Venerdì 31 luglio 2026
Menu

Cartelli messicani: cooperazione USA-Messico, non intervento unilaterale

Articolo · Redazione ·

Il Messico non è uno Stato governato dai narcotrafficanti. È un partner strategico degli Stati Uniti in materia di sicurezza ed economia, e il suo governo sta ottenendo risultati concreti nella lotta alla criminalità organizzata.

È questa la tesi centrale di un'analisi pubblicata da UPI, che invita Washington a privilegiare la partnership bilaterale piuttosto che l'intervento unilaterale in territorio messicano.

 

Il panorama criminale non è più dominato da pochi grandi cartelli a struttura verticale. L'indebolimento delle organizzazioni storiche ha generato fazioni in competizione per il controllo delle rotte della droga, dei porti e dei territori. Il Cartello di Sinaloa è stato destabilizzato dalla cattura di figure apicali e dai conflitti interni, mentre la morte di "El Mencho" rischia di produrre una simile instabilità all'interno del CJNG (Cartello di Jalisco Nueva Generación). La violenza, spesso, è più intensa proprio dove i gruppi rivali si contendono posizioni strategiche, non dove un cartello esercita un controllo incontrastato.

In Sinaloa, l'arresto di Ismael "El Mayo" Zambada da parte degli Stati Uniti nel 2024 ha acuito la lotta tra le fazioni legate ai figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán, con un'impennata di violenze. In Michoacán, i gruppi si fronteggiano per il controllo del porto di Lázaro Cárdenas, delle terre agricole e delle risorse minerarie.

 

I progressi del Messico contro la criminalità organizzata sono apprezzabili, ma non risolutivi. La corruzione rimane radicata in profondità, e smantellare un'organizzazione può rafforzarne un'altra. La vera sfida per il governo della presidente Claudia Sheinbaum sarà dimostrare che le azioni repressive non si limitano ai sicari dei cartelli, ma raggiungono anche le figure politiche e imprenditoriali che li proteggono e ne abilitano l'operatività.

 

Anche gli Stati Uniti hanno le loro responsabilità: dalla domanda interna di droghe al flusso di armi verso il Messico, fino al sistema finanziario sfruttato dai criminali per riciclare i proventi illeciti. Il Messico non è né una vittima indifesa né un territorio nemico da occupare militarmente: è un vicino sovrano che condivide con gli USA un ambiente di sicurezza profondamente interconnesso e un confine di oltre 3.000 chilometri.

 

Secondo UPI, la strada più promettente non è l'azione unilaterale, bensì una partnership più esigente e strutturata: le forze messicane che operano nel proprio territorio, sostenute da intelligence, risorse e obiettivi condivisi con Washington. Diplomazia, rispetto della sovranità e cooperazione bilaterale restano gli strumenti più efficaci — e gli unici che non rischiano di compromettere la collaborazione già in atto.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →