Sabato 19 settembre 2026
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Cpr, gli atti giudiziari smontano il teorema dei pm su medici e certificati

Articolo · Redazione ·

Un'inchiesta del quotidiano il manifesto, firmata da Mario Di Vito, mette in discussione le basi dell'indagine della procura di Ravenna che ha coinvolto decine di medici accusati di aver rilasciato falsi certificati di inidoneità per impedire il trasferimento di migranti nei Centri per il rimpatrio (Cpr). Secondo la ricostruzione degli atti giudiziari pubblicata dal manifesto, diversi elementi centrali dell'impianto accusatorio risulterebbero più fragili di quanto sostenuto dagli inquirenti.

 

Il punto cruciale riguarda i moduli utilizzati dai sanitari per dichiarare l'inidoneità dei migranti al trattenimento. Secondo quanto ricostruito dal manifesto, questi documenti non sarebbero stati creati appositamente per aggirare la normativa, ma corrisponderebbero a modelli riconducibili alle stesse indicazioni fornite dal Viminale. Allo stesso tempo, dagli atti emergerebbero casi di persone comunque trasferite nei centri senza che fosse stata effettivamente svolta una visita medica completa, come previsto dalla direttiva ministeriale che regola l'organizzazione dei Cpr. L'inchiesta della procura di Ravenna, guidata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, era emersa pubblicamente nel febbraio scorso dopo una serie di perquisizioni della Squadra mobile che avevano coinvolto il reparto di Malattie infettive dell'ospedale della città. Nei giorni scorsi l'indagine si è ampliata con altre 23 perquisizioni personali e informatiche in nove province italiane - tra cui Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese - nei confronti di oltre venti medici, con l'ipotesi di reato che si è aggravata fino a contemplare l'associazione a delinquere.

 

Al centro dell'inchiesta ci sono le certificazioni di "non idoneità" rilasciate da alcuni sanitari per impedire l'ingresso di migranti irregolari nei Cpr. Secondo l'accusa, un gruppo di medici avrebbe condiviso informazioni e strategie attraverso chat, comunicando tra loro il numero di certificazioni negative rilasciate e realizzando una sorta di mappatura nazionale dei casi. Tra gli indagati figura anche l'infettivologo Nicola Cocco, noto per il suo impegno pubblico nel movimento contrario ai centri di permanenza per il rimpatrio.

 

Il manifesto sottolinea però come il sistema dei rimpatri coinvolga una catena lunga e articolata di soggetti diversi - forze dell'ordine, prefetture, questure, giudici, gestori privati delle strutture e personale sanitario - ciascuno sottoposto a obblighi differenti. Il medico, in particolare, non potrebbe essere equiparato a chi materialmente esegue il trattenimento: la sua funzione, ricorda l'inchiesta, è quella di introdurre un limite sanitario alla possibilità dello Stato di esercitare la coercizione su una persona, sulla base del Codice deontologico e dell'articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute.

 

Il titolo scelto dal manifesto per l'inchiesta - "i Cpr sono un inferno" - non sarebbe una formula giornalistica a effetto, ma il riferimento a una documentazione consolidata negli anni sulle condizioni materiali della detenzione amministrativa in Italia. Testimonianze raccolte da medici, avvocati, garanti dei diritti dei detenuti, parlamentari e operatori del settore descriverebbero da tempo situazioni di forte disagio nei centri, con episodi ricorrenti di autolesionismo, proteste e tentativi di suicidio tra le persone trattenute, a fronte di una quota limitata di rimpatri effettivamente eseguiti rispetto al totale di chi transita nelle strutture.

 

La vicenda giudiziaria di Ravenna ha riacceso il confronto politico sulla direttiva ministeriale del 2022, la cosiddetta direttiva Lamorgese, che disciplina l'obbligo della visita medica di idoneità prima o entro 24 ore dall'ingresso nei Cpr. Nelle settimane scorse il Viminale aveva inviato una circolare alle prefetture per accelerare le procedure di trattenimento, mentre in Parlamento sono state presentate proposte per eliminare l'obbligo della visita preventiva, spostando gli accertamenti sanitari a un momento successivo all'ingresso nella struttura.

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