Giovedì 4 giugno 2026
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Generazioni. Una città specchio dell’altra. Genova e Firenze

Articolo · Stefano Fabbri ·

I boomer ricorderanno di certo una trasmissione della Rai, nel pleistocene dell’etere, che si chiamava «Per voi giovani». Bella musica, interventi intelligenti, e ospiti a profusione. Ma soprattutto quel titolo era una promessa di esclusività. Ciò che usciva dai microfoni era destinato a un pubblico di teenager o poco più grandi. Prima della nascita delle radio libere, la corazzata comunicativa statale cercava di parlare direttamente ai giovani. Ci sono sempre buoni motivi per farlo, soprattutto allora poiché nel decennio dei 70 (la trasmissione chiuse i battenti nel 1976) la percentuale di cittadini under 20 era di oltre il 30%. Oggi è appena sopra il 17%.

 

Comunque sia, i tentativi di questo dialogo hanno attraversato l’ultimo mezzo secolo con fortune alterne e oggi si sente il bisogno di rilanciarli. È da leggere in questa chiave l’iniziativa della sindaca di Genova Silvia Salis che ha fatto ballare una piazza con Charlotte de Witte e quella annunciata da Sara Funaro, sindaca di Firenze, che ha fatto sapere dall’edizione fiorentina de la Repubblica di pensare a un evento con il musicista statunitense Moby, nell’ottica di una città sempre più a misura di giovani. È una notizia positiva, nonostante Moby abbia 60 anni, circa il doppio della de Witte, ed è più noto a chi era giovane negli anni Ottanta e Novanta, ma è inutile sottilizzare.

 

Quello che convince un po’ meno è che si possa immaginare una città per giovani, senza pensare che le loro esigenze primarie coincidono paradossalmente con quelle della fascia anziana, più o meno dell’età di Moby. E cioè vivere e abitare in autonomia senza essere torchiati da affitti da capogiro, con servizi che ne colgano la rispettiva fragilità e con redditi che non sfiorino pericolosamente la soglia di povertà. L’indagine condotta da Spi Cgil, Caritas e Voilab sulla popolazione «d’argento» nell’area fiorentina indica che il 68% vive in situazione di deprivazione materiale e sociale, che il 76% di chi vive solo può contare su 800 euro al mese e che il 27% rinuncia alle cure sanitarie per i loro costi. È un identikit così diverso da quello di chi ha meno di 30 anni? Unica differenza forse apprezzabile è che un anziano su due vive in una casa di proprietà, frutto di una vita di lavoro che i giovani non hanno ancora potuto raccogliere (e chissà se lo potranno fare), anche se tra chi è in affitto il peso del canone per un âgé su quattro è insostenibile, come per chi ha molte meno primavere.

 

In realtà si tratta di due generazioni che si specchiano, e di fronte alle quali può avere poco senso immaginare una città per l’una o per l’altra a colpi alternati di acceleratore, mentre i denominatori comuni delle loro criticità sono spesso sovrapponibili. La prova del nove sta proprio nelle linee guida dell’Eu Youth Test, il «misuratore» dell’adeguatezza e rilevanza delle politiche nei confronti dei giovani, che la sindaca Funaro, come altri suoi colleghi, vuole utilizzare. I primi indici della valutazione riguardano l’accesso all’alimentazione e alle cure mediche, ad abitazioni adeguate e convenienti, alle infrastrutture, alla qualità dell’ambiente, alla vita indipendente, eccetera.

 

Tutti parametri indicati come «bisogni umani di base» e come tali utili a scandagliare il grado di impatto delle politiche su ogni fascia di età, una per una. Ovvero per quasi tutte: dalla generazione X agli ormai vecchi fan di Moby.

 

(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 21/04/2026)

 

 

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