Colombia. I narcos ricorrono ai droni mentre il Paese sprofonda in una guerra totale

In Colombia il conflitto tra le forze armate e i gruppi legati al narcotraffico si è trasformato in una vera e propria guerra combattuta anche dall'alto, con droni armati che sorvolano le rotte della cocaina seminando morte e terrore tra i civili. Come riporta The Independent, la tecnologia sta cambiando radicalmente il volto del conflitto colombiano, soprattutto dopo la svolta impressa dal nuovo presidente di destra Abelardo de la Espriella.
De la Espriella si è insediato l'8 agosto scorso e ha immediatamente accantonato la strategia della "Pace Totale" portata avanti per quattro anni dal predecessore di sinistra Gustavo Petro, scegliendo invece la via dello scontro militare diretto con le milizie armate. Il cambio di rotta ha avuto conseguenze immediate e sanguinose: agosto è diventato il mese più letale dal 2018, da quando l'organizzazione di monitoraggio dei conflitti ACLED ha iniziato a raccogliere dati, con 84 morti negli scontri tra forze di sicurezza e gruppi armati.
La reazione delle milizie alla nuova strategia di "guerra totale" del governo non si è fatta attendere e si è concentrata proprio sulla tecnologia che questi gruppi hanno sviluppato negli ultimi due anni per massimizzare l'impatto dei loro attacchi riducendo al minimo i costi umani per i propri combattenti: i droni armati. Secondo i dati raccolti da ACLED, nelle prime tre settimane del nuovo governo sono stati registrati circa 30 attacchi con droni contro le forze di sicurezza, concentrati soprattutto nei dipartimenti di Cauca e Norte de Santander. Si tratta di un numero quadruplicato rispetto alle tre settimane precedenti l'insediamento del nuovo presidente.
Tiziano Breda, analista per l'America Latina di ACLED che da anni segue l'ascesa dei droni in Colombia, ha sottolineato quanto questa nuova modalità di combattimento stia segnando profondamente la popolazione civile: anche quando non sono presi di mira direttamente o colpiti per errore, gli scontri tra gruppi rivali e forze di sicurezza condotti con i droni sono diventati fonte di trauma per chi vive in quelle zone.
La Colombia è ormai diventata l'epicentro della guerra dei droni in tutta l'America Latina: nella regione si contano 97 comuni su 182 dove si registrano episodi legati all'uso di droni armati. La progressione è impressionante: si è passati da un solo episodio nel 2023 a circa 150 nel 2025, per arrivare a quasi 200 già nei primi mesi del 2026.
Dietro questa escalation c'è una sorta di corsa agli armamenti tra le diverse fazioni armate che si combattono per il controllo del narcotraffico. L'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), guerriglia di estrema sinistra, ha iniziato a usare i droni dopo uno scontro con il 33esimo Fronte, formazione di dissidenti delle FARC che ha rifiutato l'accordo di pace del 2016. Il 33esimo Fronte, a sua volta, ha cominciato a impiegare droni contro il Clan del Golfo, gruppo neo-paramilitare che è il principale cartello della droga del paese. Oggi è proprio il Clan del Golfo a utilizzare droni contro l'ACSN, un'altra formazione paramilitare attiva nelle zone costiere: un continuo copiarsi reciproco delle tattiche belliche.
I droni non vengono impiegati soltanto per colpire obiettivi militari o rivali: servono anche a sorvegliare le comunità locali, in un controllo del territorio che si aggiunge alla minaccia diretta degli attacchi. Il problema più grave, però, riguarda la scarsa precisione di questi ordigni artigianali, spesso costruiti con droni commerciali modificati con esplosivi rudimentali: capita frequentemente che colpiscano abitazioni civili invece dei bersagli militari previsti, aggravando il trauma psicologico tra la popolazione. A questo si aggiunge il rischio concreto rappresentato dai droni inesplosi che rimangono sul terreno dopo gli attacchi falliti, e che in alcuni casi sono stati raccolti persino da bambini, con conseguenze potenzialmente letali.