Venerdì 5 giugno 2026
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Dehors e non solo. L’immobilismo complice del Comune di Firenze

Articolo · Stefano Fabbri ·
 Fermi.
Sorridete.

Clic!
La nuova normativa sui dehors, ovvero l’estroflessione dei locali dotati di tavolini (e non solo) fuori dalla porta d‘ingresso, è di fatto una foto dell’esistente.
Niente di più, forse poco di meno.
Il regolamento comunale varato dalla giunta ricalca del resto il protocollo sottoscritto dall’amministrazione con la Soprintendenza, dal quale già si capiva che non ci sarebbe stata crescita dei tavolini outdoor, ma neanche una loro sostanziale diminuzione.
Se ne sono accorti anche i comitati dei residenti del centro che hanno chiesto un incontro, lamentando di essere stati tagliati fuori dalle interlocuzioni che Palazzo Vecchio ha soprattutto avuto con le categorie.
È vero: aumentano a 60 le strade con divieto assoluto.
Ma la maggior parte di queste sono prive di attività commerciali a cui i dehors potrebbero servire, oppure hanno marciapiedi sui quali non potrebbe essere sistemata neanche una sedia.
Come se fossero state le leggi della fisica a dettare le scelte.
Ed è anche vero che le sanzioni per chi sgarra, non solo sui metri quadri concessi ma anche se si impiegano addetti in nero, sono salatissime.
Ma i comitati pongono anche la domanda, legittima e probabilmente forgiata dall’esperienza, sulla capacità di controllo di eventuali violazioni.
Del corposo disciplinare che divide in categorie le possibili soluzioni di tavoli all’esterno, da quelli sistemati sul selciato e rimossi a chiusura dei locali alle vere e proprie dependance impattanti come ville al mare, restano escluse quattro piazze. Signoria, Repubblica, Santa Maria Novella e Pitti.
Per loro c’è più tempo ed un percorso particolare per arrivare ad una regolamentazione.
Che, facile scommessa, avrà come esito qualcosa di molto simile alla situazione attuale.
Cioè ancora una fotografia dell’esistente, cristallizzato e codificato. Del resto questa visione sostanzialmente conservatrice è una cifra che si riscontra anche in altre scelte di Palazzo Vecchio.
Di sicuro è importantissimo e quasi rivoluzionario rispetto ad altre città, ma oggettivamente più facile, proibire il centro a qualche decina di risciò oppure non rinnovare la concessione per il rent dei monopattini elettrici.
Ma l’istantanea scattata ai dehors fiorentini ricorda molto quella sulla regolamentazione degli affitti turistici, o gli occhi socchiusi di fronte ai “cubi neri” e il contingentamento del numero di strutture ricettive e ristorazione.
Ovviamente salvo quelle che avevano ottenuto le necessarie autorizzazioni prima della norma. Anche se questo lo si scopre sempre dopo.
In fondo anche lo status quo è una scelta: quella di congelare la situazione che si è determinata durante le precedenti giunte - nei confronti delle quali la parola discontinuità suona come una bestemmia in chiesa – considerandola irrecuperabile e tentando la riduzione del danno.
Il tempo per pensare qualcosa di diverso e meno statico di una foto c’era, quello sospeso di pausa forzata dalla pandemia, ma non è stato usato.
Ora, forse, è davvero troppo tardi per farlo.
Resta quello di un selfie davanti ai dehors.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera  del 05/12/2025)


 
 
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