Giovedì 29 ottobre 2026
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Ex ambasciatore Uk: "Escobar mi voleva morto, ora legalizziamo la cocaina"

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Una lettera pubblicata dal Guardian rilancia il dibattito sulla proibizione delle droghe, partendo da una testimonianza diretta e drammatica. L'autore è Keith Morris, ex ambasciatore britannico in Colombia dal 1990 al 1994, che risponde a un'inchiesta del quotidiano britannico secondo cui la criminalità organizzata latinoamericana avrebbe infiltrato almeno 16 paesi europei attraverso il traffico di cocaina.

Morris sostiene senza mezzi termini che la cosiddetta "guerra alla droga" sia fallita, e propone come soluzione la legalizzazione controllata della cocaina, gestita dallo Stato. Non è la prima volta che l'ex diplomatico porta avanti questa posizione: già nel 2001 aveva scritto sul Guardian che il regime di proibizione mantiene artificialmente alti i prezzi della sostanza, creando così l'incentivo economico che alimenta i cartelli del narcotraffico.

Come modello di riferimento, Morris cita le esperienze di legalizzazione della cannabis già avviate in Canada, Uruguay e in oltre venti Stati degli Stati Uniti, indicandole come possibili schemi da adattare anche al caso della cocaina. L'ex ambasciatore osserva però che il quadro si è complicato con la diffusione di droghe sintetiche estremamente potenti come il fentanyl.

 

A sostegno della sua tesi, Morris riporta i dati sulle morti per overdose negli Stati Uniti nel 2024: circa 80.000 decessi complessivi, di cui 22.000 tra consumatori di cocaina e 48.000 legati al fentanyl. Secondo l'ex diplomatico, una cocaina legale e sottoposta a controllo statale risulterebbe più sicura per i consumatori rispetto a quella reperibile oggi sul mercato illegale, spesso tagliata con sostanze pericolose.

 

La lettera si chiude con un ricordo personale che spiega l'intensità delle convinzioni di Morris sul tema. Nel gennaio 1993, mentre prestava servizio come ambasciatore a Bogotá, sopravvisse per puro caso a un attentato dinamitardo ordinato da Pablo Escobar, allora a capo del cartello di Medellín. Morris aveva lasciato una riunione presso la camera di commercio della capitale colombiana appena 15 minuti prima che una bomba esplodesse, distruggendo la sala riunioni in cui si trovava poco prima insieme ad altri membri del consiglio della camera di commercio.

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