Venerdì 16 ottobre 2026
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Emergenza casa. Occorre una terapia d’urto

Articolo · Stefano Fabbri ·

Città che vai, sfratti che trovi. Ormai non è più prerogativa dei grandi centri e dei loro Comuni vicini, o delle città a forte vocazione turistica. E a farlo emergere in modo drammatico non è solo l’effetto mediatico della vicenda di Maricarmen Abascal, l’ultraottantenne diventata simbolo della lotta contro gli sfratti a Madrid.

È di ieri la notizia che una Maricarmen fiorentina, una signora 94enne a cui era stata data la disdetta del contratto d’affitto, potrà restare nella casa in cui vive dalla fine degli anni 60. Ma chiuso un caso se ne apre un altro a Livorno: una donna invalida al cento per cento sarà sfrattata entro pochi giorni per fine locazione.

E a Carrara sono ben cinquanta le famiglie su cui pende la seria possibilità di non avere più la casa in cui vivono: anche qui la proprietà ha avviato la procedura per fine locazione. Intendiamoci, la pratica degli sfratti non è una novità.

Ma ciò che in questa fase la rende ancora più allarmante è che nessuno di questi casi riguarda quelli che erano i più frequenti, e cioè il ricorso a tale strumento per morosità. Quasi tutte le persone, diventate loro malgrado protagoniste di questa triste cronaca, pagavano regolarmente un canone. Ma alla fine del contratto di locazione non si cerca una forma di intesa: si ricorre allo sfratto, all’azzeramento della situazione.

Quale possa essere il futuro di quegli immobili non è noto: affitti turistici, o il suo ritorno sul mercato a prezzi sempre più lontani dalla vita reale e dalle possibilità economiche di una famiglia. La proprietà ha il diritto di farlo, rincorrendo quella che rischia di essere un’autentica bolla con un impatto enorme sul tessuto sociale di oggi e di domani. La legge lo consente.

 

Quello che però manca sono strumenti regolatori di un mercato che da solo non pare in grado di autodimensionarsi. Strumenti coercitivi come l’equo canone, mandato in pensione con la liberalizzazione del 1998, sono difficilmente replicabili. Ma sono poco utilizzate anche le strade di incentivazione di canoni sostenibili e ragionevolmente remunerativi, come la facilitazione della cedolare secca per i proprietari: un calcolo del canone basato sui parametri fissati dai patti territoriali a fronte di una tassazione del 10% (che alcune proposte tendono a ridurre al 5%) e ulteriori sconti sull’Imu se il canone è sotto la cifra massima applicabile. Niente da fare: è il mercato, bellezza. E tu non puoi farci niente.

A guidare una carica così generalizzata degli sfratti è spesso il miraggio di poter contare sull’affitto anche di una sola casa, spesso come voce principale del proprio reddito in un contesto sociale segnato dal lavoro che manca e da stipendi non più all’altezza del necessario potere d’acquisto. E ciò senza contare le imponenti manovre dei fondi finanziari e delle grandi imprese immobiliari. Per contrastare questa situazione, che non riguarda più solo alcune aree del Paese e tantomeno della Toscana, e che non sarà limitata nel tempo, c’è bisogno di una regìa centrale che consenta di intervenire con una terapia d’urto. Non ultima l’aumento dell’offerta con l’immissione rapida di nuovi alloggi sul mercato che solo un profondo rapporto pubblico-privato può assicurare.

 

(pubblicato su Corriere fiorentino- Crriere della Sera del 16/10/2026)

 

 

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