Firenze. La collina spianata per un parcheggio albergo di lusso

L’interrogativo resta nei secoli lo stesso. È nato prima l’uovo o la gallina? Sono nate prima le norme o chi le ha dettate? A leggere le dichiarazioni del capogruppo del Pd in Consiglio comunale Luca Milani si direbbe che l’uovo ha il primato: ci sono delle norme e a quelle dobbiamo attenerci. Anzi, criticare gli esiti dell’adeguamento alla «legge dell’uovo», da parte di cittadini e stampa, rischia di «screditare» le istituzioni. Parliamo della vicenda di uno degli hotel a cinque stelle sulla via Bolognese dove si è pensato bene di sostituire un’uliveta con una bella spianata-parcheggio in pieno stile Honecker, l’ex presidente della Repubblica democratica tedesca, «compasso d’oro» dell’architettura tra le peggiori che esistano sul globo terracqueo, adottata stavolta sulle colline di Firenze.
Tralasciando l’entusiastica valutazione dell’assessore all’urbanistica Caterina Biti, secondo la quale l’intervento ha aumentato il «decoro» dell’area — e tralasciamo pure il concetto di decoroso legato a un intervento urbanistico simile — sono le affermazioni di Milani a suggerire qualche riflessione più generale attorno alla vexata quaestio dell’uovo e della gallina. Dunque, il ragionamento del capogruppo Pd, chiamato ad interpretare il sentimento del più importante partito del governo, è quello per cui se le norme e le autorizzazioni prevedono determinate possibilità, come la trasformazione di un’uliveta in un parcheggio, poco altro si può fare. E ancora meno protestare, come i residenti, perché questo può «screditare» tali decisioni e le istituzioni che le hannoprese . E altro non si può, se non esprimere rispetto. Il che, dal punto di vista istituzionale, è un apprezzabile punto di vista. Ma, per quanto riguarda chi ha responsabilità politiche, stride non poco con il diritto alla critica e, soprattutto, con la mancata risposta a una domanda.
Fatte salve le spesso difficilmente comprensibili decisioni di organi statali, come le soprintendenze, l’apparato normativo dell’autorità locale, il Comune per intenderci, è stato solo erede acritico delle norme esistenti? Oppure si è posto il problema di verificare, ed eventualmente modificare, le direttive precedenti in tempo utile? È normale che chi ha responsabilità di indirizzo delle politiche cittadine teorizzi la subordinazione a ciò che decidono «gli uffici», che peraltro dovrebbero agire in base alle decisioni istituzionalmente concrete della politica e non viceversa? C’è una bellissima scena dell’antico film Fuga di mezzanotte in cui, in un carcere turco, tutto va in crisi perché uno dei detenuti decide di camminare nel senso inverso a cui tutti gli altri procedono in circolo. Chi ha deciso che quella della moltitudine di disperati era la direzione giusta? Boh? Si fa perché si è sempre fatto così. Spiegazione ben poco convincente. Ed è ancora meno convincente il fatto che norme e direttive inadeguate non solo vengano seguite senza alcun cenno di dissenso. Ma che, nei limiti dei propri poteri, non ci si batta perché vengano cambiate prima del loro discutibile esito.
(Pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 07/10/2026)