Lunedì 14 settembre 2026
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Scommesse su trial clinici: esperti chiedono il divieto

AMERICHE - USA
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Due studiosi statunitensi di politica sanitaria, Y. Tony Yang della George Washington University e Aaron Kesselheim della Harvard Medical School, hanno pubblicato sulla rivista Science un appello per vietare i mercati di scommesse su sperimentazioni cliniche ancora in corso. Il bersaglio dei due ricercatori è il progetto pilota lanciato a luglio 2026 dalla piattaforma di prediction market Kalshi insieme ad AppliedXL, società di intelligence pubblica specializzata in dati farmaceutici.

 

Il servizio, come riportato dagli stessi promotori, consente di acquistare contratti binari sull'esito di trial clinici di fase avanzata e sulle decisioni di approvazione della Food and Drug Administration (FDA). Kalshi ha presentato l'iniziativa come uno strumento per rendere pubbliche informazioni normalmente riservate: secondo l'azienda, banche, fondi ed esperti di settore elaborano da tempo stime sulle probabilità di successo dei farmaci, ma tali valutazioni restano riservate agli addetti ai lavori. I contratti, spiega Kalshi, vengono listati solo dopo la chiusura dell'arruolamento dei pazienti nei trial, e la piattaforma ha introdotto alcune tutele: divieto di scommessa per i pazienti arruolati, per i dipendenti dell'azienda che conduce lo studio e dei suoi concorrenti, oltre al blocco - almeno inizialmente - dei trial che coinvolgono esclusivamente minori.

 

Yang e Kesselheim temono tuttavia che un prezzo pubblico e in continuo aggiornamento possa finire per condizionare il comportamento di partecipanti, coordinatori di studio e valutatori, alterando così l'integrità della raccolta dati. Gli autori richiamano il precedente del 2008, quando il presidente del comitato di monitoraggio della sicurezza di un trial sperimentale su un farmaco per l'Alzheimer trasmise informazioni riservate a un gestore di hedge fund. Come emerso dalle indagini della Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, il caso riguardava lo studio sul farmaco bapineuzumab sviluppato da Elan e Wyeth: il gestore ottenne dati riservati dal medico che presiedeva il comitato di sicurezza dello studio, riuscendo a realizzare guadagni e ad evitare perdite per un totale di 276 milioni di dollari, in quella che le autorità statunitensi definirono la più grande operazione di insider trading mai perseguita dalla SEC.

 

Sulla base di questo precedente, i due ricercatori propongono una serie di misure. Anzitutto, che le piattaforme di prediction market non elenchino contratti su trial ancora in corso finché i risultati non sono resi pubblici. Chiedono inoltre che la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'autorità statunitense che regola questi mercati, estenda ai trial clinici i propri poteri di divieto per motivi di interesse pubblico, già utilizzati in altri ambiti. Se questo non bastasse, secondo gli autori dovrebbe intervenire direttamente il Congresso con una legge specifica. Infine, propongono che gli sponsor delle sperimentazioni inseriscano clausole di divieto esplicito di trading nei contratti stipulati con investigatori clinici e fornitori coinvolti negli studi.

Il dibattito attorno a queste piattaforme non si limita al mondo accademico. Diverse testate statunitensi, tra cui NPR, hanno raccolto le perplessità di ricercatori e familiari di pazienti coinvolti nei trial, preoccupati che le quotazioni pubbliche possano generare pressioni improprie su chi partecipa agli studi o su chi li conduce. Kalshi, dal canto suo, ha respinto le critiche sostenendo che il rischio di insider trading sia più rilevante sul mercato azionario tradizionale che sulla propria piattaforma, e che le proprie salvaguardie - verifica dell'occupazione dei trader e sorveglianza di attività di mercato anomale - siano sufficienti a limitare gli abusi.

Gli autori dell'articolo su Science segnalano infine che Kalshi non è ancora disponibile in Australia, ma un commento pubblicato da MedicalRepublic ipotizza che piattaforme concorrenti possano espandersi in quel mercato, vista l'elevata propensione al gioco d'azzardo pro capite del paese.

 

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