Mercoledì 7 ottobre 2026
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L’Europa non dipende più dal gas russo, ma l’autonomia energetica è lontana

Articolo · Redazione ·

A Bruxelles d’inverno fa un freddo maledetto. Nel Paese sede delle istituzioni europee, il riscaldamento casalingo a elettricità costa quattro volte in più di quello a gas, che però ad oggi inquina di più e ci rende dipendenti da Paesi terzi. La Commissione da mesi – almeno dallo scoppio della guerra israelo-americana contro l’Iran – come Cassandra ha chiesto ai governi di non tassare l’elettricità più del gas. Al momento il suo appello è inascoltato.


Il 22 settembre, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha pubblicato un rapporto in cui sostiene che la risposta agli shock energetici è puntare sull’energia elettrica. L’Europa è la parte del mondo che, pur avendo più potenziale di elettrizzazione, lo sfrutta meno. Nelle ultime due settimane la Commissione ha recapitato ventisette letterine. Natale è lontano, non sono liste dei desideri ma procedure d’infrazione. Diciotto Stati non hanno recepito le nuove regole sul mercato elettrico che permettono ai cittadini di scegliere liberamente il proprio fornitore e di condividere l’energia che producono.

C’è però un però. Non tutto si può elettrificare. Anche sfruttando tutto il potenziale delle reti, la maggior parte dei consumi resterebbe legata ai combustibili: il calore ad alta temperatura dell’industria pesante, i camion, le navi, gli aerei, la chimica che usa il gas come materia prima. E l’elettricità stessa, per metà giornata, è prodotta ancora da una centrale a gas. Per questa parte serve ragionare su altro: biometano, idrogeno prodotto con energia pulita, nucleare.

 

L’Ue ha provato a regolare questo aspetto tramite la direttiva sull’idrogeno e i gas decarbonizzati, il regolamento che dovrebbe far entrare nelle nostre reti i gas che un giorno prenderanno il posto del metano. Andava recepita entro agosto, ma a fine settembre l’aveva trasposta un solo paese su ventisette: inaspettatamente, l’Italia.

 

A gennaio si apriranno le prime aste dell’Ets2, il mercato del carbonio che dal 2028 farà pagare le emissioni di CO₂ ai fornitori di combustibili, e quindi alle famiglie tramite prezzi maggiorati. Di fatto, l’Europa impone un sovraprezzo sul gas prima di aver reso conveniente l’alternativa: chi ha una caldaia, dove l’elettricità costa quattro volte il gas, non la cambierà ma pagherà di più. Il gas deve comunque arrivare da qualche parte.

 

Quello russo uscirà definitivamente dal mercato europeo in autunno del 2027, e al suo posto arriverà soprattutto gas liquefatto americano, che già fluisce nelle nostre pipeline per il 63 per cento. A un prezzo che però decide solo in parte Washington: le dinamiche geopolitiche legate allo stretto di Hormuz, che da mesi stringe in una morsa il mercato mondiale, avranno un peso fondamentale. Non abbiamo eliminato la dipendenza dalla Russia, ma l’abbiamo trasferita agli Stati Uniti, chiamandola diversificazione.

 

C’è poi un’altra dipendenza, meno visibile. Per elettrificare servono pompe di calore, batterie, pannelli solari, turbine. Le pompe di calore l’Europa le sa costruire, ma tutto il resto, e soprattutto i minerali critici e le terre rare con cui si fanno magneti e batterie, arriva in larga parte dalla Cina. Pechino ha già limitato l’export di terre rare una volta, e la sospensione di queste restrizioni scade a novembre.

 

L’8 e il 9 ottobre il commissario al Commercio Maroš Šefčovič sarà a Pechino a chiedere garanzie. Parigi e Berlino pressano il Commissiario, chiedendo a gran voce uno strumento che consenta ritorsioni repentine contro la Cina, nel caso in cui il dragone non accettasse i termini della Commissione o dovesse imporre nuove restrizioni. Ci troviamo quindi a minacciare di chiudere la porta a chi ci garantisce gli strumenti per ridurre la nostra dipendenza tossica dal gas.

 

Il 15 e 16 ottobre i leader europei si riuniranno a Bruxelles per decidere se le garanzie ottenute da Pechino bastano. Sul tavolo ci sarà una scelta obbligata tra dipendenze. Il gas russo proviene da un paese che minaccia e porta avanti guerra alle nostre porte, quindi è da escludere. Il gas americano invece viene fornito da un alleato che ci odia e che usa i dazi come leva. Il prezzo di quel gas, deciso in uno stretto che l’Iran e i suoi proxy possono chiudere a piacimento.

 

Le terre rare e le componenti per l’elettrificazione sono possedute dalla Cina che le ha già usate come una clava in passato. Aprire nessuna di queste porte è un’operazione sicura, perché dietro di esse si nascondono i mostri che fino ad oggi ci siamo rifiutati di affrontare. L’unica energia che nessuno può negarci è quella che produrremmo in casa: il nucleare, il biometano, l’idrogeno fatto con elettricità europea.

 

Nessuna di queste fonti ci rende del tutto indipendenti, ma ognuna avvicina il rubinetto a casa nostra. È la strada più lenta, ed è l’unica che non dipende dalla buona volontà di qualcun altro. A Bruxelles e in tutta Europa, intanto, l’inverno sta arrivando.

 

(Edoardo Arcidiacono su Linkiesta Europea deò 07/10/2026)

 

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