Fentanyl dalla Cina: trattarlo come la guerra dell'oppio

Un'inchiesta pubblicata dalla testata canadese The Bureau, firmata dall'ex agente della Royal Canadian Mounted Police Garry Clement, accosta l'attuale crisi del fentanyl in Nord America alle Guerre dell'Oppio del diciannovesimo secolo, rovesciandone però la direzione: se allora furono le potenze occidentali a inondare la Cina di oppio, oggi sono le sostanze letali prodotte in territorio cinese a raggiungere Stati Uniti e Canada.
Secondo l'articolo, che cita dati del Dipartimento di Giustizia e del Tesoro statunitensi, le aziende chimiche cinesi restano la fonte principale dei precursori usati per produrre fentanyl illecito, sostanze che vengono in gran parte vendute ai cartelli messicani, i quali si occupano poi della sintesi finale e dell'introduzione della droga negli Stati Uniti.
I numeri riportati nell'inchiesta danno la misura della tragedia: negli Stati Uniti, tra il 1999 e il 2023, sono morte circa 806.000 persone per overdose di oppioidi, con 74.702 decessi legati a oppioidi sintetici nel solo 2023. Il dato più recente segnala un calo: nel 2024 le morti totali da overdose sono scese a circa 80.391, una riduzione del 27% rispetto all'anno precedente.
In Canada la situazione resta comunque drammatica. Tra gennaio 2016 e dicembre 2025 si contano 56.631 morti apparenti da tossicità legata agli oppioidi, un dato che comprende 8.606 decessi nel 2023 e 7.146 nel 2024. Il fentanyl risulta coinvolto nel 56% di questi decessi, secondo i dati citati dall'articolo.
Clement racconta anche la vicenda di Joey Scrimgeour, un ragazzo dell'Ontario morto a 19 anni nel 2023 per un'overdose da oppioidi, per rendere concreto l'impatto umano dietro le statistiche nazionali.
Sul fronte economico, l'inchiesta stima un costo di 7,07 miliardi di dollari canadesi per il Canada legato alla crisi degli oppioidi, mentre per gli Stati Uniti la cifra sale a quasi 1.500 miliardi di dollari nel solo 2020, considerando spese sanitarie, perdita di produttività, costi giudiziari e di applicazione della legge.
L'autore denuncia poi una serie di elementi emersi da inchieste del Congresso statunitense: sgravi fiscali concessi da Pechino a produttori di precursori chimici destinati all'esportazione, la produzione di fentanyl all'interno di carceri cinesi, e la presenza di membri del Partito Comunista Cinese titolari di quote azionarie speciali, le cosiddette "golden shares", in aziende collegate alla filiera dei precursori. Elementi che, secondo Clement, dimostrano un livello di coinvolgimento statale ben più profondo di quanto Pechino sia disposta ad ammettere.
Sulla base di questi elementi, l'inchiesta propone di trattare la vendita di fentanyl non come un semplice reato di traffico di droga, ma come una fattispecie più grave, paragonabile alla negligenza criminale. Il testo richiama in particolare l'articolo 219 del Codice penale canadese, che disciplina la negligenza criminale, come possibile strumento giuridico per perseguire con maggiore severità chi commercia una sostanza la cui letalità è nota e documentata.
Come riporta The Bureau, la testata ha già pubblicato negli ultimi mesi diverse inchieste sul ruolo del Canada come snodo del traffico globale di fentanyl e sul coinvolgimento di reti finanziarie legate alla Cina, temi che l'articolo di Clement inserisce in una cornice più ampia di responsabilità penale internazionale.