Giovedì 24 settembre 2026
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Marijuana in carcere

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

Sequestrata droga nel carcere dell'Ucciardone di Palermo. Casa circondariale che raggiunge il 125% di sovraffollamento, è stata raggiunta da diversi droni con sostanze illecite che avrebbero dovuto alleviare le sofferenze di alcuni detenuti. Ovviamente con le droghe c’erano anche dei telefonini. Un’operazione che per essere portata a termine ha impegnato 80 agenti penitenziari e che avrà come risultato un aggravio di pena per chi ne è stato coinvolto.

 

Tutto come dovrebbe essere. I detenuti che fanno i prigionieri che, non potendo scappare, cercano di vivere meno peggio in ambienti in cui la promiscuità umana è oltre quello che le leggi stabiliscono. Secondini che svolgono la loro funzione in maniera più cruenta del solito e…. chissà che non venga fuori che qualcuno di loro è in qualche modo coinvolto in questo viaggio di sostanze ed oggetti verso il carcere (visto l’andazzo, sarebbe  strano il contrario).

Colpevoli ufficialmente sono i reclusi. Non ufficialmente - per quanto molto noto quanto disconosciuto e dimenticato - è il cosiddetto Stato, che non provvede a rendere umano il soggiorno dei rei e di chi è in attesa di giudizio (23% al 30/06/2026).

 

E’ noto che in carcere uno dei maggiori palliativi per i detenuti è il tabacco. Sono rare, quanto inesistenti, le celle per non-fumatori. E altamente probabile che se ci fosse un divieto di fumo come in qualunque altro luogo gestito da pubbliche autorità, la violenza dei reclusi  sarebbe molto più alta di quanto non lo sia già in assoluto. Ma per tanti reclusi la sigaretta non basta, ed ecco che cercano di consumare sostanze illecite (essenzialmente hashish e marijuana, meno cocaina e crack), compromettendo anche la durata e serenità della pena. 

 

Visto che per le cosiddette droghe leggere è legale l’uso terapeutico anche in carcere, perché il legislatore non prevede che la terapia possa comprendere anche il consumo in luoghi particolarmente negativi per gli individui, al fine di rilassamento e convivialità tra  consumatori? 

 

Ci rendiamo conto che oggi anche il consumo terapeutico fuori del carcere è problematico per ignoranza e pregiudizi da parte delle autorità, e che “rilassamento” e “convivialità” non vengono considerate terapie… figurati nel carcere. Ma sono proprio queste possibili modifiche che, oltre a rendere le leggi più aggiornate e realistiche, potrebbero rendere la vita dei reclusi meno problematica. Anche perché la pena che deve essere scontata è quella della privazione della libertà, non di compromettere tutte le altre funzioni corporee e psicologiche.

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc 

 

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