Ecuador: pescatori intrappolati tra cartelli della droga e raid aerei USA

Dalle coste della provincia di Manabí, sull'Oceano Pacifico, i pescherecci delle comunità di San Mateo e Jaramijo escono ogni mattina all'alba verso le acque profonde, carichi di speranza e di thunno e pesce spada da portare ai mercati locali. Ma quella distesa d'acqua, come riporta Reuters, nasconde oggi una doppia minaccia mortale per i pescatori ecuadoriani: da una parte i cartelli della droga che li estorcono a terra e in mare, dall'altra i raid aerei statunitensi condotti nell'ambito dell'Operazione Southern Spear.
Secondo Reuters, i cartelli hanno trasformato i piccoli porti della provincia di Manabí in un nodo centrale del traffico di cocaina verso il Nord America, e i pescatori locali — apprezzati per le loro capacità di navigazione — sono diventati un bersaglio privilegiato per il reclutamento forzato. La scelta imposta dalle organizzazioni criminali è spietata: trasportare droga in mare guadagnando in un solo viaggio più di quanto si guadagnerebbe in un anno di pesca lecita, oppure subire estorsioni, minacce e violenze. Diversi pescatori intervistati dall'agenzia hanno riferito di pescare di notte o di modificare le rotte per sfuggire ai controlli dei trafficanti. Uno di loro ha dichiarato di aver già pagato il pizzo quattro volte: in cambio, i narcos gli fornivano le coordinate del percorso autorizzato e lo istruivano a tenere le luci accese per non essere fermato di nuovo. Le imbarcazioni più piccole, che operano sotto costa, pagano tariffe inferiori e ricevono una sorta di lasciapassare da mostrare in caso di controllo.
Dall'altro lato, al largo, la violenza arriva senza preavviso. L'esercito statunitense, nell'ambito dell'Operazione Southern Spear — campagna anti-narcotici avviata a settembre 2025 su ordine del Segretario alla Difesa Pete Hegseth — ha distrutto 67 imbarcazioni e ucciso oltre 220 persone. Reuters riferisce che tre esperti di sicurezza consultati dall'agenzia hanno ritenuto quasi certo che gli Stati Uniti fossero responsabili anche di due attacchi non rivendicati che hanno colpito pescherecci della provincia di Manabí, uno dei quali — la Negra Francisca Duarte II — è stato centrato da un drone il 17 marzo mentre si trovava in mare con 16 uomini a bordo: l'imbarcazione ha preso fuoco e i membri dell'equipaggio si sono gettati in acqua. Un episodio analogo si è verificato nove giorni dopo con la Don Maca, della stessa regione. Almeno otto pescatori del peschereccio Fiorella risultano dispersi dal gennaio 2026, quando la barca è scomparsa in acque internazionali.
Il Washington Post ha riferito che alcuni di questi attacchi sarebbero riconducibili a un programma segreto della CIA. Il Dipartimento della Difesa ha dirottato le domande al Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM), che ha declinato ogni commento invocando "ragioni di sicurezza operativa e protezione delle forze". Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa non ha risposto alle richieste di commento di Reuters, e il ministero della difesa ha dichiarato che le informazioni sulle operazioni antidroga sono classificate.
Sul fronte dei risultati dichiarati, Stati Uniti ed Ecuador sostengono che le interdizioni in alto mare siano fondamentali per combattere i trafficanti: la Guardia Costiera americana ha annunciato il sequestro di 91.000 chili di cocaina e l'arresto di 160 presunti narcos fino ad aprile. Un'operazione congiunta della Guardia Costiera e della marina ecuadoriana ha recuperato a marzo 760 chili di cocaina da un peschereccio battente bandiera ecuadoriana — circa il 6% del totale sequestrato al largo dell'Ecuador nel primo semestre 2026.
Tuttavia, gli esperti mettono in dubbio l'efficacia di questa strategia. Michelle Maffei, ricercatrice di criminalità organizzata all'Università di Guayaquil, ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei carichi di cocaina continui comunque a transitare attraverso i grandi porti commerciali e non sulle piccole imbarcazioni da pesca. "Il fatto che stiano coinvolgendo sempre più pescatori, persone povere e vulnerabili non si fermerà certo lanciando bombe in mare", ha detto. Un ex funzionario della DEA interpellato da Reuters ha aggiunto: "Far saltare in aria queste barche non fermerà nulla". I trafficanti — ha spiegato Maffei — si limitano a sostituire chi viene ucciso o arrestato, perché "tutti sono sostituibili" nella filiera della cocaina.
Le famiglie dei pescatori vivono nell'angoscia. Maria Mero, moglie di un marinaio della Fiorella, ha raccontato che molti uomini hanno rinunciato a uscire in mare per paura sia dei trafficanti sia dei militari: "I pescatori ormai non vogliono più andare", ha detto.