Per Usa e Gb, la ricerca scientifica italiana e' da terzo mondo
Per Stati Uniti e Gran Bretagna la ricerca italiana e' da Terzo mondo: 'tanti laboratori italiani sono competitivi a livello internazionale e bisognerebbe sostenerli, invece si trovano da soli a dover combattere contro tanti pregiudizi da parte dei colleghi di altri Paesi industrializzati'. Sono considerazione amare, quelle di Saverio Cinti, pioniere delle ricerche sul tessuto adiposo.
I suoi risultati fanno ogni volta il giro del mondo e partono da una piccola universita', la Politecnica delle Marche.
'Bisogna sfatare l'idea che in Italia non si possa fare della buona ricerca', dice, e il suo laboratorio ne e' la prova. 'Il problema - aggiunge - e' che dall'estero ci sono tanti pregiudizi. Soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ci considerano Terzo mondo, e hanno ragione. Basti pensare alla bassissima percentuale di Pil usata per finanziare la ricerca in Italia e all'immagine che diamo di noi con situazioni come quella della spazzatura di Napoli e, non ultima piaga, le sedi universitarie decentrate, che disperdono le energie e dequalificano l'Istituzione'.
Puo' accadere, per esempio, che i revisori delle grandi riviste scientifiche internazionali siano particolarmente severi, quasi a sfiorare le diffidenza, quando leggono una firma italiana, che magari proviene da un'universita' piccola e poco nota. E puo' accadere che, dopo avere ascoltato la relazione di un italiano, il direttore di una rivista scientifica X si entusiasmi al punto da chiedere un articolo al relatore (di sua iniziativa e senza avvertire la redazione), e che nel momento in cui l'articolo richiesto dal direttore arriva nella rivista X, venga rifiutato su due piedi dalla redazione.
I suoi risultati fanno ogni volta il giro del mondo e partono da una piccola universita', la Politecnica delle Marche.
'Bisogna sfatare l'idea che in Italia non si possa fare della buona ricerca', dice, e il suo laboratorio ne e' la prova. 'Il problema - aggiunge - e' che dall'estero ci sono tanti pregiudizi. Soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ci considerano Terzo mondo, e hanno ragione. Basti pensare alla bassissima percentuale di Pil usata per finanziare la ricerca in Italia e all'immagine che diamo di noi con situazioni come quella della spazzatura di Napoli e, non ultima piaga, le sedi universitarie decentrate, che disperdono le energie e dequalificano l'Istituzione'.
Puo' accadere, per esempio, che i revisori delle grandi riviste scientifiche internazionali siano particolarmente severi, quasi a sfiorare le diffidenza, quando leggono una firma italiana, che magari proviene da un'universita' piccola e poco nota. E puo' accadere che, dopo avere ascoltato la relazione di un italiano, il direttore di una rivista scientifica X si entusiasmi al punto da chiedere un articolo al relatore (di sua iniziativa e senza avvertire la redazione), e che nel momento in cui l'articolo richiesto dal direttore arriva nella rivista X, venga rifiutato su due piedi dalla redazione.
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