Giovedì 4 giugno 2026
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I danni della non-informazione

Articolo · Vincenzo Donvito ·
Si e' tenuta lo scorso 22 settembre, quasi in contemporanea, una conferenza stampa a Trieste, Londra, Washington e San Paolo del Brasile, in cui 63 Accademie delle Scienze di altrettanti Paesi hanno presentato il loro appello all'Onu per un bando della clonazione umana (argomento che le Nazioni Unite devono dibattere nei prossimi giorni nella sesta commissione), ma lasciando spazio alla ricerca sulla clonazione terapeutica, cioe' l'uso di cellule staminali embrionali.
L'iniziativa e' di un certo spessore. C'e' la britannica Royal Society, l'Accademia delle Scienza degli Usa e l'Accademia di Francia, riuscendo a mettere insieme le Accademie di Paesi che generalmente non sono molto in sintonia, come Cuba, Israele, l'Autorita' Palestinese, Pakistan, India, Cina e Giappone: il potere unificante della ricerca scientifica sembra che sia proprio in grado dirompere le barriere piu' difficili.
Un rifiuto a firmare il documento, invece, c'e' stato da parte di Germania, Svizzera, Polonia, Slovenia, Spagna e da parte dell'Accademia pontificia del Vaticano. Al misterioso rifiuto di Spagna e Svizzera che hanno leggi (Spagna) che consentono l'uso di embrioni sovrannumerari, o proposte in tal senso (Svizzera) che sono sulla direttiva d'approvazione, fa specie l'ipocrisia della Germania che consente l'uso delle staminali embrionali solo dietro specifica autorizzazione (e alcuni scienziati le stanno gia' utilizzando), ed e' scontata la posizione del Vaticano, cosi' come a suo tempo si opponeva al sezionamento dei cadaveri.
Mentre l'assenza dell'Italia e' un classico, nel senso che la nostra Accademia dei Lincei non ha rifiutato di firmare, ma non ha neanche firmato, trincerandosi dietro la scusa che la sua assemblea plenaria che potrebbe decidere in materia si terra' solo a novembre. Siccome di questa iniziativa non e' da una settimana prima che se ne parlava e c'era gia' da tempo la scadenza del 29 agosto per aderire o meno, in tempo per l'incontro della commissione Onu che e' nei prossimi giorni, e' evidente che la nostra istituzione scientifica ha solo temporeggiato. Non solo per vedere come va a finire con la legge in materia che il Parlamento non ha ancora approvato, ma proprio perche' non prendere posizione e magari farlo quando si capisce che aria tira tra i vincenti del mondo, e' un classico della politica ad ogni livello del nostro Paese in qualunque contesto internazionale. Non si puo' dire che non ci sia coerenza.
Questa e' la realta' in cui ci si muove nel nostro Paese.
Ma non esserne informati ci appare un'aggravante. Infatti, con l'esclusione di una parte della stampa britannica e un quotidiano locale di Trieste, di questa iniziativa non c'e' stata traccia. Forse la notizia e l'argomento non erano interessanti? Ogni testata e' bene che decida da se' cosa puo' essere interessante o meno per i propri lettori. Da parte nostra non possiamo che sottolineare che questa assenza di informazione puo' solo dare un contributo all'approvazione di norme e leggi (com'e' quella in discussione nel nostro Parlamento) che, basandosi su presupposti ideologici e non scientifici, non aiutano la ricerca e le speranze di molti malati oggi ritenuti incurabili e che con le cellule staminali embrionali potrebbero non esserlo piu'.
E la risposta a questa nostra preoccupazione e' arrivata proprio in questi ultimi giorni, dove la "bagarre" parlamentare sulla legge che ci riguarda ne e' solo lo specchio istituzionale (nelle notizie di questa edizione del Notiziario, ci si puo' sbizzarrire ad informarsi). Cosa significa assenza di informazione e confronto ad ogni livello? Che chi deve decidere in Parlamento si sente a maggior ragione autorizzato a farlo non rispetto all'argomento che sta trattando, ma alle logiche del potere e della sua spartizione. Lo ha detto "papale papale" il sen. Francesco D'Onofrio ai suoi alleati della maggioranza: se non votate la legge sulla procreazione assistita cosi' com'e', in modo che non torni alla Camera e sia subito approvata, il mio gruppo politico non votera' per la legge Gasparri sul riassetto televisivo. Avrebbe detto cosi' -il sen. D'Onofrio- se nel Paese e sui mezzi d'informazione ci fosse stato un dibattito in merito? Crediamo di no, perche' il fiato sul collo e l'attenzione degli elettori non sono una cosa secondaria anche per il piu' arrogante dei politici.
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