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 ITALIA - ITALIA - Suicidio assistito. Corte Costituzionale decide per la non punibilità
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26 settembre 2019 7:40
 
La Corte Costituzionale ha deciso la non punibilità, a determinate condizioni, dell'aiuto al suicidio, una decisione storica presa dai giudici "in attesa di un indispensabile intervento del legislatore", sottolinea la stessa Consulta. Undici mesi infatti non sono bastati: il periodo di tempo concesso dalla Corte Costituzione al Parlamento per legiferare in materia di suicidio assistito e fine vita è trascorso invano. Complice anche la crisi del governo giallo-verde, che ha portato alla nascita del nuovo esecutivo Pd-M5S, nessun provvedimento è stato adottato per colmare un vuoto normativo tutto italiano. Così il caso di Marco Cappato è tornato all'esame della Corte Costituzionale. L'udienza pubblica si è tenuta martedì 24 settembre, nella tarda serata di oggi la decisione. Il nodo giuridico da sciogliere era quello della legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicido che, per una norma che risale al 1930, nel Codice penale italiano è equiparato a quello di istigazione al suicidio. Furono i giudici della Corte d'Assise di Milano, al termine del processo contro l'esponente, a sollevare davanti alla Consulta una questione di legittimità costituzionale sull'articolo 580 del Codice penale. Ma, a sorpresa, nell'udienza del 24 ottobre 2018, anzichè affrontare la questione nel merito, i giudici costituzionali decisero di rimettere il caso nelle mani della politica.
Sospendendo il giudizio per un periodo di 11 mesi - termine scaduto, appunto, il 24 settembre - proprio "per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina" sul fine vita, rivedendo "l'attuale assetto normativo" che "lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". Ecco perchè la decisione fu quella "di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 ottobre 2019". Un appello ignorato dalla politica e dunque caduto nel vuoto. Oggi la Consulta ha deciso la non punibilità, a determinate condizioni, di "chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Anticipando alcuni punti chiave prima del deposito della sentenza, la Consulta ha anche indicato alcune condizioni e modalità specifiche, desumibili dalle norme dell'ordinamento, quali quelle sul consenso informato, le cure palliative, la sedazione profonda, ma ha sottolineato "in attesa di un indispensabile intervento del legislatore", sollecitando quindi ancora una volta il Parlamento, che ora però avrà la guida delle indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale da rispettare.

"Con la storica decisione di oggi, la Corte costituzionale fa ulteriore chiarezza sul tema dell'aiuto medico a morire, in linea con quanto giá affermato nell'ordinanza n. 207/2018, depenalizzando - alle condizioni previste in quella decisione - l'aiuto al suicidio: oggi come allora, dalla Corte si leva una parola chiara in favore della liberta' di scegliere e della protezione della dignita' personale". Lo afferma Monica Cirinna', senatrice PD e prima firmataria del ddl 1494, in tema di aiuto medico a morire. "Adesso e' il momento di agire - prosegue Cirinna' - leggeremo con attenzione la sentenza e lavoreremo per dare risposta alla domanda di riconoscimento che proviene dal corpo dei malati: il ddl a mia prima firma, appena depositato e che vede tra i cofirmatari importanti esponenti dell'attuale maggioranza, va nella direzione indicata dalla Corte, e sono sicura che il lavoro parlamentare contribuira' a garantirne il pieno rispetto, mantenendo come stella polare la dignita' delle persone", prosegue. "Una cosa e' certa: il Parlamento non puo' ostinarsi a decidere di non decidere, su un tema molto sentito e che investe la sfera piu' intima della vita personale. Lavorero' con determinazione per questo", conclude.

"Quello che chiediamo ora al Legislatore e' che chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato e non un medico". Lo afferma al'ANSA il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo la sentenza della Consulta che apre al suicidio assistito. "Prevedo - ha detto - che ci sara' una forte resistenza da parte del mondo medico".

"Da oggi in Italia siamo tutti piu' liberi, anche quelli che non sono d'accordo". Lo dichiara, in una nota Marco Cappato che ha aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito. "Ho aiutato Fabiano perche' ho considerato un mio dovere farlo. - aggiunge Cappato - La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. E' una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall'altra parte. Ora e' necessaria una legge".
Secondo l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni e coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato , "la Corte costituzionale apre la strada finalmente a una buona normativa per garantire a tutti il diritto di essere liberi fino alla fine, anche per chi non e' attaccato a una macchina ma e' affetto da patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, come previsto dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale depositata alla Camera dei Deputati nel 2013. Mi auguro che finalmente il Parlamento si faccia vivo. Noi andremo avanti, e invitiamo a unire - conclude Gallo - le forze laiche e liberali in occasione del Congresso dell'associazione Luca Coscioni dal 3 al 6 ottobre a Bari".
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