Cali, Colombia: la città al centro della guerra alla cocaina

Cali torna al centro del dibattito internazionale sul narcotraffico. Il Wall Street Journal dedica un lungo reportage alla città colombiana, storicamente seconda solo a Medellín per il suo ruolo nel traffico di cocaina e un tempo sede del famigerato Cartello di Cali, che al culmine del suo potere controllava circa il 90% delle esportazioni di cocaina dalla Colombia verso gli Stati Uniti.
Secondo quanto riporta il WSJ, Cali è oggi nuovamente al centro di una violenta contesa tra gruppi criminali che si disputano il controllo delle rotte di traffico verso i mercati internazionali. La città rappresenta uno dei principali fronti della lotta al narcotraffico per il governo colombiano, che ha intensificato le operazioni antidroga nella regione.
Il quadro si inserisce in un contesto più ampio di crisi: la produzione di cocaina in Colombia ha raggiunto livelli record, con circa 253.000 ettari coltivati a coca nel 2023 — quasi il triplo rispetto a un decennio fa — e una produzione potenziale stimata in oltre 2.600 tonnellate metriche annue, stando ai dati dell'Ufficio ONU per la droga e il crimine (UNODC).
Sul piano diplomatico, la situazione ha contribuito ad aggravare le tensioni tra Washington e Bogotà: l'amministrazione Trump ha inserito la Colombia nella lista dei paesi non cooperativi nella guerra alla droga per la prima volta in quasi trent'anni, accusando il presidente Gustavo Petro di aver rallentato drasticamente l'eradicazione manuale delle coltivazioni illecite e di aver frenato le estradizioni di capi narcos verso gli Stati Uniti.
Petro ha risposto respingendo le accuse e ribaltando la prospettiva: a suo avviso, nessuna politica di eradicazione potrà risultare efficace senza un'azione decisa sulla domanda di cocaina nei paesi consumatori, a partire dagli Stati Uniti e dall'Europa.