Giovedì 24 settembre 2026
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Energia nucleare. Il sogno nel cassetto. I consumatori pagano

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

Forse, se gli elettori italiani non avessero bocciato l’opzione nucleare ben due volte con referendum (1987 e 2011), non avremmo la legge approvata l’altro giorno che rappresenta un sogno nel cassetto dei legislatori… che a spese dei contribuenti hanno stilato una sorta di manifesto di propaganda, ideologico quanto irrealizzabile anche per coloro che si ritengono razionali.

 

Rispetto all’importanza fondamentale quanto strategica di una politica energetica che faccia uscire l’Italia dalla dipendenza, è importante che le decisioni di merito siano conseguenza di un bagno nella realtà di centrali che potrebbero diventare molto costose e operative in un tempo indefinito in cui non si sa come i consumatori potrebbero approvvigionarsi senza un bagno di soldi. A Hinkley Point C (Uk), per esempio, il costo previsto è salito da 18 a oltre 35 miliardi di sterline, e l’avvio è slittato dal 2025 al 2029-2030; in Usa, l’impianto di Vogtle, entrato in funzione nel 2024, ha avuto sette anni di ritardo e un costo (36,8 miliardi di dollari) più del doppio della stima iniziale.

 

Considerato che le energie rinnovabili costano fino al 53% in meno di quelle nucleari, ne vale la pena?

Inoltre nessuna regione e nessun comune italiano, amministrati da destra o sinistra che siano, è disposto ad ospitare una centrale nucleare. Tant’è che in 4 anni il governo, e dal 1990 quando fu chiusa l’ultima delle quattro centrali che erano operative in Italia, non è stato realizzato, per l’opposizione di tutti i Comuni delle aree individuate, il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi dell’epoca (si “stima” che potrebbe esserci per il 2041). 

Lato finanziamenti, chi paga? Vista la scarsa quanto inesistente remunerazione di impianti del genere, che non attrarrebbero fondi privati, oltre alla distrazione di  fondi dalle rinnovabili (per il taglio sulle accise dei carburanti il governo ha attinto fondi dimezzando gli stanziamenti, da 78,3 a 38,3 milioni dei fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta, che dovrebbero diventare i poli italiani dell’eolico), paga lo Stato, cioè i contribuenti… con l’aumento delle bollette?

 

La prospettiva è quindi di un definanziamento delle energie rinnovabili, ulteriori aumenti delle bollette per i consumatori, “guerra” con le amministrazioni per i siti in cui costruire le centrali e stoccare i rifiuti, financo imposizione “manu militari”.

 

E questo sarebbe il piano strategico per un’autonomia energetica?

 

Qui un approfondimento

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

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