CEDU e proibizione della cannabis: una Corte che evita di fare il suo lavoro?

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) tende a evitare di esaminare nel merito se le leggi che vietano la cannabis siano compatibili con i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea. È questa la tesi centrale di un articolo pubblicato su Opinio Juris, rivista accademica di diritto internazionale, secondo cui tale atteggiamento costituirebbe una violazione degli stessi standard di controllo giudiziario che la Corte applica in altri ambiti.
Storicamente, la CEDU ha concesso agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità in materia di politica sulle droghe. Nella pratica, questo ha significato che i ricorsi individuali legati alla proibizione della cannabis — inclusi quelli fondati sul diritto alla vita privata (articolo 8 della Convenzione) e sulla libertà personale (articolo 5) — sono stati sistematicamente dichiarati irricevibili o respinti senza una valutazione approfondita nel merito.
Gli autori dell'articolo contestano questa impostazione: secondo loro, la Corte non si è mai realmente interrogata se le prove scientifiche disponibili sugli effetti della cannabis giustifichino misure penali così restrittive, né ha valutato in modo rigoroso l'impatto concreto delle normative proibizioniste sui diritti degli individui. In altri termini, la CEDU avrebbe abdicato al proprio ruolo di garante dei diritti fondamentali, limitandosi a registrare le scelte legislative nazionali senza sottoporle al vaglio che le sarebbe proprio.
Il confronto con altri settori del diritto europeo dei diritti umani è impietoso. In materie come la libertà di espressione, la privacy digitale o l'orientamento sessuale, la Corte di Strasburgo applica un controllo intenso: verifica che le restrizioni imposte dagli Stati siano necessarie in una società democratica, proporzionate allo scopo perseguito e supportate da ragioni rilevanti e sufficienti. Per la proibizione della cannabis, invece, questo standard sembrerebbe essere stato accantonato.
La tesi degli autori è che la CEDU dovrebbe adottare lo stesso approccio rigoroso anche in materia di droghe, prendendo sul serio le evidenze scientifiche e valutando se la criminalizzazione del consumo personale di cannabis sia davvero una misura proporzionata rispetto ai diritti che comprime. Un controllo giudiziario effettivo, in questa prospettiva, non è un'ingerenza indebita nelle scelte di politica pubblica degli Stati, ma l'esercizio ordinario della funzione che la Convenzione europea attribuisce alla Corte.