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Libertà di stampa in calo nel mondo. ‘L’odio verso i giornalisti è degenerato in violenza”. RSF
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Articolo di Redazione
18 aprile 2019 12:46
 
"L’odio verso i giornalisti è degenerato in violenza”, scrive Reporters sans Frontières (RSF) nel suo rapporto 2019 sulla libertà di stampa nel mondo, pubblicato oggi 18 aprile. Sul mappamondo, solo il 24% dei 180 Paesi e territori presi in considerazione indicano una situazione “buona” o “piuttosto buona” per la libertà di stampa, rispetto al 26% del 2018.
Dopo essersi rafforzata negli ultimi anni, “l’ostilità nei confronti dei giornalisti, in pratica l’odio, rilevata in diversi Paesi da parte dei dirigenti politici, ha finito per suscitare il passaggio ad azioni più gravi e più frequenti”, stima RSF in un comunicato. L’ONG constata “una crescita dei pericoli e, di fatto, un livello di paura inedito in alcuni contesti” per i giornalisti. Le molestie, le minacce di morte, gli arresti arbitrari sono sempre più parte del “rischio del mestiere”.
RSF fa questa classifica rilevando le violenze commesse contro i giornalisti e mettendo insieme le segnalazioni dei giornalisti stessi, dei giuristi, e di ricercatori di tutto il mondo. L’ONG valuta in ogni territorio il pluralismo, l’indipendenza dei media, il contesto e l’autocensura, l’ambito legale, la trasparenza e la qualità delle infrastrutture che sostengono la produzione dell’informazione.
Gli Stati Uniti perdono tre posizioni
Negli Usa (48ma, un calo di 3 posizioni), un clima sempre più ostile si è installato: “Mai i giornalisti americani avevano avuto a che fare con così tante minacce di morte”, e mai erano dovuti ricorrere “ad imprese private per garantirsi la propria sicurezza”, sottolinea RSF. A giugno, quattro giornalisti ed un impiegato del Maryland, che lavoravano al giornale Capital Gazete, sono stati uccisi durante una sparatoria.
In Brasile (105ma, un calo di 3 posizioni), la campagna presidenziale incentrata “su discorsi di odio” e di disinformazione, “inaugura un periodo scuro per la democrazia e la libertà di stampa”, secondo l’ONG. In coda alla classifica, il Turkmenistan prende il posto della Corea del Nord: la maggior parte dei media sono controllati dallo Stato, gli ultimi corrispondenti clandestini dei media in esilio, sono “implacabilmente perseguitati”.
In Vietnam come in Cina, la stampa ufficiale controlla i dibattiti politici e decine di giornalisti, professionisti o meno, dormono dietro le sbarre. Il “contro-modello” cinese, “basato su una sorveglianza ed una manipolazione orwelliana dell’informazione grazie alle nuove tecnologie, è pertanto molto più allarmante nel momento in cui Pechino esporta il proprio modello repressivo fuori delle sue frontiere”.
“I Paesi laboratorio del controllo dell’informazione sono sempre più numerosi”, dice Christophe Deloire, segretario generale di RSF. “C’è un’urgenza. C’è bisogno di un sussulto da parte dei modelli democratici. Altrimenti questi contro-modelli prospereranno e si moltiplicheranno”.
Il pluralismo della stampa “resiste sempre meno alle logiche di concentrazione commerciale e agli interessi commerciali”, come accade in Giappone (67ma) o in Australia (21ma).
Un clima minaccioso in Europa
L’Europa è, in linea di principio, la zona più sicura. Ma i giornalisti “devono oggi far fronte ad alcuni minacciosi focolai”, dice RSF: assassinii a Malta, in Slovenia e Bulgaria, attacchi verbali e fisici in Serbia e Montenegro, o un inedito livello di violenze nell’ambito delle manifestazioni dei “gilet gialli” in Francia (32ma, avanzata di 1 posizione) da parte dei poliziotti come dei manifestanti.
Il rapporto 2019 è allarmante, ma alcuni Paesi continuano a mostrare la via, come la Norvegia, che resta in testa alla classifica, la Finlandia (2) o il Costa Rica (10ma), un caso a parte sul continente americano dove i giornalisti possono lavorare serenamente.
Altri Paesi hanno anche cambiato posizione in occasione di cambiamenti nei propri regimi. In Malaysia (123ma, +22 posizioni), alle Maldive (98ma, +22 posizioni), in Etiopia (110, +40 posizioni) o in Gambia (92ma, +30 posizioni), l’arrivo di nuovi governi ha fatto soffiare un vento di libertà sulla stampa.
“La difesa della libertà di stampa e della affidabilità dell’informazione deve diventare un aspetto importante per i cittadini, qualunque cosa essi pensino dei giornalisti, qualunque siano le critiche”, sottolinea Christophe Deloire.


(elaborazione da un lancio dell’agenzia France Press –AFP- del 18/04/2019)
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