Half Earth: la proposta di Edward O. Wilson per salvare la biodiversità

Di fronte alla crisi climatica e all’estinzione di massa delle specie, la comunità scientifica cerca soluzioni (radicali?). Tra queste spicca la teoria del Half-Earth (Metà Terra), formulata dal biologo americano Edward O. Wilson (1929–2021), padre della biogeografia insulare. Nel suo libro Half-Earth: Our Planet’s Fight for Life (2016), Wilson sostiene che destinare almeno il 50% della superficie terrestre e marina a riserve naturali interconnesse sia la soglia minima per garantire la conservazione della biodiversità globale e la stabilità degli ecosistemi.
La proposta si basa su un principio ecologico fondamentale misurabile, ovvero la relazione tra superficie di un’area e numero di specie ospitate. Secondo Wilson, se un habitat si riduce, il numero di specie che può sostenere diminuisce approssimativamente con la radice “quarta” (doppia radice quadrata) dell’area. Di conseguenza, preservare il 50% del territorio originale permette di salvaguardare circa l’80% delle specie viventi. Superata questa soglia, la biosfera entrerebbe in una “zona di sicurezza”, riducendo il rischio di collassi ecologici irreversibili.
Il progetto Half-Earth non è solo un’idea teorica, ma ha un piano operativo. La E.O. Wilson Biodiversity Foundation ha sviluppato strumenti digitali, come mappe ad alta risoluzione (1 km) della ricchezza e rarità delle specie, per aiutare i decisori politici a identificare le aree prioritarie da proteggere. L’obiettivo finale resta il 50%, ma viene riconosciuto un traguardo intermedio del 30% entro il 2030, in linea con le strategie dell’Unione europea e le raccomandazioni dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
La visione di Wilson ha ispirato movimenti globali come Nature Needs Half e ha contribuito all’approvazione, nel 2024, della Motion 101 dell’IUCN, che chiede la protezione del 50% di terre e mari. Diversi critici sottolineano i possibili conflitti con le comunità indigene e locali, ma i sostenitori replicano che la proposta può essere attuata in modo inclusivo, integrando aree protette con forme di uso sostenibile del territorio.
In un’epoca di antropizzazione crescente, la sfida del Half-Earth invita a ripensare il rapporto tra umanità e natura. Non si tratta di escludere l’uomo dalla Terra, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza dipende dalla capacità di lasciare spazio alla vita selvatica. Insomma, dice Wilson, proteggere metà del pianeta è l’unico modo per salvare il nostro futuro.
Se Wilson ha ragione, l’idea di piantare tre alberi in una piazza cittadina è solo estetica funzionale a una propaganda politica maligna.