Fentanyl, quando una droga diventa una questione geopolitica
Il fentanyl non è solo una tragedia sanitaria americana: è anche un dossier strategico globale. Dalla produzione chimica cinese alle rotte messicane e canadesi verso gli Stati Uniti, la “droga degli zombie” è diventata un terreno di confronto tra Washington e Pechino.
“La religione è l’oppio dei popoli” è una delle affermazioni più citate di Karl Marx (Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, 1844). Sebbene inesatta, Ennio Flaiano la riprese, rovesciandola, in uno dei suoi più sulfurei aforismi: “L’oppio è ormai la religione dei popoli” (Don’t Forget, 1967-1972).
Ora, ovviamente si possono avere opinioni diverse sulla religione concepita come un conforto illusorio che allevia le pene del proletariato oppresso dal capitalismo. Ma la battuta dello scrittore abruzzese, spogliata della sua proverbiale e graffiante ironia, coglie nel segno, perché allude alla duplice natura (benefica e malefica) di un farmaco che più di ogni altro ha influenzato la storia della medicina, che è storia dell’eterna lotta degli esseri umani contro la malattia, il dolore, la sofferenza.
Si pensi al fentanyl, uno dei più potenti analgesici oggi in circolazione, usato nelle sale operatorie e nei reparti di terapia intensiva. Scoperto dal medico belga Paul Janssen nel 1960, a differenza della cocaina o dell’eroina non ha bisogno di piantagioni in cui coltivare ed essiccare una pianta.
Quest’oppioide, capace di infondere un senso di benessere profondo, può essere sintetizzato in laboratori clandestini grandi come una stanza da letto, camuffabili anche all’interno di stabilimenti industriali legali. La sua estrema versatilità chimica, inoltre, lo rende una sostanza da taglio perfetta per confezionare qualsiasi tipo di droga.
Il suo consumo di massa in America si è così trasformato in una tragedia, causando decine di migliaia di morti ogni anno. L’overdose di fentanyl, infatti, “spegne” in un istante le aree del cervello che regolano la respirazione, determinando una riduzione drastica della frequenza e dei volumi respiratori.
Con le sue oltre quattrocentomila aziende chimiche, la Cina non ha avuto difficoltà a imporsi come Paese leader nella produzione e distribuzione dei “fentanili” (fentanyl e suoi omologhi). Attraverso un imponente network commerciale, ingenti quantità di fentanili nell’ultimo decennio hanno cominciato a fare rotta verso l’America, l’Australia e l’Europa, nascoste in navi cargo cariche di merci di ogni genere.
Una questione sanitaria è perciò diventata una questione geopolitica, al centro della sfida tra le due principali potenze planetarie che coinvolge Messico e Canada (principali vie di transito del fentanyl negli Stati Uniti).
Salvo ripensamenti dell’ultima ora, il 14 e 15 maggio Donald Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping. Si tratta della prima visita di un presidente degli Stati Uniti in Cina da dieci anni. Al centro dell’incontro ci sarà ovviamente la crisi in Medio Oriente, e la ricerca di una sua soluzione grazie anche ai buoni uffici del dragone rosso.
Ma, insieme alla guerra (visibile) contro l’Iran, è probabile che venga affrontata nel corso dei colloqui tra i due anche la guerra (invisibile) contro il fentanyl.
La partita dei rapporti tra le due principali potenze planetarie, insomma, si gioca anche sul tavolo della cosiddetta “droga degli zombie”.
(Michele Magno su Inoltre del 10/05/2026)