Venerdì 7 agosto 2026
Menu

Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali

Articolo · Redazione ·

L'Africa non è più soltanto una rotta di transito per il narcotraffico internazionale: sta diventando, sempre più, una vera e propria base di produzione per i cartelli della droga. A denunciarlo è IOL (Independent Online), principale piattaforma di informazione sudafricana, che descrive come l'Africa occidentale si stia trasformando in qualcosa di più di un corridoio per gli stupefacenti, con i cartelli messicani che vi stabiliscono laboratori di metanfetamina, con gravi ricadute sulla sicurezza e la salute pubblica.

 

Il fenomeno è documentato da una serie di operazioni di polizia. In Sudafrica, in soli due anni, le forze dell'ordine hanno scoperto quattro laboratori industriali di produzione di droga collegati a reti messicane, con sequestri per oltre 150 milioni di dollari in cristalli di metanfetamina. Tra gli arrestati figurano più di otto cittadini messicani. L'ultimo caso in ordine di tempo risale al maggio 2026, quando a Swartruggens, nel North West, la polizia ha smantellato un impianto che custodiva circa 481 chili di metanfetamina e sostanze chimiche per un valore stimato attorno a un miliardo di rand (circa 60 milioni di dollari).

 

Il modello operativo è ormai ricorrente: fattorie isolate in zone rurali lontane dai centri abitati, dove l'attività criminale può restare a lungo inosservata. I cartelli — in particolare il Cartello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) — inviano in Africa i propri chimici specializzati, i cosiddetti "cooks", che affiancano complici locali nella produzione. Secondo un esperto dell'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza (ISS) Willem Els, la principale ragione per cui produrre localmente è conveniente per i cartelli è la presenza di corruzione tra forze dell'ordine e politici, che garantisce protezione alle operazioni illecite.

 

Il fenomeno non riguarda solo il Sudafrica. In Nigeria sono stati individuati laboratori con legami messicani già a partire dal 2016. In Kenya, nell'ottobre 2024, è stato arrestato un membro del CJNG insieme a complici kenioti e nigeriani, mentre gestivano un laboratorio clandestino a Namanga, al confine con la Tanzania. Secondo James Griego, responsabile delle operazioni antidroga per il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), dal 2023 sono stati effettuati raid su 14 laboratori gestiti da messicani in Africa, di cui cinque solo nel 2026.

 

A spingere i cartelli verso il continente africano concorre anche l'intensificarsi delle pressioni americane sui narcos in America Latina. L'Africa offre condizioni favorevoli: debolezza istituzionale, corruzione diffusa, porti scarsamente sorvegliati, vaste zone rurali con scarsa presenza delle forze dell'ordine e una manodopera locale che — in contesti di alta disoccupazione — può essere facilmente reclutata per operazioni rischiose. La produzione sul posto riduce inoltre i rischi del trasporto transfrontaliero di sostanze già lavorate.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →