Giovedì 4 giugno 2026
Menu

Fuga da Firenze. ALLA FINE CHI SALIRA’ SUL TRAM?

Articolo · Stefano Fabbri ·
 L’apertura di un nuovo ristorante in centro storico a Firenze, con buona pace delle norme di contenimento che evidentemente valgono come gli spiritosi cartelli che, ingialliti dal tempo, nei bar avvisano che «si fa a credito domani», rischia ormai di far notizia come un cane che morde un uomo e non il suo leggendario contrario. Però se la nuova apertura avviene in piazza Pitti, nello storico palazzo che ospitava la scomparsa Banca Toscana, non può passare inosservata.

Perché dentro c’è un po’ tutto: la crescita del «mangificio», che per quanto eccellente potrà essere la qualità promessa da un nome importante della ristorazione, non scalfisce la regola aurea per cui se si apre qualcosa non può essere che un posto dove si mangia o si beve o si dorme; c’è il segno visibile di quel processo che ha da tempo colato a picco i servizi, come gli sportelli bancari; c’è la domanda retorica su chi può permettersi di vivere a Firenze, assieme a quella dalla risposta non meno scontata. A chi sarà riservato il centro di una città che non è adeguata né per poveri, né per i ricchi veri, ma neppure per quello che fu il ceto medio? E questo sia che si tratti di residenti che di turisti, entrambi sempre più vicini alla porta della marginalità. Un buon metro di misura potrebbe essere, per esempio, quello che spinge ad immaginare chi saranno i viaggiatori della tramvia una volta completata.

Il sistema dei trasporti è un discreto osservatorio per capire una città e, al momento, la foto scattata a bordo ritrae tanti stranieri mossi dal bisogno, molti turisti, parecchi anziani . Un paradigma credibile anche per la città del futuro che già adesso si interroga sui motivi per i quali si debba vivere a Firenze.

Pochi, se si pensa alle parole di Paola Monticelli, che dopo oltre 20 anni ha deciso di lasciare la città del sogno, della meraviglia e del suo nuovo lavoro. Un buon lavoro, ma che a Firenze non le ha consentito altro che 27 metri quadrati, blatte incluse, a 650 euro al mese. Con la stessa cifra comprerà una casa con giardino a Brescia. Non ci saranno Brunelleschi e Michelangelo, ma forse una vita fuori dalle quinte di Disneyland. Diciamoci la verità: Paola, come tanti altri, l’abbiamo cacciata.

Abbiamo fatto in modo che non avesse più margini per almeno sopravvivere cocciutamente a Firenze. Le abbiamo preferito — a lei ma pure a chi qui ci è nato — il miraggio di diventare tutti rotelle nell’ingranaggio di una rendita di posizione che oggi cigola, di tentare l’imboscata a colpi di tre euro per una bottiglietta d’acqua, o 20 per una pastasciutta che poi ci lamentiamo se qualcuno la divide in due da consumare su un marciapiede, tanto ormai è già bisunto dalle cartacce delle schiacciate.

Non dobbiamo meravigliarci se qualcuno si porta il cestino da casa, come a un pic-nic (ma d’altra parte in un parco, per quanto a tema, perché no?) o va a dormire pagando un terzo dei costi fiorentini a 30 o 40 chilometri di distanza. Sta succedendo una cosa importante: i turisti non ne possono più di noi, però non rinunciano e si adeguano. Ma il problema è che ormai questa respingenza di cui si è dimostrata capace Firenze non riguarda solo i «forestieri». Ma tutti noi, che non abbiamo neanche una Brescia in cui rifugiarci.

(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 10/08/2025)
 
 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →