Lunedì 14 settembre 2026
Menu

Covid, Commissione d’inchiesta, Schillaci e il decreto 81/2008: domande in attesa di risposta

Articolo · Lorenzo Somigli ·

Il nodo del D.Lgs 81/2008 e delle email inviate all’ISS a gennaio 2020. Se le norme sulla sicurezza sul lavoro e contro la biocontaminazione erano insufficienti, perché sono ancora in vigore? Se erano sufficienti, perché non furono applicate?

 

Parlare di Covid fa perdere voti? Forse. Parlare di un «dramma nazionale», come il Covid, rievoca sofferenze passate e incubi ancora presenti? Con ogni probabilità, sì. Oltre a rievocare sofferenze e incubi, sapere che esistevano gli strumenti adatti a contenere la pandemia, permettendo di lavorare in sicurezza anche allora, può scatenare altri sentimenti. Rabbia, desiderio di verità e paura che succeda di nuovo.

 

Sono affermazioni sorprendenti, quelle del Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Festa del Fatto. Frasi, per altro, riportate con una sintassi approssimativa e contenenti un rifugio poco scientifico nella scaramanzia, proprio mentre la Commissione Covid voluta da Fratelli d’Italia e presieduta dal Sen. Marco Lisei dovrebbe fare piena luce. Ma non solo sul giro dei soldi connesso all’emergenza.

 

Le ha dette Schillaci per farsi udire da tutti nella platea e magari da Giuseppe Conte? È possibile che un Ministro della Repubblica in un dicastero chiave come la Salute parli di argomenti tanto sensibili come la pandemia senza aver concordato preventivamente la linea con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

 

Sono le stesse evidenze che il Sen. Luigi Spagnolli (PD) ha definito «da cestinare». Una convergenza singolare tra posizioni opposte che, anziché fare chiarezza, rischia di compromettere la necessaria opera di verità.

 

Come documentato nell’inchiesta dell’8 agosto dal titolo «Covid, i protocolli c’erano già» (successivamente ripresa da Il Tempo), nel 2008, nel 2010 e nel 2015 lo Stato aveva già scritto tutto: valutazione del rischio biologico per agenti di Gruppo 3 a trasmissione aerea, DPI certificati EN 14126 classe 6B, sistemi RABC UNI EN 14065 validati Accredia, filtrazione HEPA H14 EN 1822, disinfezione validata EN 14885 per dimostrazione di efficacia.

 

E sempre come dimostrano i documenti che La Firenze che vorrei ha ricevuto (e poi trasmesso alla Commissione), il 25 gennaio 2020 – quindi prima del lockdown – il Prof. Roberto Lombardi (ex ISPESL-INAIL, autore delle Linee Guida) inviava ai vertici dell’ISS le indicazioni operative con i protocolli allegati. Altre sei email seguiranno fino ad aprile.

Il punto, insomma, non è cosa migliorare in astratto. Il punto è sapere che gli strumenti già esistevano: il D.Lgs 9 aprile 2008 n. 81, Titolo X, cardine della sicurezza sul lavoro, insieme ai suoi documenti attuativi contro la biocontaminazione.

 

Chi scrive, inoltre, è in attesa di sapere se il Decreto 81/2008 e relativi documenti tecnici contro la biocontaminazione/pandemia sono stati ritenuti insufficienti nel 2020 dai vertici dello Stato e, nel caso, perché. Se risponderanno di sì, domanderemo come mai questa legge, che è ancora in vigore, non è stata ancora modificata. Se risponderanno di no, chiamatelo, se volete, colpo di Stato!

 

Intanto, chi ci impedisce di pensare che si stia configurando un clima tale per cui l’esplosività delle evidenze, i protocolli e le email inviate all’Istituto Superiore di Sanità (la prima addirittura a gennaio del 2020), rende necessario il segreto di Stato come unica via d’uscita?

Le mail ci sono. Leggi e protocolli c’erano e ci sono. Attendiamo risposta.

 

(articolo pubblicato su "La Firenze che vorrei")

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →