Mercoledì 5 agosto 2026
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Giornata vittime giustizia. Il 17 giugno in ricordo di Enzo Tortora. La figlia Gaia alla sinistra che si astiene: 'fate pena'

Articolo · Redazione ·

Ci sono votazioni  parlamentari tari che approvano una legge. E poi ce ne sono alcune che segnano un cambio di passo nella coscienza di un Paese. Quella di ieri appartiene a questa seconda categoria. Con 178 voti favorevoli e nessun voto contrario, la Camera dei deputati ha approvato la proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari. 

Il testo passerà ora al Senato, ma il suo valore simbolico è già enorme. 

Per la prima volta la Repubblica riconosce ufficialmente che gli errori giudiziari esistono, lasciano ferite profonde e meritano memoria, riflessione e impegno. Il 17 giugno, anniversario dell'arresto di Enzo Tortora, non ricorderà soltanto uno dei più gravi errori della storia giudiziaria italiana. Diventerà il giorno di tutte le vittime della malagiustizia, di chi ha perso anni di libertà, lavoro, famiglia e reputazione, spesso assolto quando ormai il danno era irreparabile. Perché una sentenza può restituire la libertà, ma non cancella il dolore né restituisce il tempo perduto. 

Questa giornata non è contro la magistratura. È un atto di fiducia nella giustizia autentica, quella che ha il coraggio di riconoscere i propri errori per evitarli in futuro. Uno Stato è forte quando non nasconde le proprie fragilità, ma le affronta con trasparenza e responsabilità. Per questo va dato merito alle forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento. Hanno dimostrato che il garantismo non appartiene a una parte politica, ma rappresenta uno dei fondamenti dello Stato di diritto. 

Resta invece la scelta di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno preferito astenersi. Una decisione incomprensibile davanti a una giornata dedicata esclusivamente alla memoria delle vittime degli errori giudiziari. Non sorprende, quindi, la durissima reazione di Gaia Tortora, che ha definito quella scelta “incommentabile, fate pena”. Parole che nascono da una storia familiare che è diventata  patrimonio civile dell’intera nazione.

Ma ieri è stato soprattutto il giorno di chi non si è arreso. Delle associazioni, degli avvocati, dei giornalisti, dei cittadini e delle tante vittime che hanno trasformato il proprio dolore in una battaglia di civiltà, contribuendo anche alla recente stagione referendaria sulla giustizia. Proprio a loro, oggi, deve guardare la politica. Le forze autenticamente garantiste abbiano il coraggio di portare in Parlamento alcune di queste donne e di questi uomini. Chi ha conosciuto sulla propria pelle un errore giudiziario può offrire un contributo prezioso nel costruire riforme più giuste, più equilibrate e più umane. E lo stesso coraggio va riconosciuto a quei magistrati che hanno denunciato le degenerazioni correntizie e le distorsioni del sistema, difendendo l'indipendenza della magistratura con il senso dello Stato e non con logiche corporative. La giustizia si riforma ascoltando chi ha sofferto, chi l'ha servita con onestà e chi continua a credere che garantismo e legalità siano due facce della stessa medaglia. Il 17 giugno non sarà più soltanto il giorno dell'arresto di Enzo Tortora. Sarà il giorno della memoria, della dignità e della libertà. Il giorno in cui la Repubblica ricorderà che nessuna giustizia può dirsi davvero giusta se dimentica le proprie vittime.

 

(Gabriele Elia su Il Riformista)

 

 

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