Paesi a basso reddito circa il 24% della popolazione riferisce questo stato, il doppio rispetto ai Paesi ad alto reddito, dove la percentuale si ferma intorno all'11%.

 

Al contrario, una rete di relazioni solida si conferma un fattore di protezione reale: favorisce il benessere psicologico, migliora la salute fisica e può aumentare fino al 50% le probabilità di vivere più a lungo. Le ricerche segnalano in particolare i benefici su malattie cardiovascolari, disturbi mentali e patologie croniche.

 

Per rispondere a questa emergenza di salute pubblica, diversi Paesi stanno sperimentando strumenti innovativi. Nel Regno Unito è stato istituito un Ministero della Solitudine; in Italia e in altri Paesi si sta diffondendo il modello della cosiddetta prescrizione sociale, attraverso cui i medici — accanto alle terapie tradizionali — possono indirizzare i pazienti verso attività comunitarie come gruppi di cammino, cori, laboratori o iniziative di volontariato.

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