Tossicodipendenza. La lotta delle donne di Teheran
Periferia ovest di Teheran, sobborgo industriale, case non terminate e strade polverose. Dietro un cancello, in un edificio modesto, c'e' uno dei centri di riabilitazione per donne tossicodipendenti. Mina, Nahid e Saba sono alcune delle pazienti che hanno trovato la forza di chiedere aiuto per uscire dal tunnel della droga, ribellandosi all'idea di restare ai margini della societa', schiacciate da un segreto inconfessabile che le ha devastato la vita. A guidare il centro da due anni e' una donna coraggiosa, Massoumeh, coadiuvata da una squadra di infermiere. Sono loro la 'prima linea' nella lotta alla droga nella Repubblica islamica, una vera e propria piaga sociale. Sono loro che tentano di salvare le vite di ragazze o donne piu' mature sprofondate nell'abisso. Negli ultimi tempi in Iran, dove la societa' ha una forte impronta conservatrice, si e' iniziato a prendere coscienza del fenomeno, anche se c'e' ancora chi pensa che le donne che si drogano siano una "vergogna" per il paese e meritino la pena di morte. "La tossicodipendenza femminile e' un fenomeno invisibile ed e' la nostra sfida piu' grande", sostiene il ministro dell'Interno e capo Dipartimento per il Controllo della Droga, Abdolreza Rahmani Fazli.D'altronde i numeri della tossicodipendenza femminile nella Repubblica islamica sono allarmanti: su un totale di tre milioni di tossicodipendenti, 700mila sono donne, il doppio rispetto a due anni fa. "Si inizia a riconoscere che la tossicodipendenza e' una malattia, non un crimine. Ma per cambiare la mentalita' ci vuole tempo", afferma Massoumeh, spiegando che nella societa' iraniana la dipendenza da droghe e' un marchio terribile per una donna. Acquistare eroina, oppio o metanfetamina in cristalli in Iran e' molto facile vista la grande offerta sul mercato, malgrado la lotta senza quartiere del governo contro i narcotrafficanti, in particolare sul lato del confine con l'Afghanistan, il piu' grande produttore mondiale d'oppio. "Puoi trovare la droga in tutte le citta' dell'Iran. Qualsiasi cosa cerchi la puoi avere in pochi minuti", racconta Nahid, 27 anni, una delle ragazze ricoverate nel rehab di Teheran. A causa delle forti pressioni sociali, le iraniane si drogano in spazi frequentati solo da altre donne, come nei centri estetici, tra i luoghi piu' sorprendenti dello sballo. Molte di loro hanno rivelato di essere state spinte a provare la metanfetamina in cristalli dai racconti di altre clienti di questi centri che favoleggiavano sui suoi poteri dimagranti. Altre dai loro mariti, come Sepideh, 33 anni, che ha iniziato a drogarsi subito dopo il matrimonio, 14 anni fa. Promette che appena uscira' dal centro di riabilitazione chiedera' il divorzio, perche' il marito non ha intenzione di smettere. "Non ho assolutamente bisogno di un altro uomo. Il mio sogno piu' grande - racconta - e' avere buona salute e costruirmi una nuova vita".
La soluzione alla tossicodipendenza femminile - e' la convinzione che inizia a circolare in Iran - va ricercata innanzitutto nella presa di coscienza collettiva di questo fenomeno. Qualche passo avanti e' gia' stato fatto, spiega Massoumeh, ricordando che solo fino a pochi anni fa, insieme ad altre volontarie, aveva allestito una sorta di rehab in alcune tende in un bosco fuori Teheran. Oggi invece il governo si e' fatto promotore di una campagna anti-droga e sta chiedendo l'aiuto delle ong per affrontare il problema. Per Massoumeh, che non ha voluto rivelare il suo cognome ne' i particolari del centro, molto resta da fare. "Non ho sponsor ne' aiuti, ma la gente mi conosce e ci trova. Chi e' arrivato qui e' stato grazie al passaparola". Lo scoglio piu' grande per le donne che vivono nel centro e' tornare ad essere accettate dalle loro famiglie, una volta messa alle spalle la tossicodipendenza. Il lavoro di Massouleh si concentra proprio su questo aspetto. "Voglio che i miei genitori siano di nuovo orgogliosi di me. Ora mi hanno abbandonato", dice Sepideh. Proprio il rifiuto di famiglie e amici e' uno dei motivi principali che spesso porta le ex tossicodipendenti a ricadere nella droga. "Senza un sostegno sociale e della comunita' non si potra' mai risolvere il problema", conclude Massoumeh. Ma spesso, soprattutto fuori dalle grandi citta', sono le stesse autorita' a rifiutarsi di affrontare il problema, fornendo spiegazioni fantasiose a un problema che per troppi anni nella Repubblica islamica si e' volutamente ignorato e che ancora oggi trova forti resistenze. A una conferenza sulla droga che si e' svolta nei giorni scorsi ad Urmia, il direttore generale dell'Organizzazione statale per il welfare nella provincia settentrionale dell'Azerbaijan occidentale, Razieh Khodadust, prendendo la parola, ha dichiarato che "la tossicodipendenza delle donne e' una trovata dei nostri nemici per attaccare i valori islamici delle famiglie iraniane".
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