Staminali, nel 2009 oltre 190 trapianti nel Lazio
Oltre 190 trapianti di cellule staminali emopoietiche, su un totale di 380 praticati nel Lazio, eseguiti nel solo 2009, dei quali 118 autologhi (cioe' con cellule proprie) e 72 allogenici (ovvero da donatore), erano stati 256 nel 2008: sono i numeri della Rete di Coordinameno Trapianti di Cellule Staminali Emopoietiche della Regione Lazio, il progetto che vede tre strutture d'eccellenza dell'ematologia romana - il Policlinico Umberto I, il Policlinico Universitario Agostino Gemelli e il San Camillo - avviare una intensa collaborazione allo scopo di offrire al paziente ematologico servizi sempre piu' efficienti e all'avanguardia, ma anche protocolli di terapia condivisi in base alle esperienze reciproche.
Presentata ufficialmente solo qualche mese fa' la Rete di Coordinamento vede anche la partecipazione dei centri ematologici distribuiti sul territorio regionale : l'Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, l'Ematologia dell'Ospedale di Viterbo-Ronciglione e l'Ematologia dell'Ospedale di Frosinone ed il supporto dell'Agenzia Regionale dei Trapianti e oggi con all'attivo oltre la meta' dell'intero numero di trapianti effettuati in regione, marcia a pieno regime.
Per la cura delle malattie ematologiche, 'la procedura trapiantologica allogenica e' in aumento - spiega all'Asca il professor Robin Foa' direttore del Centro ematologico del Policlinico Umberto I e presidente della Societa' europea di ematologia (EHA) - se fino a qualche anno fa' il trapianto veniva usato soprattutto per la cura della Leucemia Mieloide Cronica, per le Leucemie Acute e per l'aplasia midollare, piu' recentemente il suo impiego si e' esteso anche alla Leucemia Linfatica Cronica (LLC), la forma leucemica piu' frequente, nel mondo occidentale, nei mielomi, nei linfomi...
Oggi il trapianto e ' parte di un algoritmo di terapia. Di piu': il livello e la qualita' di vita si sono allungati, quindi - spiega - oggi possiamo trapiantare pazienti ad eta' impensabili fino a qualche tempo fa': trapiantiamo a 60, 65, persino a 70 anni e il paziente puo' ricevere cellule del donatore (linfociti) che hanno funzione immunoterapica dopo il trapianto '.
Ma cosa significa, alla prova dei fatti, una Rete di Coordinamento per i centri ematologici? 'Vuol dire soprattutto opportunita' uniformi per tutti pazienti ematologici - spiega Foa' - . Maggiore disponibilita' di posti letto, anche, perche' un paziente che non possa essere ricoverato in una struttura piu' piccola, come a Viterbo o Latina, ad esempio, puo' essere inviato da noi o in una delle altre Ematologie degli ospedali della Capitale che ne fanno parte. La stretta collaborazione tra le tre ematologie romane e le ematologie distribuite sul territorio regionale, permettera' al paziente di usufruire di un piano comune di cure e terapie che rendera' possibile il ritorno in tempi brevi a casa dove potra' essere seguito dall'assistenza domiciliare dell'ospedale della sua citta, evitando i lunghi periodi di convalescenza presso gli Ospedali romani, anche dopo procedure complesse quali il trapianto allogenico, migliorando la qualita' di vita per il paziente ed i suoi familiari. Significa approcci diagnostici e prognostici assai sofisticati per tutti e la possibilita' di una gestione clinica dei pazienti piu' personalizzata'. E significa anche 'controllo della qualita'', perche' questo prevede l'accordo siglato dai Centri ematologici.
'La motivazione che ha portato alla creazione di una rete dei trapianti - precisa Foa' - risiede nel fatto che si ritiene fondamentale in un mondo globale come il nostro, creare degli scambi di informazioni e professionalita' tra i centri di eccellenza che operano all'interno della rete, in modo da garantire una sempre migliore cura dei pazienti che affrontato il problema di trapianto di cellule staminali.
Infatti grazie alla costituzione delle rete si potranno garantire dei processi di cura comuni tra i vari centri, una maggiore condivisione delle competenze e delle conoscenze maturate dai professionisti che operano nelle strutture nonche' delle tecniche e metodologie utilizzate ed infine dei livelli di qualita' elevati finalizzati al raggiungimento dell'eccellenza riconosciuta a livello internazionale '.
I Centri afferenti al Coordinamento curano pazienti - sia adulti che bambini - che provengono da ogni parte del mondo e sono complessivamente accreditati a livello internazionale per ogni tipo di trapianto, da quello con cellule del cordone ombelicale, a quello da donatori non consanguinei, oltre che da familiari semi-compatibili.
In base ai dati pubblicati annualmente dal GITMO - Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, organismo che riunisce e governa il flusso dei dati che provengono dai Centri trapianto di tutto il Paese, la Rete di Coordinamento raggruppa il maggior numero di trapianti eseguiti nella Regione Lazio ed e' sicuramente una delle maggiori d'Europa.
'L'istituzione della rete e' una sfida importante per la realta' sanitaria della Regione Lazio,- conclude Foa' - la quale di fronte a delle problematiche altamente impegnative come i trapianti di midollo, ha deciso di rispondere attraverso scelte coraggiose ed innovative'. (Asca)
Presentata ufficialmente solo qualche mese fa' la Rete di Coordinamento vede anche la partecipazione dei centri ematologici distribuiti sul territorio regionale : l'Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, l'Ematologia dell'Ospedale di Viterbo-Ronciglione e l'Ematologia dell'Ospedale di Frosinone ed il supporto dell'Agenzia Regionale dei Trapianti e oggi con all'attivo oltre la meta' dell'intero numero di trapianti effettuati in regione, marcia a pieno regime.
Per la cura delle malattie ematologiche, 'la procedura trapiantologica allogenica e' in aumento - spiega all'Asca il professor Robin Foa' direttore del Centro ematologico del Policlinico Umberto I e presidente della Societa' europea di ematologia (EHA) - se fino a qualche anno fa' il trapianto veniva usato soprattutto per la cura della Leucemia Mieloide Cronica, per le Leucemie Acute e per l'aplasia midollare, piu' recentemente il suo impiego si e' esteso anche alla Leucemia Linfatica Cronica (LLC), la forma leucemica piu' frequente, nel mondo occidentale, nei mielomi, nei linfomi...
Oggi il trapianto e ' parte di un algoritmo di terapia. Di piu': il livello e la qualita' di vita si sono allungati, quindi - spiega - oggi possiamo trapiantare pazienti ad eta' impensabili fino a qualche tempo fa': trapiantiamo a 60, 65, persino a 70 anni e il paziente puo' ricevere cellule del donatore (linfociti) che hanno funzione immunoterapica dopo il trapianto '.
Ma cosa significa, alla prova dei fatti, una Rete di Coordinamento per i centri ematologici? 'Vuol dire soprattutto opportunita' uniformi per tutti pazienti ematologici - spiega Foa' - . Maggiore disponibilita' di posti letto, anche, perche' un paziente che non possa essere ricoverato in una struttura piu' piccola, come a Viterbo o Latina, ad esempio, puo' essere inviato da noi o in una delle altre Ematologie degli ospedali della Capitale che ne fanno parte. La stretta collaborazione tra le tre ematologie romane e le ematologie distribuite sul territorio regionale, permettera' al paziente di usufruire di un piano comune di cure e terapie che rendera' possibile il ritorno in tempi brevi a casa dove potra' essere seguito dall'assistenza domiciliare dell'ospedale della sua citta, evitando i lunghi periodi di convalescenza presso gli Ospedali romani, anche dopo procedure complesse quali il trapianto allogenico, migliorando la qualita' di vita per il paziente ed i suoi familiari. Significa approcci diagnostici e prognostici assai sofisticati per tutti e la possibilita' di una gestione clinica dei pazienti piu' personalizzata'. E significa anche 'controllo della qualita'', perche' questo prevede l'accordo siglato dai Centri ematologici.
'La motivazione che ha portato alla creazione di una rete dei trapianti - precisa Foa' - risiede nel fatto che si ritiene fondamentale in un mondo globale come il nostro, creare degli scambi di informazioni e professionalita' tra i centri di eccellenza che operano all'interno della rete, in modo da garantire una sempre migliore cura dei pazienti che affrontato il problema di trapianto di cellule staminali.
Infatti grazie alla costituzione delle rete si potranno garantire dei processi di cura comuni tra i vari centri, una maggiore condivisione delle competenze e delle conoscenze maturate dai professionisti che operano nelle strutture nonche' delle tecniche e metodologie utilizzate ed infine dei livelli di qualita' elevati finalizzati al raggiungimento dell'eccellenza riconosciuta a livello internazionale '.
I Centri afferenti al Coordinamento curano pazienti - sia adulti che bambini - che provengono da ogni parte del mondo e sono complessivamente accreditati a livello internazionale per ogni tipo di trapianto, da quello con cellule del cordone ombelicale, a quello da donatori non consanguinei, oltre che da familiari semi-compatibili.
In base ai dati pubblicati annualmente dal GITMO - Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, organismo che riunisce e governa il flusso dei dati che provengono dai Centri trapianto di tutto il Paese, la Rete di Coordinamento raggruppa il maggior numero di trapianti eseguiti nella Regione Lazio ed e' sicuramente una delle maggiori d'Europa.
'L'istituzione della rete e' una sfida importante per la realta' sanitaria della Regione Lazio,- conclude Foa' - la quale di fronte a delle problematiche altamente impegnative come i trapianti di midollo, ha deciso di rispondere attraverso scelte coraggiose ed innovative'. (Asca)
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