Domenica 7 giugno 2026
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Crisi obbligazionaria globale in arrivo? L'allarme di un ex direttore FMI

Articolo · Redazione ·

Un ex alto dirigente del Fondo Monetario Internazionale lancia un nuovo allarme sulla tenuta dei mercati obbligazionari mondiali. Secondo quanto riporta Business Insider, l'economista Desmond Lachman — già vicedirettore del Dipartimento di sviluppo e revisione delle politiche dell'FMI, oggi ricercatore senior presso l'American Enterprise Institute — ha individuato segnali sempre più preoccupanti che indicano come Stati Uniti, Europa e Giappone si stiano avvicinando a una crisi del mercato dei titoli di Stato.

In un post pubblicato sul blog dell'AEI, Lachman parte da una constatazione: le finanze pubbliche di molte grandi economie si trovano su una traiettoria insostenibile. La domanda non è se questa insostenibilità sfocerà in una crisi, ma quando e come.

 

Sul fronte statunitense, l'economista sottolinea che circa 8.500 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americani — pari a circa il 30% del totale in circolazione — sono attualmente detenuti da investitori stranieri. Questa dipendenza dall'estero rende gli Stati Uniti vulnerabili: se gli investitori internazionali dovessero convincersi che Washington intende uscire dal proprio indebitamento attraverso l'inflazione, oppure "militarizzare" ulteriormente la politica finanziaria, potrebbe scatenarsi una crisi sul mercato dei titoli di Stato americani.

 

Ma il rischio non si ferma agli USA. "Tre delle quattro maggiori economie europee sono sommerse dai debiti", scrive Lachman. A differenza del 2010, quando la crisi del debito della zona euro aveva al centro Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, oggi le economie di cui preoccuparsi sono Francia, Italia e Regno Unito. Tutte e tre presentano un rapporto debito pubblico/PIL superiore al 100%, e ciascuna registra un deficit di bilancio di almeno il 5% del PIL. Francia e Italia, peraltro, si trovano in una condizione ulteriormente aggravata: vincolate all'euro, non dispongono di una politica monetaria e valutaria autonoma che potrebbe attutire gli effetti recessivi di eventuali manovre di risanamento.

 

Anche il Giappone appare in una situazione critica. Con un rapporto debito/PIL di circa il 230% e un deficit primario atteso, il paese è già sulla strada di una crisi obbligazionaria secondo Lachman. A rendere il quadro ancora più preoccupante è la forte vulnerabilità giapponese agli shock petroliferi legati alla guerra in Iran, che potrebbe spingere l'economia in recessione e peggiorare ulteriormente i conti pubblici, costringendo il governo a nuovi sussidi energetici. Il rendimento dei titoli di Stato decennali giapponesi è già salito dallo 0,75% al 2,5%, il livello più alto degli ultimi vent'anni.

 

Per Lachman, l'urgenza di interventi correttivi è massima. Il rischio più grave è quello del contagio: se la crisi dovesse scoppiare in uno solo di questi tre grandi blocchi economici, gli effetti si propagherebbero rapidamente agli altri. "L'urgenza della necessità di tali misure", scrive l'economista, "è sottolineata dal fatto che in ciascuna di queste tre grandi economie si stanno formando problemi sul mercato dei titoli di Stato, con potenziali effetti di contagio qualora la crisi dovesse materializzarsi in una di esse".

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