Banche italiane 2026: PMI pagano il 4,18% sui prestiti, conti correnti rendono lo 0,29%
Famiglie e piccole imprese continuano a pagare tassi elevati per accedere al credito, mentre i risparmi depositati in banca vengono remunerati con rendimenti sempre più bassi. È il quadro che emerge dall'analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati statistici della Banca d'Italia riferiti a marzo 2026.
I numeri parlano chiaro: a marzo 2026 il credito al consumo è costato alle famiglie in media il 10,34%, i finanziamenti alle piccole e medie imprese il 4,18%, mentre i conti correnti hanno reso appena lo 0,29%. Uno spread tra raccolta e impieghi che resta strutturalmente a vantaggio degli istituti di credito.
Sul fronte delle PMI, i finanziamenti fino a un milione di euro — principale canale di accesso al credito per le piccole imprese — hanno segnato un tasso del 4,18% a marzo 2026, in rialzo rispetto al minimo del 3,95% registrato nell'agosto 2025. Le grandi imprese, invece, pagano il 2,99%, con un vantaggio di circa 1,2 punti percentuali rispetto alle realtà più piccole. Un divario che, secondo Unimpresa, "conferma come la dimensione aziendale continui a rappresentare un fattore determinante nell'accesso a condizioni creditizie più vantaggiose".
Sul lato della raccolta, i depositi complessivi di famiglie e società non finanziarie hanno reso lo 0,65% a marzo 2026, in calo rispetto allo 0,85% di gennaio 2025. I conti correnti si fermano allo 0,29%, vicino ai minimi storici. I depositi vincolati, che pure offrono condizioni migliori, hanno visto scendere la propria redditività dal 3,14% di gennaio 2025 al 2,45% di marzo 2026.
Lo spread tra la remunerazione media dei depositi (0,65%) e il costo dei prestiti alle PMI (4,18%) è pari a 3,53 punti percentuali. Per le famiglie, il divario tra il rendimento dei conti correnti (0,29%) e il costo del credito al consumo (10,34%) supera i 10 punti percentuali.
Ad aggravare il quadro, la trasmissione dei tagli BCE al costo del credito è risultata parziale e asimmetrica. Come sottolinea il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, "la riduzione dei tassi ufficiali ha prodotto benefici immediati per le banche sul lato della raccolta, ma non si è tradotta in un analogo alleggerimento del costo del credito per famiglie e piccole imprese". La discesa dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori è stata rapida, mentre quella applicata ai tassi sui prestiti è rimasta "più lenta, selettiva e incompleta".
A completare il quadro, secondo un'altra analisi di Unimpresa, i prestiti alle piccole imprese sono diminuiti del 4,3% su base annua a marzo 2026, segnando il terzo anno consecutivo di contrazione. Le PMI restano così l'unica grande categoria economica che non riesce a beneficiare della normalizzazione delle condizioni monetarie.