Cartelli messicani, laboratori di metanfetamina in Sudafrica e Nigeria

I cartelli della droga messicani stanno spostando parte della produzione di metanfetamina in Africa, aprendo laboratori clandestini in Sudafrica, Nigeria, Kenya e Mozambico. Lo documenta un'analisi pubblicata da Small Wars Journal, secondo cui sia il Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG) sia il Cartello di Sinaloa sono stati individuati nel continente, dove userebbero il territorio come base sia per la produzione sia per il traffico di droga.
Negli ultimi due anni in Sudafrica sono stati scoperti almeno cinque laboratori. Il caso più eclatante risale al luglio 2024, quando l'unità speciale di polizia sudafricana nota come Hawks ha fatto irruzione in una fattoria vicino a Groblersdal, nella provincia di Limpopo, sequestrando precursori chimici e metanfetamina cristallina per un valore stimato di 2 miliardi di rand, circa 122 milioni di dollari. Un altro laboratorio è stato scoperto il 20 agosto 2026, sempre in Limpopo, con un valore stimato di 600 milioni di rand: cinque sospetti sono stati arrestati in quell'occasione. Tra maggio e settembre 2026 sono stati individuati altri tre laboratori nell'arco di quattro mesi, incluso uno nei pressi del confine con lo Zimbabwe, dove tra gli arrestati figuravano anche cittadini messicani.
Il fenomeno non si limita al Sudafrica. In Mozambico, nell'aprile 2026, tre persone – tra cui due cittadini messicani – sono state fermate all'aeroporto di Maputo. In Kenya, nel settembre 2024, sei persone sono state arrestate nei pressi di Namanga, tra cui un membro del CJNG.
Secondo l'esperto di sicurezza Willem Els dell'Institute for Security Studies, i cartelli messicani non trasferiscono intere strutture operative in Africa, ma stringono alleanze con reti criminali locali già radicate, sfruttandone mercati, rotte di traffico consolidate e canali di distribuzione. Gli analisti citati da Small Wars Journal parlano di un modello di "franchising": i cartelli inviano i propri "cuochi" specializzati nelle zone rurali e remote del continente, dove la presenza delle forze dell'ordine è più debole, per poi farli ruotare periodicamente tra un laboratorio e l'altro.
Gli stessi ricercatori fanno risalire le prime attività di questo tipo alla Nigeria, dove gruppi criminali locali avrebbero iniziato a produrre metanfetamina con il coinvolgimento di soggetti messicani già a partire dal 2016. Da lì la rete si sarebbe estesa verso l'Africa orientale e poi verso sud, attraverso Mozambico e Botswana, fino a raggiungere più di recente il Sudafrica.
Il quadro si inserisce in una strategia più ampia di espansione internazionale dei cartelli. Il 24 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato una rete dedita al traffico di cocaina con base in Ecuador, collegata sia al Cartello di Sinaloa sia al CJNG. L'organizzazione utilizzava pescherecci in prossimità del porto di Manta per trasferire i carichi di cocaina su imbarcazioni veloci dirette verso gli Stati Uniti, un modus operandi analogo a quello segnalato anche nelle acque sudafricane.