Venerdì 7 agosto 2026
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Dalla zonizzazione dei parchi un’idea per governare il turismo nelle città d’arte

Articolo · Gian Luigi Corinto ·

Per lungo tempo il turismo nelle città d’arte è stato considerato una risorsa da accrescere (quasi) senza limiti. Oggi gli effetti negativi sembrano troppi e difficili da governare. Sarebbe istruttivo guardare a un dispositivo apparentemente estraneo alla pianificazione turistica urbana: la zonizzazione delle aree protette e dei parchi. 

 

Nei parchi il territorio non viene considerato come uno spazio omogeneo, ma viene articolato in zone caratterizzate da diversi valori, livelli di vulnerabilità e regimi di accesso. La zonizzazione serve dunque a graduare la tutela e a rendere compatibili, entro determinati limiti, conservazione, fruizione e attività economiche. La legge quadro italiana sulle aree protette prevede infatti una differenziazione delle forme di uso, godimento e tutela del territorio.

 

Trasferito alla città d’arte, questo principio potrebbe suggerire una nuova forma di governo dei flussi turistici. Non si tratterebbe semplicemente di dividere lo spazio urbano in aree monumentali, commerciali o residenziali, ma di individuare diversi gradi di vulnerabilità e pressione turistica. Un luogo particolarmente fragile potrebbe richiedere accessi contingentati, prenotazioni, limitazioni per i gruppi organizzati e una regolazione degli eventi. Un’area già congestionata potrebbe essere sottratta a ulteriori concentrazioni ricettive e commerciali. Al contrario, quartieri dotati di servizi e collegamenti adeguati potrebbero accogliere itinerari alternativi, attività culturali e nuove forme di ospitalità.

 

La questione centrale non sarebbe quindi soltanto: “Quanti turisti può contenere la città?”. Occorrerebbe domandarsi: “Quali usi sono compatibili con ciascun luogo, in quale misura e in quali momenti?”. La capacità di carico non è infatti un dato esclusivamente numerico. Comprende la resistenza fisica dei monumenti, la qualità dell’esperienza, l’impatto ambientale, la sostenibilità economica e il rapporto tra visitatori e residenti. Le politiche internazionali sul turismo urbano hanno mostrato come il sovraffollamento debba essere affrontato attraverso strategie integrate di distribuzione dei flussi, regolazione degli accessi, mobilità e coinvolgimento delle comunità locali. 

 

Il parallelo con i parchi, tuttavia, non deve essere assunto in modo ingenuo. La città non è una riserva naturale e i suoi abitanti non possono essere trattati come semplici fruitori di un ambiente da conservare. Una città storica è uno spazio abitato, attraversato da conflitti, attività economiche, memorie e pratiche quotidiane. Il rischio di una zonizzazione turistica è quello di trasformare il centro storico in un museo a cielo aperto, proteggendone l’immagine ma svuotandolo della sua vita sociale.

 

La tutela, inoltre, potrebbe diventare uno strumento ambiguo. Limitare gli accessi ai monumenti senza intervenire sugli affitti brevi, sulla rendita immobiliare o sulla scomparsa dei servizi di prossimità significherebbe governare soltanto gli effetti più visibili del turismo, lasciando intatte le cause della trasformazione urbana. Per questo la zonizzazione dovrebbe essere collegata alle politiche abitative, alla mobilità, al commercio e alla fiscalità locale.

 

In tale prospettiva, il riferimento più adeguato non è tanto l’idea di una città separata in compartimenti, quanto quella di un paesaggio urbano storico composto da valori diversi e stratificati. La raccomandazione UNESCO sul Historic Urban Landscape invita a considerare il patrimonio urbano non come una collezione di monumenti isolati, ma come l’insieme delle relazioni tra ambiente, architettura, pratiche sociali e sviluppo contemporaneo. 

 

La zonizzazione potrebbe allora diventare una “zonizzazione della vulnerabilità, della fruizione e dell’abitabilità”. Essa dovrebbe individuare le aree di massima pressione, i luoghi di particolare fragilità patrimoniale, gli spazi prevalentemente residenziali, i nodi di transito e le zone in cui distribuire nuovi percorsi culturali. Il suo obiettivo non sarebbe semplicemente vietare, ma orientare. Ovvero, sottrarre alcuni luoghi alla saturazione, restituire centralità ai residenti e costruire un’offerta turistica più diffusa e meno dipendente dalle icone monumentali.

 

Il confronto con la pianificazione dei parchi, dunque, non è una forzatura  (i contesti ambientali e giuridici sono diversi) purché venga inteso come un trasferimento critico di metodo. Dalla zonizzazione ambientale si può trarre l’idea che territori diversi richiedano regole diverse; dalla città, invece, occorre conservare la consapevolezza che ogni tutela è inseparabile dalla vita sociale. Governare il turismo non significa congelare la città, ma stabilire le condizioni affinché il patrimonio continui a essere abitato, interpretato e condiviso.

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