Usa. Occhi di maiali contro la degenerazione maculare
E' nell'occhio di un maiale che un team di scienziati sembra aver trovato un indizio per la cura della degenerazione maculare legata all'eta' (AMD), una patologia degenerativa della retina che provoca la perdita della vista. In questo mese di febbraio il neurobiologo Michael Young e i suoi colleghi del Schepens Eye Research Institute, affiliato alla Harvard University, partono per Copenhagen, dove inizieranno una serie di sperimentazioni cliniche per un anno. In accordo con lo staff del Panum Institute della Universita' of Copenhagen e con un ricercatore svedese, i loro studi si concentreranno sulla possibilita' di trapiantare cellule staminali negli occhi malati.
Circa 3 anni fa il team di Harvard comincio' a analizzare le reazioni fisiche dei topi malati di AMD, dopo che avevano ricevuto trapianti di staminali da topini sani. In seguito provarono il medesimo procedimento sui maiali, continuando ad utilizzare le staminali dei roditori. I risultati dimostrarono che parte delle cellule trasferite si erano differenziate parzialmente in cellule della retina, ma, a causa dei possibili rigetti del sistema immunitario, non c'era alcuna garanzia finale che l'operazione riuscisse.
Per Young, adesso, il lavoro maggiore sta nel riuscire a controllare l'intero processo fino a che le staminali non si siano completamente trasformate in cellule della retina e non si siano "collegate" al nervo ottico, e l'uso dei maiali e' importante vista la somiglianza con la struttura e la misura dell'occhio umano: "Abbiamo la speranza che un giorno saremo capaci di ridare la vista a coloro che l'hanno persa".
Circa 3 anni fa il team di Harvard comincio' a analizzare le reazioni fisiche dei topi malati di AMD, dopo che avevano ricevuto trapianti di staminali da topini sani. In seguito provarono il medesimo procedimento sui maiali, continuando ad utilizzare le staminali dei roditori. I risultati dimostrarono che parte delle cellule trasferite si erano differenziate parzialmente in cellule della retina, ma, a causa dei possibili rigetti del sistema immunitario, non c'era alcuna garanzia finale che l'operazione riuscisse.
Per Young, adesso, il lavoro maggiore sta nel riuscire a controllare l'intero processo fino a che le staminali non si siano completamente trasformate in cellule della retina e non si siano "collegate" al nervo ottico, e l'uso dei maiali e' importante vista la somiglianza con la struttura e la misura dell'occhio umano: "Abbiamo la speranza che un giorno saremo capaci di ridare la vista a coloro che l'hanno persa".
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