Usa. Recupera la vista dopo 40 anni grazie alle staminali, ma deve imparare ad usarla
E' tornato a vedere dopo 40 anni e dopo un trapianto di cornea e di cellule staminali, ma ora il suo cervello deve imparare a leggere le immagini. E' successo a un signore americano, Mike May, che ora ha 43 anni ed e' originario della California. Lo studio che racconta la sua storia e' stato pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience.
Mike May aveva perso la vista all'eta' di tre anni a causa di un incidente. Dopo qualche anno di cecita' i medici avevano deciso di sottoporre il piccolo May a un trapianto di cornea nel tentativo di ripristinare le sue funzioni visive. L'esito di quell'intervento era stato negativo. Nel 2000, gli specialisti hanno tentato una seconda volta, con un metodo pero' un po' piu' complesso. I medici del California Pacific Medical Center lo hanno infatti sottoposto a un trapianto di cornea e di cellule staminali epiteliali molto specializzate, provenienti da un cadavere e che mantengono in buono stato la cornea.
"Quando Mike guarda volti oppure oggetti anche di uso comune e' un po' come se vedesse un quadro astratto", spiega Ione Fine, ricercatrice del dipartimento dell'Universita' della California a San Diego sentita dal quotidiano Il Sole24Ore, che, per tre anni insieme ad altri colleghi, ha seguito i progressi di May cercando di capire quanto la vista dipenda dall'esperienza visiva. I ricercatori che lo hanno seguito, hanno misurato, grazie a tecniche di imaging funzionale (che riescono a rappresentare su un video le aree del cervello attivate dalle stimolazioni visive) i progressi nella percezione delle forme, nella comprensione dello spazio e delle immagini tridimensionali.
Cinque mesi dopo l'intervento, May riusciva a percepire i movimenti di una sbarra ed era in grado di riconoscere delle forme semplici. Dopo due anni, riconosceva forme, colori e movimenti. Ma la percezione tridimensionale e la capacita' di riconoscere i visi erano ancora fortemente compromesse. Per esempio, di fronte a un viso sconosciuto era capace di identificarne il sesso solo nel 70% dei casi.
"Mike non ha il senso della profondita' come dovrebbe, anche con un occhio solo -spiega Fine-, ne' della prospettiva. In un quadro del Canaletto non percepisce la terza dimensione, nemmeno osservando che gli oggetti diventano via via piu' piccoli. Se gli si presenta il disegno di un cubo per lui sono solo linee che si incrociano. Se lo si fa ruotare allora capisce di che cosa si tratta. Ne' percepisce la profondita' di un paesaggio se non vi e' un oggetto in movimento".
Da cieco May era campione mondiale di sci, appena recuperata la vista, scendeva nella pista ad occhi chiusi, ed ancora oggi li chiude nei punti piu' difficili. La vista lo spaventava. "E' un po' come imparare una nuova lingua da adulti, si continua a pensare nella madrelingua. Mike non riconosce le persone automaticamente, ma usa dei trucchi. Vede i capelli lunghi, gli orecchini e deduce che e' una donna. Oggi indovina meglio, ma continua ad indovinare", spiega Fine.
May, presidente di una societa' di software e di sistemi di posizionamento satellitare, tiene un diario per raccontare le sue esperienze: clicca qui
Mike May aveva perso la vista all'eta' di tre anni a causa di un incidente. Dopo qualche anno di cecita' i medici avevano deciso di sottoporre il piccolo May a un trapianto di cornea nel tentativo di ripristinare le sue funzioni visive. L'esito di quell'intervento era stato negativo. Nel 2000, gli specialisti hanno tentato una seconda volta, con un metodo pero' un po' piu' complesso. I medici del California Pacific Medical Center lo hanno infatti sottoposto a un trapianto di cornea e di cellule staminali epiteliali molto specializzate, provenienti da un cadavere e che mantengono in buono stato la cornea.
"Quando Mike guarda volti oppure oggetti anche di uso comune e' un po' come se vedesse un quadro astratto", spiega Ione Fine, ricercatrice del dipartimento dell'Universita' della California a San Diego sentita dal quotidiano Il Sole24Ore, che, per tre anni insieme ad altri colleghi, ha seguito i progressi di May cercando di capire quanto la vista dipenda dall'esperienza visiva. I ricercatori che lo hanno seguito, hanno misurato, grazie a tecniche di imaging funzionale (che riescono a rappresentare su un video le aree del cervello attivate dalle stimolazioni visive) i progressi nella percezione delle forme, nella comprensione dello spazio e delle immagini tridimensionali.
Cinque mesi dopo l'intervento, May riusciva a percepire i movimenti di una sbarra ed era in grado di riconoscere delle forme semplici. Dopo due anni, riconosceva forme, colori e movimenti. Ma la percezione tridimensionale e la capacita' di riconoscere i visi erano ancora fortemente compromesse. Per esempio, di fronte a un viso sconosciuto era capace di identificarne il sesso solo nel 70% dei casi.
"Mike non ha il senso della profondita' come dovrebbe, anche con un occhio solo -spiega Fine-, ne' della prospettiva. In un quadro del Canaletto non percepisce la terza dimensione, nemmeno osservando che gli oggetti diventano via via piu' piccoli. Se gli si presenta il disegno di un cubo per lui sono solo linee che si incrociano. Se lo si fa ruotare allora capisce di che cosa si tratta. Ne' percepisce la profondita' di un paesaggio se non vi e' un oggetto in movimento".
Da cieco May era campione mondiale di sci, appena recuperata la vista, scendeva nella pista ad occhi chiusi, ed ancora oggi li chiude nei punti piu' difficili. La vista lo spaventava. "E' un po' come imparare una nuova lingua da adulti, si continua a pensare nella madrelingua. Mike non riconosce le persone automaticamente, ma usa dei trucchi. Vede i capelli lunghi, gli orecchini e deduce che e' una donna. Oggi indovina meglio, ma continua ad indovinare", spiega Fine.
May, presidente di una societa' di software e di sistemi di posizionamento satellitare, tiene un diario per raccontare le sue esperienze: clicca qui
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